Mauro Pagani: i professionisti della musica devono essere pagati – i talent? “palestrati” della musica.


Mauro Pagani ex PFM (Premiata Fonderia Marconi), polistrumentista e arrangiatore, sarà il direttore musicale del Festival di Sanremo. L’anno scorso ha accompagnato, come direttore d’orchestra e produttore del nuovo album, Arisa in gara con La Notte. In una recente intervista aveva dichiarato di andare cauto ad accettare nuove produzioni, non solo per la crisi ma perché i budget investiti sono sempre più ristretti e orientati a progetti che abbiano già un minimo di autopromozione, cioè che sgravino un po’ dei costi sulla fase più economicamente impegnativa del lavoro del discografico. A proposito del Web come messo divulgativo della musica ha detto “Molti mi citano il Web come nuovo eldorado per giovani musicisti. Io dico che può essere un aiuto importante, ma prima di tutto bisogna trovare il modo di far capire alla gente che il lavoro di musicista deve essere pagato. Non si tratta di diventare ricchi ma di potersi permettere di continuare a fare questo lavoro. Il che non è presente nella mentalità di chi considera normale scambiarsi musica (ma vale anche per film e altri prodotti della creatività) gratis su Internet. Accedere gratuitamente a fette di conoscenza, di cultura, di creatività è certo qualcosa che fa gola. Ma quella in atto è finta democratizzazione della cultura. Chi fa musica investe tempo, fatica, impegno per studiare, scrivere, arrangiare, andare sul palco, senza mai fermarsi. Il musicista mette la sua vita nelle note che produce, le sue emozioni, le esperienze, davvero si mette a nudo. Passino i dopolavoristi che fanno musica per divertirsi, ma chi affronta questo percorso come professionista ha diritto di essere pagato. L’ideale sarebbe che chi ascolta gratis sul Web qualcosa di interessante poi lo acquisti a prezzi ragionevoli. Altrimenti si diffonderà il dilettantismo”.

Per quanto riguarda i talent show invece afferma:

X-Factor e simili sono programmi tv, punto. Hanno costi, devono trovare pubblicità per poter essere realizzati. Sono costruiti attorno al sogno di evadere, di avere una vita più felice, più soddisfacente, magari attraverso la musica. Però fermiamoci ad esaminare cosa sfornano questi format: intanto selezionano i partecipanti fra i cinquemila che hanno fatto il provino, dunque fotografano una parte molto limitata della realtà musicale italiana. Poi i ragazzi vengono ‘palestrati’ a cantare brani di altri nel modo suggerito dai maestri di turno. Fanno un po’ di scuola professionale e questo può essere un bene, ma vengono anche plasmati per essere soltanto interpreti. Inoltre X-Factor già da un po’ ha un contratto di esclusiva con la Sony, questo per dirla tutta in fatto di pari opportunità per i giovani talenti. I quali vengono poi stritolati da quelli che arrivano per la stagione televisiva successiva”.

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