Giorno: agosto 8, 2013

EUGENIO FINARDI: “I GIOVANI SONO UN’INIEZIONE DI VITALITA” (VILLA ERBA-CERNOBBIO 04/08/2013)


finardi

Domenica 04 agosto 2013 si è aperto per la quinta volta il “Festival Città di Cernobbio”, ospitato nella cornice, degna di un film in costume, del parco dell’ottocentesca Villa Erba, già dimora dell’indimenticato regista Luchino Visconti, poi passata a un consorzio pubblico che ha collocato, sempre all’interno della proprietà, anche un complesso espositivo congressuale, utilizzato spesso per spettacoli. Le finalità di questo importante evento sono state ben sintetizzate dal “primo cittadino”, Paolo Furgoni “L’edizione di quest’anno accoglie artisti che, con linguaggi differenti, consentono di fruire di una grande varietà di espressioni musicali. L’eterogeneità di generi e repertori è una ricchezza …” senza perdere, tuttavia, di vista l’impegno di queste serate, la raccolta di fondi per sostenere un progetto di prevenzione al disagio giovanile. Per l’inaugurazione è stato chiamato un nome di grande caratura, Eugenio Finardi, il 61enne musicista per metà milanese, per metà statunitense, che ha garantito il pienone, sala al coperto da circa 700 posti esaurita in un battibaleno e “ritardatari” costretti ad accontentarsi dell’ “accomodamento” improvvisato sul prato retrostante, senza però battere ciglio. Confesso che Finardi è stata per me una piacevolissima sorpresa, non certo dal lato artistico, sapevo cosa aspettarmi e di non poter essere scontentata da una sua esibizione, ma semmai da quello umano e comunicativo, me lo ero figurato un intellettuale arroccato nella sua cittadella, portato a “marcare” il suo “territorio”, il palcoscenico, dove celebrare le alte idealità insite nel culto dell’arte, mantenendo una distanza incolmabile con la platea, quasi un’ anonima distesa di teste, in pratica una semplice entità numerica, senza nessuno spazio di confronto con essa, ebbene, mi sbagliavo su tutta la linea, perché invece ho incontrato una persona e un uomo. Non è un caso che il suo nuovo “tour”, includente la tappa di domenica, si intitoli “Nuovo Umanesimo”, perché egli stesso, come ha dichiarato, vuole riallacciarsi a tematiche “antropocentriche”, esporre la sua filosofia di vita e la sua visione del mondo, lanciando un messaggio ben preciso: bisogna “riflettere sugli errori dell’uomo per provare a costruire un futuro migliore” e soprattutto l’uomo deve ritrovare la sua identità più autentica e riscoprire se stesso, i suoi valori e i suoi sentimenti, rifuggendo dai falsi idoli, che sono poi quelli propugnati dal “liberismo”, ossia la ricerca del profitto e il “dio denaro”. Lo spettacolo è un “excursus” in cui l’artista racconta attraverso monologhi e le sue canzoni quasi quarant’anni di carriera e della propria vita, rendendo partecipi i presenti di episodi-chiave della sua biografia, dall’infanzia, nel Massachussetts, dove la madre, oggi 94enne, insegnava musica e canto, alle inizialmente incerte “strimpellate” giovanili a ritmo di “rock”, suonando i primi successi dei Rolling Stones e la musica afro-americana, gli “spirituals”, il “blues” e poi l’aprirsi verso nuovi orizzonti culturali internazionali accogliendone possibili “contaminazioni”, complice l’approfondita conoscenza della lingua inglese e ancora i racconti personali di “formazione”, che Finardi vuole condividere con gli spettatori, si va dalla “prima volta”, a 19 anni, all’incontro con le “Patrizie” della sua vita, incredibilmente le sue mogli e “amiche” si chiamano tutte così, un segno del destino e poi l’amore “maturo”, l’amicizia scherzosa con Shel Shapiro (ndr ex-leader dei “Rokes”), l’ammirazione per una figura come quella di Nelson Mandela e la ricerca della spiritualità, per approdare infine, al momento attuale, contrassegnato dall’uscita, nel febbraio 2012, di “Sessanta”, il triplo album contenente le maggiori “hit” rivisitate e rimaneggiate e cinque inediti. Fra i brani proposti a Villa Erba: “La radio” “Diesel” “Non è nel cuore” “Dolce Italia” “Uno di noi” “Patrizia” “Un uomo” e naturalmente “Extraterrestre”, oltre a qualche omaggio, in inglese, a “star” del “rock” e del “jazz” d’oltreoceano, cantati con entusiasmo, versatilità e vigore, con uno strumento vocale ancora duttile e dalle sfumature forse più calde di un tempo, sicuramente di forte presa emotiva.

Qualche frase di Eugenio Finardi che ho sentito al concerto: “Con l’arroganza tipica della gioventù si crede che il pubblico debba sempre ringraziare il cantante, poi si cresce e si cambia, stasera sono io che ringrazio questo gentile pubblico per essere qui” e ancora “Suonare con ragazzi più giovani di alcune delle mie canzoni mi ha ridato la voglia e l’energia dei trent’anni”, infatti era accompagnato sul palco da musicisti che potevano essere suoi figli, le sue parole dovrebbero servire da lezione a tanti vecchi “barbogi” (non facciamo nomi) suoi colleghi che non hanno ancora capito che i ragazzi possono essere una risorsa, non una minaccia, è un limite mentale, il loro. Non è mancato qualche accento polemico rispetto all’industria discografica “Al termine, per chi avesse piacere, è allestito un banchetto dove è possibile acquistare i miei cd. Di questi tempi la distribuzione è molto scarsa e quindi è meglio organizzarsi da sé …” E’ la conferma che ci viene da un “big” a quanto già sapevamo: la macchina distributiva presenta molte falle, rimane da capire il perché.

[articolo a cura di Fede]