Rapporti Radio e case discografiche… muro insormontabile?


 

 

radio

Non prediligo gli articoli lunghi ma le cose da dire andavano dette per cui dedico questo articolo a chi ha voglia di leggere.

Che il rapporto tra radio e discografia sia basato su  un “do ut des” non è più una novità, vantaggioso per entrambi, in cui la radio è il principale strumento di promozione per l’industria, da cui riceve il contenuto fondamentale della sua programmazione.

Circa 20 anni fa Edoardo Vianello sollevò la problematica con la “battaglia radio pulite” con tanto di denuncia al Garante per l’Editoria, mettendo sotto accusa le cosiddette “play list”, ovvero un numero chiuso di canzoni fra le quali  Radio – Dj debbono scegliere quelle da programmare: un’abitudine, ma anche un formidabile strumento di discriminazione e di chiusura verso artisti magari sotto etichetta indipendente che ovviamente faticano a competere con i colossi della discografia che ingeriscono nella programmazione dei palinsesti. La nascita, poi,  in questi anni di alcune etichette radiofoniche che producono artisti propri, restringono ulteriormente la cerchia, ecco alcuni esempi: La Rai possiede le Edizioni Usignolo e la casa discografica Fonit Cetra. Mediaset possiede le Edizioni RTI Music e la Casa discografica omonima, Rete 105 e Radio Montecarlo Italia la Kromaki edizioni musicali, RTL 102.5 la Baraonda Edizioni Musicali, Radio Italia Solomusicaitaliana le edizioni omonime, l’etichetta omonima distribuita dalla Ricordi, Radio Dimensione Suono le Edizioni Publymusic, l’etichetta Publimusic distribuita dalla Sony; Radio Dee Jay le edizioni Dee Jay’s gang e l’etichetta Dee Jay.

Di fatto non c’è nulla di illegale nell’investire nella promozione in radio, fa parte delle strategie di marketing dell’investimento discografico, ma sarebbe auspicabile che i Dj riacquistassero la loro indipendenza e programmassero anche canzoni per le quali non sono stati firmati faraonici contratti pubblicitari,  disorientando con le loro scelte il pubblico, andando a discapito della musica stessa e lasciando fuori tantissimi cantanti che non riescono a fare sentire la loro voce.

La denuncia di Vianello risale al 1997 eppure dalle risposte di alcuni direttori artistici dei maggiori network di allora e alcuni anche di oggi, si evince che la “musica” per quanto riguarda “rapporti” RadioDj-Case Discografiche …non è proprio cambiata…Ecco alcune risposte all’accusa di connubio fra le due lobby e  di divulgazione di musica a pagamento:

Fabrizio Intra, direttore generale della multinazionale del disco Columbia, scomparso nel 2002, rispose: “Con le radio abbiamo rapporti rigorosi e ben definiti. Sottoscriviamo regolari contratti per l’acquisto di spazi pubblicitari di 15 o di 30 secondi. Esattamente come facciamo con le reti televisive. Dov’e’ l’illecito?”.

Linus dj  e direttore artisti di Radio Dee Jay, e Radio Capital “Mai preso un soldo per far ascoltare questo o quel disco –  seconda per ascolti -. Il nostro obiettivo e’ dare una programmazione musicale di qualita’ che non snaturi la nostra identita’ di radio indipendente, giovanile. Eppure con le case discografiche abbiamo un ottimo rapporto: i contratti per gli spot musicali rappresentano un terzo nel nostro fatturato annuo. Comunque, non mi sembra che siano diffuse queste strategie occulte. Le case discografiche piu’ che altro sono maestre nell’arte del baratto: “Ti do un disco importante in anteprima e tu mi spingi un po’ questo…”. Ma se una canzone non ci piace, e quindi pensiamo che non piaccia neanche al pubblico, non la suoniamo proprio”.

Stefano Carboni, responsabile della programmazione musicale di 101 Network, ottava per ascolti: “Abbiamo la liberta’ di inserire nella nostra programmazione cio’ che preferiamo. Grazie a Dio e forse perche’ siamo una radio piccolina, con un milione di ascoltatori di media al giorno, che punta sui grandi hit europei, non riceviamo nessuna pressione dalle case discografiche, ma solo forniture settimanale di dischi con preghiera di messa in onda. Selezioniamo tantissimo e mai andremmo contro il nostro “format” e il nostro “target”. Figuratevi che accettiamo contratti per spot musicali solo se quel disco e’ in linea coi nostri gusti”.

Lorenzo Suraci, presidente di Rtl 102.5, terza radio nazionale con un ascolto di quasi 4 milioni di media al giorno e una programmazione fatta di grandi successi musiciali: “Non mi sembra proprio che la realta’ sia quella che denuncia Vianello. E’ ovvio che noi delle radio lavoriamo in sinergia con le case discografiche, ma le scelte finali restano solo nostre”.

Edoardo Hazan, direttore responsabile di Radio 105 (quarta per ascolto) e Radio Montecarlo (sesta): “Il nostro successo e’ tutto basato sulla musica: siamo noi a decidere cosa trasmettere. Teniamo conto dei gusti degli ascoltatori. E non certo delle necessita’ delle case discografiche. Per soddisfare quelle esistono gli spot”.*

E per quanto riguarda le Playlist?

Si tratta dell’elenco delle canzoni che i disc – jockey devono trasmettere nel corso dei loro programmi. E’ il catalogo dei dischi da promuovere, e’ la sequenza concordata della messa in onda. La playlist e’ un formidabile strumento di lavoro e corrisponde in pieno ai criteri di una radio moderna: attraverso le sequenze pianificate e ripetute un’emittente puo’ distinguersi da un’altra per il genere di musica che propone, per l’attenzione alle novita’, per certe caratteristiche che costituiscono il cosiddetto “flusso”. Gia’ ma, come sempre, il problema e’ un altro. Chi compila la playlist? Interpellati, tutti i piu’ importanti disc – jockey risponderanno che la stesura della playlist e’ l’atto piu’ personale che esista. Un conduttore infatti si fa notare non soltanto per il modo di presentare ma soprattutto per la concatenazione musicale offerta. Sosterranno inoltre che nessuno, per nessuna ragione al mondo, e’ in grado di influenzarli. Ma in realta’ le cose non stanno cosi’. Specie i programmatori (i funzionari che non conducono la trasmissione ma ne curano la realizzazione) sono molto sensibili alle sirene dei discografici e accettano con compiacenza i suggerimenti. Insomma i legami stretti con le case discografiche ci sono ma e’ arduo provarli.

Che dire?  Le “etichette radiofoniche” e le “radio discografiche” sono quindi i due futuri protagonisti dell’eterno dualismo tra radio e discografia?  Sarà mai possibile che la musica possa ricominciare a circolare liberamente e non secondo il volere di poche lobby nella tutela dei propri interessi e di un business selvaggio riservato a pochi eletti? E’ possibile che l’unica speranza sia quella di sperare in  un lento declino dei direttori artistici e musicali che intascano le mazzette delle case discografiche?

Ma, nel caso, i tempi sembrerebbero lungi e allora?  …Beh…Forse è  importante che se ne parli, a furor di popolo è arrivato il momento di farsi sentire!

 

 

 

 

2 comments

  1. Ci vorrebbero una presa di coscienza e una “sollevazione” collettiva da parte dei fruitori di prodotti discografici, con conseguente rifiuto di farsi “rifilare” da negozi, centri commerciali e, sono strettamente collegate, radio, tutta la musica-pattume che circola liberamente per imposizione dall’alto. Tentano di propinare canzonette cretine?Entra in vigore lo sciopero dell’acquisto, si oppone la LINEA DURA, in nome del diritto alla “qualità” e anche, scusatemi un pò, per non passare da fessi, il discorso è “pago e pretendo”. Aveva ragione Valerio, in un’intervista, di dire che chi è sulla cresta dell’onda non può cantare anche “Ambarambacicciccoccò”, confidando nel proprio esercito di “fans” che, tanto, per il proprio idolo, sarebbe disposto a comprarsi qualsiasi schifezza, questa, diceva giustamente lui, si chiama “MANCANZA DI RISPETTO”, a voi trarre le debite conclusioni sull’argomento …

  2. I ogni volta inviato via email questo sito web pagina di post
    a tutti i miei contatti, per la ragione che se come per leggerlo successiva Links sarà troppo.
    Maramures Grazie, buona giornata!

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