Giorno: luglio 12, 2014

Marco Carta un successo messo …”in ombra” dalle radio!



Dodicimila persone in piazza Sordello per il concertone di  Radio Bruno, tanti i big che si sono alternati sul palco offrendo alla vasta platea un ricco repertorio,  Dagli Zero Assoluto a Noemi poco prima della mezzanotte passando per Luca Carboni e tra essi  anche Marco Carta che è ritornato col suo nuovo singolo Splendida Ostinazione, che anticipa l’uscita del nuovo album in via di definizione.

Ancora oggi Marco Carta sarà ospite di una maratona radiofonica organizzata da Radio Cuore, a Valdichiana (AR) presso Outlet Village per l’evento Emozioni in 58 giri e poi ancora il 1° agosto sarà a Marcon (VE) ospite del festival itinerante  di radio Bella&Monella e Radio Birikina Festivalshow 2014 presso C.C. Valenter.

Il nuovo singolo del cantante può essere considerato di gran successo, infatti dopo essere stato primo nella classifica digital download  della Fimi per 15 giorni attualmente si trova al secondo posto e si vocifera addirittura sia molto vicino all’oro! Eppure le radio non lo passano…Quale la motivazione in questo caso? Chissà? Che Marco Carta con la sua “Splendida Ostinazione” faccia  impallidire quei successi   radiofonici merce di scambio fra grandi “sistemi” del music business, pilotato, venduto, strategico che da un paio d’anni a questa parte decide cosa debba piacere o non piacere al pubblico e per il quale vale la tesi che  “Anche una foglia piccola fa ombra!”  ?

Intanto ascoltiamolo

UP DATE:

Video della partecipazione di Marco Carta a Radio Bruno un tripudio di entusiasmo e questi sono i fatti a totale smentita dell’indifferenza delle  Radio!

 

I Nomadi nelle parole di Agusto Daolio il loro successo: “Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere. Canta con il cuore, non dovrai mai tacere”


La storia dei Nomadi, uno dei gruppi più longevi del nostro panorama musicale nazionale, va di pari passo con quella dell’Italia, a partire dai “migliori anni della nostra vita” (a parere di molti che li hanno vissuti), quelli post-boom economico, per giungere fino ai nostri giorni, un lasso di tempo, non sembra vero, ma è così, che copre ben 50 anni, in cui hanno dimostrato di saper reggere ai mutamenti delle mode e gusti musicali, conquistando a poco a poco un pubblico rimasto fedelissimo.

All’inizio, tuttavia, i due fondatori, il “leader” indiscusso, cantante e autore dei testi Augusto Daolio (mancato nel 1992) e Beppe Carletti, tastierista e unico membro stabile della formazione (fino a oggi) e gli altri componenti della “band” hanno tutt’altro che la strada spianata, affacciandosi in un contesto sociale che si ispira a convenzioni antiquate nonchè profondamente intriso di moralismo di facciata e farisaismo, a cui oppongono, come tanti giovani degli anni della cosiddetta “contestazione generale” i loro capelli lunghi, gli abiti sgargianti e soprattutto la loro rabbia e il loro spirito di rivolta contro un mondo che tende a reprimere la loro libertà che invece ha necessità vitale di espandersi. Escono con “Dio è morto” (1967) ed è la pietra dello scandalo, immediata scatta la censura della Rai, che bolla il brano come “materialista”, una misinterpretazione, giacchè il contenuto non è affatto blasfemo, ma semmai rivoluzionario, demistificatorio, anti-borghese e giudicato probabilmente pericoloso per un possibile potenziale “sovversivo” e perché “fa riflettere”, come si evince da qualche passaggio “E’venuto il momento di negare tutto ciò che è falsità e fede fatta di abitudini e paura … il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto … Penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo e a una speranza che è già nata … Nel mondo che faremo Dio è risorto

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Carletti, anni dopo, per dissipare ogni dubbio, dirà che c’era una venatura spirituale nella canzone, ma non la si è voluta cogliere e che i pezzi dei Nomadi sono sempre stati più “sociali” che “politici” e anche se contenevano un sottofondo drammatico lasciavano sempre uno spiraglio alla speranza. La consacrazione presso un più vasto pubblico giunge con l’intramontabile “Io vagabondo” (1972), che si traduce in un milione di copie vendute, di contenuto “libertario” e in un certo senso romantico, è da ballo della mattonella, da “balera”, genere di locale da sempre celebrato da Carletti, che non perde occasione di affermare che la gente va ad ascoltare i cantanti per ballare e che il “sentiero per il successo” (fonte: Rockol.it) parte da lì e non dalla televisione.

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il brano racchiude in sé anche la filosofia dei Nomadi, basata, per l’appunto, sul viaggio, sullo spirito “nomade” e tali lo sono di nome e di fatto, visto che la loro vita è stata, praticamente, un “tour” perenne e negli anni dei “bagni di folla” sono stati capaci di arrivare a 220 concerti all’anno, altrimenti, in media, 130, coprendo ogni angolo dello Stivale, non disdegnando i piccoli centri, ne darà una spiegazione, ancora una volta, Carletti “In piazza c’è un calore che nemmeno uno stadio da tutto esaurito può dare … in un paese sei il cuore di una festa che coinvolge tutti”. E le “tournées” proseguono anche all’estero, fra il 1973 e il 2002 sono negli Stati Uniti, in Belgio, in Cecoslovacchia, Cile, Cuba, India, Tibet, Messico, Albania, Cambogia, Indocina ecc., contribuendo, nei paesi ancora sottosviluppati, a iniziative di solidarietà. Va sottolineato che l’avvicendamento di membri, più di venti, all’interno del gruppo, è stato continuo, a seguito di forti contrasti interni e che la perdita di Augusto Daolio negli anni ‘90, la “voce”, ne ha fatto temere lo scioglimento, poi è subentrato il “frontman” Cristiano Turato, in coincidenza con l’attesa ventata di rinnovamento nei Nomadi “versione nuovo millennio”, senza che per questo interrompessero la continuità col passato e snaturassero la loro personalità caratteristica, pur concedendosi puntate nell’elettro-pop frizzante e il pop-rock tagliente, che hanno fatto la loro comparsa accanto a musiche più nostalgicamente evocatrici di atmosfere anni ’60. Nel 2004 pubblicano la loro “Platinum Collection”, che diventa doppio platino, nel 2006 e 2010 sono a Sanremo, nel 2012 sono fra i promotori del “Concerto per l’Emilia” a Bologna, nel 2012 c’è il successo dell’album “Terzo Tempo”, nel 2013 sono ospiti del “Roxy Bar” di Red Ronnie e nel 2014 in corso esce la raccolta “Nomadi 50+1” e fino a fine settembre saranno impegnati in una cinquantina di esibizioni.

Il segreto della loro sorprendente durata? Forse nelle parole del compianto Augusto Daolio “Se canti solo con la voce, prima o poi dovrai tacere. Canta con il cuore, non dovrai mai tacere”.

by Fede

JAZZ D’ESTATE, AL VIA LA PRIMA EDIZIONE


 

TERRACINA JAZZ FEST

AL VIA LA PRIMA EDIZIONE

29 LUGLIO – 2 AGOSTO

Comune di Terracina in collaborazione con la Pro Loco

Visualizzazione di UNFOLDING STORY.JPGImprovvisazione e dinamismo, metamorfosi e sperimentazioni. Il jazz diventa la chiave per reinterpretare la realtà, il linguaggio in grado di comprenderne il suo dinamismo e le sue trasformazioni. Il risultato è la costruzione di un “jazz del futuro”, nell’ottica di una concezione musicale “aperta” e senza pregiudizi.

Con questo obiettivo nasce il Terracina Jazz Fest, diretto da Massimo Iudicone e promosso dal Comune di Terracina in collaborazione con la Pro Loco.

Cinque serate di musica di livello internazionale, per un totale di oltre 20 musicisti e sei concerti, con un’anteprima speciale il 29 luglio dedicata al vernissage “Unfolding Story” di Sebi Tramontana, originali cronache istantanee di viaggio raccontate tra le pagine delle Moleskine del musicista, in programma alle 19 presso la Casa Torre degli Acso nel centro storico di Terracina. A seguire il concerto per solo trombone di Sebi Tramontana.

Il 30 luglio, alle 22.30, l’esordio sul palco allestito in Piazza Porta Nova è per MC3 Trio, con Marco Colonna, Fabio Sartori e Stefano Cupellini. Giovedì 31 luglio, saranno invece due i concerti che animeranno le serate di Terracina. Alle 21,30 in Piazza Municipio, la prima esibizione sarà quella di una delle realtà più originali del jazz italiano, Dinamitri Jazz Folklore, con Dimitri Grechi Espinoza, Emanuele Parrini, Beppe Scardino, Pee Wee Durante, Gabrio Baldacci, Andrea Melani, Simone Padovani e Piero Gesuè. Mentre alle 23 il palco di Piazza Porta Nova sarà dei Caterina Palazzi Quartet, formazione composta da Giacomo Ancillotto, Antonio Raia, Maurizio Chiavaro e Caterina Palazzi.

Venerdì 1 agosto, a partire dalle 22.30, è la volta di Luz, formazione di talento reduce da un tour europeo, composta da Giacomo Ancillotto alla chitarra, Igor Legari al contrabbasso e Federico Leo alla batteria.

Sabato 2 agosto gran finale, alle 22,30 in Piazza Santa Domitilla, con Mike Cooper “Spirit Songs”, cantante e chitarrista di oltremanica pioniere del “Acoustic British Blues Boom” degli anni Sessanta che ha accompagnato leggende del Blues come Son House, Mississippi Fred McDowell, Bukka White..

Terracina si prepara quindi ad accogliere gli artisti italiani di talento, inaugurando un festival originale che spazia oltre i confini del jazz più classico e rassicurante, scavando all’interno delle musiche improvvisate di matrice europea, attraverso viaggi e incontri inaspettati, scoperte, canti estremi e solitudini profonde.

E’ l’improvvisazione l’elemento centrale di questo inedito progetto che Massimo Iudicone, appassionato di jazz e fondatore dell’etichetta Rudi Records, ha voluto portare in scena al TJFest. Lo stesso elemento che accomuna il jazz alle tradizioni musicali etniche e a molte altre discipline artistiche.