ACHILLE LAURO «Nessuno conosce la mia vera storia. Non voglio essere un buon esempio, IO SONO UN BUON ESEMPIO»


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Achille Lauro, risponde alle offese e alle critiche fatte ai suoi testi con un post apparso sul suo profilo Instagram, in cui racconta  retroscena inediti sulla sua vita e definendosi un «buon esempio».

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Sono figlio di gente onesta, il secondo di due fratelli. Mia madre é sempre stata una persona altruista, generosa, longanime. Abbiamo vissuto con altri bambini perché mia mamma prendeva in casa figli di famiglie in difficoltà, anche quando possibilità non ne aveva. Siamo figli di chi ha dedicato tutta la propria vita al lavoro, a cui tuttavia per tanti anni nessuno ha mai riconosciuto nulla. Ho ricordi di momenti in cui non si sapeva che fine avremmo fatto, se saremmo riusciti a coprire i debiti. Ricordo quando fuori fingevo di aver già cenato perché mi vergognavo a uscire e a non avere soldi per pagare il conto. Oggi ho pagato per riavere i gioielli che mia madre aveva impegnato. Quei gioielli che sua madre le aveva regalato erano l’unico ricordo che conservava di lei. Le generosità che mi è stata insegnata è la mia più grande ricchezza. Io sono come i tanti ragazzi della mia generazione, siamo cresciuti da soli crescendoci l’un l’altro. Nessuno conosce la mia vera storia. Non voglio essere un buon esempio, Io sono un buon esempio. AL

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In gara all’ultima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Rolls Royce” è stato  molto apprezzato dai giornalisti e critici musicali, tuttavia forse anche  per il  polverone sollevato da Striscia la notizia sui testi della sue canzoni ha subito attacchi feroci dai soliti leoni da tastiera e perbenisti dimentichi del fatto che alla droga (leggera o pesante) si inneggia in musica, in maniera più o meno mascherata da almeno un cinquantennio!

Detto ciò, spiega Lauro:

«Sono figlio di gente onesta, il secondo di due fratelli. Mia madre è sempre stata una persona altruista, generosa, longanime. Abbiamo vissuto con altri bambini perché mia mamma prendeva in casa figli di famiglie in difficoltà, anche quando possibilità non ne aveva», ha scritto Achille Lauro.

«Siamo figli di chi ha dedicato tutta la propria vita al lavoro, a cui tuttavia per tanti anni nessuno ha mai riconosciuto nulla. Ho ricordi di momenti in cui non si sapeva che fine avremmo fatto, se saremmo riusciti a coprire i debiti. Ricordo quando fuori fingevo di aver già cenato perché mi vergognavo a uscire e a non avere soldi per pagare il conto»

e svela:

«Oggi ho pagato per riavere i gioielli che mia madre aveva impegnato. Quei gioielli che sua madre le aveva regalato erano l’unico ricordo che conservava di lei. Le generosità che mi è stata insegnata è la mia più grande ricchezza. Io sono come i tanti ragazzi della mia generazione, siamo cresciuti da soli crescendoci l’un l’altro». Il post si chiude con una frase che sa tanto di risposta a chi ha tacciato i testi delle sue canzoni di essere un inno al consumo di droghe: «Nessuno conosce la mia vera storia. Non voglio essere un buon esempio, Io sono un buon esempio».

 

Redazione

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