Giorno: luglio 15, 2013

“ULTIMATUM” DI EMMA AI PIRATI DI “TWITTER”: “LE CALUNNIE SU DI ME POSSONO COSTARVI MOLTO CARO …”


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Eh, sì, l’ha detto, Emma Marrone stavolta non scherza, ritiene che “la misura sia colma” e si proclama risoluta a voler andare fino in fondo, minacciando che ci sarà sicuramente qualcuno che si farà male, molto male tra le file dei frequentatori di questo “social network”.

E’ quanto si apprende dalle pagine del quotidiano “Libero” (14/07/2013), che riferisce di un episodio di “persecuzione” a mezzo “Twitter”, prolungato nel tempo, di cui la cantante è stata oggetto, da parte di una ragazza (ndr ne ometto le generalità) con iniziale del nome A, responsabile di aver esercitato contro di lei una forma di “stalking” continua, indirizzandole gran numero di messaggi (ben 17) in cui ha seguitato ad avanzare esplicite insinuazioni sulla sua dubbia eterosessualità, sostenendo che il suo ultimo fidanzato in ordine di tempo, Marco Bocci, sarebbe “utilizzato solo come copertura” e ancora, più confidenzialmente: “Lo sai che farà (ndr Bocci) la stessa cosa che ha fatto Stefano?se ne accorgerà della tua preferenza per le donne”; la Marrone, dopo aver “incassato” in silenzio alcuni “tweet”, improvvisamente è partita al contrattacco e ha replicato “E tu lo sai che il mio profilo è sotto controllo?…. adesso mi diverto io”.

Certo se di “violazione” si è trattata ai danni di Emma, è stata del sacrosanto diritto individuale alla tutela dei propri orientamenti sessuali, ma al di là di questo, in qualche misura, lei stessa non è immune da critiche, infatti non ha saputo salvaguardare la sua “privacy”, ossia la propria sfera privata, da possibili violazioni e intrusioni esterne, commettendo la leggerezza imperdonabile di farsi “sorprendere” dai paparazzi, che notoriamente la tampinano ovunque e certo non può fingere di ignorarlo, in una località modaiola della costa iberica, per di più in luogo aperto, quindi alla mercè di chiunque, anche, volendo, dello scatto del passante con cellulare, mentre un’amica che si vede spesso al suo fianco le baciava una spalla, un gesto, tuttavia, le cui implicazioni e la cui chiave di lettura possono non essere a senso unico, fatto si è che la risonanza su riviste e “blogs”, inutile dirlo, è stata immediata e naturalmente non poteva mancare chi ci ha “ricamato” sopra, con tanto di interpretazioni volutamente allusive e maliziose, da qui infine il trasferimento su Twitter del succoso pettegolezzo, con tutto il “bailamme” che ne è nato.

Ma ancora una volta, in soccorso della cantante salentina si è mobilitata quella parte di mondo mediatico collegata con le “stanze del potere” che ha sempre avuto per lei l’occhio di riguardo che generalmente si deve ai personaggi, in qualche modo, “cari al regime” e quindi intoccabili ed ecco che a sposarne senza esitazioni la causa si leva la testata giornalistica già citata in apertura, che apre con un titolo addirittura da barzelletta “L’eleganza di Emma Marrone: signora anche con chi la diffama” e via, oltre all’episodio dei “tweet” di cui sopra, a raccontare le malefatte perpetrate a suo danno, sempre in relazione alle sue presunte predisposizioni sessuali, da Sara Tommasi e Valerio Pino (ndr ex-ballerino di “Amici”) da lei sopportate in silenzio, si dice, con buon senso, imperturbabilità, cristiana rassegnazione di fronte alla povertà di spirito altrui e ammirevole superiorità, un “modello di esemplarità”, insomma.

E com’è, invece, che quando due suoi colleghi, Marco Carta e Valerio Scanu sono stati pizzicati dai flash, il primo in costume da bagno, con i pettorali scolpiti, in una ritrovata forma fisica che ha voluto mostrare orgogliosamente ai “fans” e il secondo in un centro commerciale intento semplicemente a fare “shopping” con amico nonche, fra l’altr, componente del suo staff, ma in nessun atteggiamento inequivocabilmente “compromettente” che li coinvolgesse, sui giornali, “blogs”, sul Web, su Twitter, le belve ebbre di sangue li hanno dilaniati, facendoli bersaglio di espressioni immonde, senza che nessuno si scomodasse a spendere una sola parola in loro difesa? “Come si suol dire, c’è chi nasce figlio, figliastro, figlioccio e qualcuna … “figlioccia”.

[Articolo a cura di Fede]

Alan Sorrenti di “Figli delle stelle” …ritorna in autunno con un nuovo progetto discografico


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Ritorna Alan Sorrenti  l’italo-gallese fra i più interessanti pionieri del prog-rock italiano noto ai più per i suoi lavori più commerciali (pezzi in stile dance come l’hit “Figli delle stelle” o canzonette melodiche come la fortunatissima “L’unica donna per me“) . Ma negli anni in cui “Pawn Hearts” dei  Van der Graaf Generator  rimaneva al primo posto nella penisola per mesi vendendo oltre 800 mila copie, Sorrenti ebbe anche e soprattutto una carriera di raffinato cantautore rock di chiara matrice psichedelica/progressiva, che molti videro direttamente ispirata ai lavori di  Tim Buckley o Peter Hammill.  Alan Sorrenti ritorna con un nuovo progetto discografico autunnale nuovo di zecca e con partner eccellenti. Ecco un interessante intervista all’artista:

Alan, perché riproporre in una nuova versione Figli delle stelle?
“Mi piaceva l’idea di renderne ancora più attuale il sound e di sottolineare le parole del testo. Chi sono i figli delle stelle? Le persone che non hanno rinunciato a sognare, a pensare ad un mondo diverso, migliore. Senza pregiudizi di sorta, senza barriere”.

Versione elettronica ma non il solito remix.
“Quando ho incontrato Louie Vega, stella della house americana, ci siamo subito intesi sulla direzione da dare al pezzo. La prima volta ci siamo incontrati a Firenze, c’era anche lo stilista Roberto Cavalli che in quel periodo aveva prestato la sua voce così particolare ad un mix dance. Ho detto subito che mi interessava una vera rilettura del brano. Lui non è solo un dj ma ragiona da musicista che, anche dal vivo, si muove spesso con una band di fiducia, gli Elements Of Life. Così sulla base elettronica sono state risuonate diverse parti musicali, partendo da una bozza che avevo preparato io”.

Figli delle stelle 2013 prelude ad un nuovo album. Ne faranno parte brani inediti?
“Sì, tra i quali un nuovo singolo che sarebbe dovuto uscire già durante l’estate ma che è stato rimandato. Ad ottobre arriva il resto, corredato da ricco materiale video, un lavoro a tappe che si completerà entro i primi del 2014”.

Il suo hit ha avuto un’altra sorprendente rilettura, direi quasi intima, molto ricercata. E’ quella dei Deproducers, il progetto legato alle conferenze spaziali di Maroccolo, Sinigaglia, Casacci e Cosma. Ha avuto modo di ascoltarlo?
“Naturalmente. L’ho apprezzato. Quella versione del brano permette di coglierne aspetti forse un po’ trascurati dopo il grande successo in discoteca. Così viene evidenziato che siamo fatti dello stesso materiale delle stelle e dell’universo. Dunque, come il cosmo, siamo aperti a sviluppi infiniti. Un bell’invito a sognare, a progettare, a pensare ad un mondo diverso da questo”.

Come è nato il brano nel 1977?
“Mi trovato a Los Angeles, venivo da anni di sperimentazione che per alcuni critici si muoveva in ambito progressive, per altri psichedelico. Dopo un viaggio in Africa che mi aveva sconvolto e riavvicinato al ritmo volevo raggiungere il grande pubblico, sentivo di poterlo fare. Il lavoro con grandi artisti, come Jay Greed, già collaboratore degli Steely Dan, con cui abbiamo lavorato a lungo in studio di registrazione me lo ha permesso. Una dimensione perfetta che risentiva di quello che allora si chiamava L.A. sound, un misto di funk e soul elegante. Per questo la definizione dance sta decisamente stretta a Figli delle stelle“.

Siamo in pieno revival anni Ottanta. Un disco come Random Access Memories suona come un lungo remix degli Chic e di Moroder. Perché tanta fortuna per quelle sonorità?
“Credo che sia rimasto intatto il fascino di musica che, già trent’anni fa, quando nasceva anche solo per l’intrattenimento veniva coltivata in progetti molto accurati. Questo da fascino ad un certo sound. Oggi c’è in giro molta tecnica, i nuovi talenti sono molto competenti, ma il crollo della grande discografia e l’illusione di poter fare tutto in poco tempo toglie un po’ di respiro ai lavori dei musicisti emergenti. Ci vuole tempo e un progetto accurato per costruire un immaginario attorno alla musica”.

[Fonte: Tiscali]