Day: gennaio 13, 2013

“Twitter” nuovo strumento d’insulto!


E’ risaputo, di qualunque “mezzo” creato per essere “utile”, alla fine, se ne fa un uso improprio. Accade così che il mezzo di comunicazione che va per la maggiore per velocità di divulgazione notizie in sintesi, “twitter”, sia ormai diventato un mezzo veloce per far correre l’insulto. Insulti ad opera di chi abita il “pianeta” per sempre involuto chiamato “IGNORANZA”. di chi, arido nella testa e nel cuore, fa parte dell’”immondizia” twitteriana che non ha età,sesso,religione classe sociale, fa semplicemente parte del “nulla”, un buco nero nello spazio del social network più in voga, ma che disturba e crea disagio e imbarazzo.
“Immondizia” radicata nell’IO di chi ritiene di essere tuttavia come gli altri, condizione vantata in virtù di un diritto derivante dal fare, nel quotidiano, cose rientranti nei luoghi comuni della normalità: studio, lavoro, amicizie, tempo libero e ora, nell’era di internet, utilizza facebook e twitter . E qui casca l’asino! Dietro una tastiera, nascosti dietro un nickname o un “account “ spesso di fantasia, cadono i freni inibitori della decenza e salta fuori la vera essenza dell’IO di chi insulta e sintomo di un disagio sociale vissuto in modo spesso “inconsapevole” e che si cerca di colmare riversando su altri, su chi si invidia in genere, o su chi, personaggio pubblico, è “reo” di non piacere o di non corrispondere più a canoni e aspettative frutto magari di eccessiva “idealizzazione” . Perchè immondizia? Perchè di fatto questi “esseri” di un mondo “invisibile” mal si inseriscono nel socialnetwork nato per comunicare, informare, socializzare accorciando tempi e distanze, lo inquinano con le loro frustrazioni, inibizioni, complessi, invidie, covate dentro e sconfessate pure a sè stessi nella esigenza di sopravvivere al loro disagio, trovando riscatto solo nella battuta, nell’offesa, nell’insulto e nella soddisfazione che ne deriva nel provocare la reazione di chi decidono di colpire, che per contro, non cerca e non offende nessuno. Che pena fanno!