SANREMO 2016: FESTIVAL “ALL TALENT” MA VINCONO GLI STADIO – GIUSTIZIATO IL TELEVOTO?


Bizzarrie di un Sanremo, quello dell’edizione 2016, forse con il più alto tasso di presenze fra gli “ex-talent” di “Amici” e “X-Factor”, vinto, con tanto di sorpresa spiazzante, da “veterani” della musica, gli Stadio, capitanati da Gaetano Curreri (classe 1952), storica “band” formatasi nel lontano 1977 e vista spesso al seguito di Lucio Dalla, oltre al prezioso leoncino, hanno fatto man bassa di riconoscimenti, conquistando anche il premio della Sala Stampa Radio TV Web e quello per la migliore musica intitolato a Giancarlo Bigazzi. Che dire della loro “Un giorno mi dirai”? Un brano complessivamente apprezzabile, anche se un po’ “para*ulo” (ma ci sta) giocato sul commovente confronto fra un padre e una figlia alle prese con gli “snodi” più significativi della vita, fra cui l’amore e i sacrifici e le rinunce che in suo nome si fanno, ma si parla anche della presunta infallibilità che si attribuisce ai genitori, che in realtà sono esseri umani imperfetti e vulnerabili come tutti gli altri “mi dirai che un padre non deve piangere mai”, non si sa però fino a che punto la gente la canticchierà per strada o scaricando la spesa dal bagagliaio.

Francamente non dispiace il quarto posto di Enrico Ruggeri (classe 1957) con la sua “Il primo amore non si scorda mai”, c’è l’irrequietezza “rock”, c’è l’apporto dell’elettronica e c’è il testo, con qualche concessione (ci voleva!) alla poesia della vita, con le sue gioie, dolori, rimpianti e i segni che lascia. Pienamente giustificato anche il buon piazzamento di Patty Pravo (età non pervenuta, per informazioni consultare scheda del chirurgo plastico), sesta con “Cieli immensi” (e … “immenso amore” no?), per lei il premio della Critica Mia Martini.

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Rimasti a bocca asciutta gli “ex-talent”, come si diceva, anche se qualcuno di loro era dato, alla vigilia della “finalissima”, come superfavorito, nella tripletta sul podio, tuttavia, ci sono stati dei rappresentanti della categoria, Francesca Michielin e l’inedita coppia canora costituita da Giovanni Caccamo e Deborah Iurato. La giovane cantautrice di Bassano del Grappa si è presentata con un titolo che di primo acchito denoterebbe pretese intellettualistiche e impegnate non da poco “Nessun grado di separazione”, subito smentito nei fatti dai versi, in cui si scomoda addirittura l’ ”universo”, con un respiro cosmico che si vorrebbe dare a un rapporto a due che procede in “una sola direzione”, eppure, non per malignare, ma quando si è ancora “piccoli” e non si riesce a spingersi tanto in alto, quanto meglio sarebbe rimanere sulla terra!

Terzi i due citati ragazzi siciliani, con un pezzo di Giuliano Sangiorgi “Via da qui”, scarso lo spessore contenutistico, a tratti “imbarazzante” il testo, incentrato su una storia in procinto di finire, con l’attesa di una partenza, qualche passaggio “Ti cucirò un vestito nuovo addosso …. ti lascerò qui la pelle miaaspetti di indossare le mie scuse come fossero medaglie da mostrare” (vestiti, roba da indossare, e che è una sartoria?), anche la musica non “cattura” e i cantanti, assieme, non riescono a creare una miscela esplosiva.

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Scendendo in classifica, c’è Noemi, con “La borsa di una donna”, inizialmente sottovalutato -date un’occhiata sul Web per toccare con mano la delusione di qualche “fan”- in realtà è un motivo non certo banale o che risulta subitaneamente accessibile, va ascoltato attentamente per coglierne il senso e, come sempre, nei brani che predilige l’artista, il senso c’è, dove la “borsa” non è altro che la metafora del doloroso bagaglio di esperienze che ogni donna si trascina dietro, con tutto il corredo di fragilità e insicurezze che ne è parte integrante, con il “desiderio di piacere” e la “debolezza di essere ancora come la vogliono gli altri”,  la “paura di restare sola” e infine “la borsa di una donna pesa come se ci fosse la mia vita dentro”, difficile rendere le tante sfumature richieste, ma Noemi, da interprete sottile e capace di scavo e immedesimazione è sicuramente in grado di tradurre le parole scritte in un canto intenso, vissuto intimamente e dalle emozionanti tinte espressive, mai monotono o distaccato.

annafestiIl “toto-scommesse” aveva già proclamato da giorni come vincitrice più accreditata Annalisa, con “Il diluvio universale” e probabilmente aveva iniziato a crederci anche lei, visto che, al termine della sua esibizione alla “finale”, ha ricevuto gli applausi del pubblico e stretto il mazzo di fiori che le porgeva Carlo Conti con aria divistica e fin troppo compresa nella parte, come se l’incoronazione fosse ormai solo una pura formalità; forse il commento colorito sulla sua canzone fatto sui “social” da Gabriele Greco, compagno di vita di Noemi, “Fa caga*e” è un po’ eccessivo, certo non la si può definire una “perla rara”, anche a un esame sommario “E intanto prendo questa metropolitana, l’unica che sorride è una putta*a” e “ma stasera rimango a casa a cucinare la vita come se fosse un buon piatto da buffet”, latita, come si può constatare, un paroliere non “improvvisato” e la cantante savonese, presenzialista allo sfinimento a Sanremo, sta cominciando a stancare.

vllMolto amato dal pubblico televisivo, dopo la vittoria a “Tale e quale show”, anche Valerio Scanu, che ha proposto “Finalmente piove”, in cui la pioggia, come ha lui stesso affermato “Ha un’accezione positiva, introspettiva, un dialogo in terza persona con se stessi”, bel brano scritto da Fabrizio Moro, che rimane subito impresso, in cui Scanu si riconferma una delle più belle voci del panorama musicale italiano, anche se a voler fare proprio i sofistici, quel “No tu non hai, tu non hai, tu non hai capito” avremmo voluto sentirlo cantato con tonalità non tutte uguali.

Personalità rimasta un po’ “in ombra” quella di Lorenzo Fragola su un palcoscenico “difficile” come Sanremo, dove ha presentato “Infinite volte” e diminuito peso specifico di Alessio Bernabei senza i “Dear Jack” con “Noi siamo infinito”, giunto quattordicesimo.

red ronnieRed Ronnie e l’operaione Trasparenza

Oggi, nel corso dell’”Arena” di Giletti, Red Ronnie, fra gli opinionisti, ha voluto compiere un’”operazione trasparenza” per tutto il pubblico televotante, visto che le sue preferenze non sono gratuite e si è fatto carico di divulgare personalmente la sua classifica, escludendo quelle degli esperti e demoscopica, che però con essa fanno media e i dati più eclatanti che emergono sono che al primo posto, in base al verdetto dei telespettatori, ci sarebbero stati ugualmente gli Stadio, mentre al secondo Lorenzo Fragola, al terzo Patty Pravo e al quarto Valerio Scanu, che la seconda serata (10 febbraio), quando è entrato in gara, era in testa sommando le percentuali di voto di tutte le giurie (esperti inclusi), la sua tredicesima posizione finale, come ha giustamente osservato nel corso di “Domenica in” Paola Perego, non si può tollerare e francamente è l’ennesima dimostrazione che, per un motivo o per un altro, alla fine, al “festival” le carte vengono sempre inspiegabilmente “rimescolate”.

by Fede

 

 

One comment

  1. Sono veramente basita per questa classifica, non tanto per la vittoria degli Stadio (hanno ampiamente stonato), ma per la giuria di qualità! Queste persone hanno penalizzato in modo palese gli ex talent……mi domando ma non dovrebbe essere la qualità delle canzoni a vincere sui pregiudizi??? Due pesi e due misure sempre, ….nonostante che il pubblico decreta altri vincitori….quindi che serve il televoto??? Spremere soldi…….vince come al solito, non la canzone ma il sistema e gli sporchi giochi di potere, basta….. il pubblico è sovrano non suddito….in Italia ci sono ancora tanti paraorecchie e raccomandati 😉

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