Giorno: giugno 30, 2019

C.S._SIMONA VENTURA premiata al Padova Pride Village come “Persona LGBT dell’Anno”


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Venerdì 28 giugno, in concomitanza con le celebrazioni dei 50 anni dai moti di Stonewall, la celebre conduttrice è stata premiata, nel corso della la più grande manifestazione LGBT italiana, per essersi distinta negli ultimi anni per la difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.

Simona Ventura dal palco: «Siete una realtà fortissima che merita pari opportunità, pari diritti come tutte le altre persone di questo paese.  Non dovete abbassare la testa, mai! L’orientamento sessuale non mi interessa, questa è la vera democrazia. Anche la Costituzione lo dice chiaramente. Non dovete abbassare la testa, mai!»

Per festeggiare i 50 anni della rivolta di Stonewall, che nella notte del 28 giugno diede il via al movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo, il Padova Pride Village, la più grande manifestazione LGBT italiana, nel corso della serata di venerdì ha consegnato a Simona Ventura il premio “Persona LGBT dell’Anno”. Nato in occasione del decimo anniversario della manifestazione patavina, il premio vuole essere un riconoscimento per chi si è contraddistinto negli ultimi anni per la difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e trans.

Già madrina di quella storica edizione, Simona Ventura non si è mai tirata indietro dall’appoggiare le istanze LGBT, come matrimonio egualitario e le adozioni. Per questo, il Village ha voluto riconoscerne l’impegno dandole un riconoscimento che negli anni precedenti è stato tributato anche al giornalista Diego Bianchi e a Franco Grillini, figura storica del movimento gay italiano.

«Ho sempre sostenuto che non c’è alcun tipo di differenziazione. – ha dichiarato Simona Ventura dal palco – Le persone per bene sono persone per bene, non esistono differenze sessuali, non esistono le differenze sociali. Questo premio mi riempie di orgoglio, si deve continuare così. Molti anni fa potevate essere una minoranza ma adesso siete una realtà fortissima che merita pari opportunità, pari diritti come tutte le altre persone di questo paese.  Non dovete abbassare la testa, mai! L’orientamento sessuale non mi interessa, questa è la vera democrazia. Anche la costituzione lo dice chiaramente. Mi interessa sapere se queste persone sono persone per bene o no, se fanno una vita serena o no, se fanno del bene o no. Il resto fate un po’ quello che cavolo vi pare!»

Nel corso della serata, inoltre, tutto il pubblico ha partecipato virtualmente al Word Pride in corso a New York. È stato infatti trasmesso in diretta il discorso che Alessandro Zan, ideatore del Festival, ha tenuto sul palco dello storico locale Stonewall Inn, in qualità di unico politico italiano ospite.

«Se lo merita – ha commentato Simona Ventura – Lo dico con grande orgoglio. Molte volte ci sentiamo in minoranza rispetto agli altri Pride, alle altre realtà, ma non lo siamo per niente. Siamo un popolo straordinario e non dobbiamo mai abbatterci per niente e per nessuno. E questo lo dimostra»

Redazione

C.S._Storie maledette Quel colpo che arriva al cuore


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Torna Franca Leosini, con  il suo Storie Maledette in uno uno Speciale, in onda domenica 30 giugno e martedì 2 luglio alle 21,15 su Rai3. L’appuntamento  dal titolo “Quel colpo che arriva al cuore” sarà dedicato a una delle vicende giudiziarie e umane che hanno segnato nel profondo la pubblica opinione e hanno coinvolto le coscienze nella passione del giudizio. Marco Vannini, 20 anni di splendida giovinezza, muore a Ladispoli in una notte di maggio del 2015. A spegnergli il futuro, un colpo di pistola. Con negligenza, la impugna Antonio Ciontoli, sottufficiale di Marina distaccato ai Servizi Segreti, che è il padre di Martina, la bionda fidanzata di Marco Vannini. Condannato a 14 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Roma, pena ridotta in Appello a 5 anni per omicidio colposo, Ciontoli è in attesa che si pronunci la Suprema Corte. Ma cosa accadde quella notte di tragedia, lo racconta, in esclusiva  per Storie Maledette a Franca Leosini, Antonio Ciontoli, chiuso da 4 anni nel silenzio e nell’ombra.
Redazione