ACHILLE LAURO, un padre avvocato, un nonno prefetto ma anche un vissuto in una comune e… il riscatto dei gioielli della nonna dal monte dei pegni con i primi guadagni


Achille Lauro

Su Achille Lauro, se ne son dette tante e tante se ne dicono, soprattutto dopo il successo riscosso a Sanremo con il brano “Me ne frego“, rappresentato ogni volta sul prestigioso palco da originali quanto coraggiose “rappresentazioni” iconiche, che hanno tenuto incollati alla tv milioni di telespettatori portandolo ad essere il personaggio del momento. Per questo Achille, il cui vero nome è Lauro De Marinis, chiarisce una volta per tutte, in varie interviste, alcuni aspetti della sua vita privata relativi alle sue origini, all’estrazione sociale della sua famiglia e se sia davvero mai stato in carcere.

Di seguito alcuni stralci di quanto racconta:

“Non mi è mai mancato nulla. Mio padre si chiama Nicola De Marinis, è stato professore universitario e avvocato, ha scritto quattro libri, per meriti insigni è diventato consigliere della Corte di Cassazione. Nonno Federico era prefetto di Perugia, l’altro nonno ha combattuto nella seconda guerra mondiale: si chiamava Archimede Lauro Zambon. Sono nato a Verona perché lì abitava la famiglia di mia mamma, Cristina, originaria di Rovigo, ma sono cresciuto a Roma”Mia mamma ha dedicato la vita agli altri. Casa nostra era sempre piena di ragazzi presi in affido. Sono sempre stato abituato a condividere”. ..“Ci fu una crisi. Però mamma per noi c’è sempre stata.

Durante l’adolescenza ha frequentato la periferia romana, vivendo anche in una comune “Con mio fratello Federico, che ha cinque anni più di me, andai a vivere in una comune, a Val Melaina, Montesacro. Il collettivo si chiamava Quarto Blocco, c’erano altri venti ragazzi: chi scriveva, chi dipingeva, chi incideva musica a torso nudo… Così ho iniziato a scrivere, disegnare, incidere. Ora anche a dipingere

Falso che spacciava, che rubava i motorini e sia mai stato in carcere, anche se è vero che ha visto tanti ragazzi fare una brutta fine a causa delle droga. “Su di me circola una leggenda nera, inventata da gente che ha interpretato alla lettera il mio primo libro, Sono io Amleto, che in realtà è una biografia romanzata. Ne sto scrivendo un altro, La storia di una notte, in cui sono innamorato di un ricordo. Non si è mai innamorati di quel che si ha; si è sempre innamorati di quel che non si ha più. Come è andata davvero? Nelle periferie la droga esiste. Far finta che non esista è più sbagliato che parlarne. È una piaga sociale che non va nascosta: ne va dato un giudizio negativo.

Non posso dire che queste cose non le ho mai viste; al contrario, le conosco, e cerco di aiutare le persone a non distruggere la loro vita. Vengono a intervistarmi e poi scrivono “Lauro spaccia”, al presente, “Lauro ruba”, al presente. Sono cresciuto in un ambiente difficile, in mezzo a persone problematiche. Ma Sanremo è il frutto di quindici anni di impegno. Se avessi buttato il tempo in queste sciocchezze non sarei qui. Canto per dire ai ragazzi di non sprecare il loro tempo: prima capisci quello che vuoi fare, prima arrivi al successo. E il successo non è la fama; è la riuscita del proprio percorso”.

Ma è proprio dalle difficoltà famigliari che nasce la sua ambizione: Ho suonato davanti a tre persone. Ho pagato di tasca mia la sala del primo concerto, 300 euro per lo Zoobar di Roma. Per anni non ho dormito, per creare tutto questo. Proprio quando ero stanco, a un certo punto tutto si è messo a posto, sia la mia vita sia quella dei miei”.

Alla domanda sul suo orientamento sessuale “Etero, gay o fluido?” ha risposto non volendosi però etichettare: “Questo lo lascio al caso” .

Una piccola curiosità che gli rende merito è che dopo aver trovato il successo con i suoi primi guadagni il 29enne ha voluto ricomprare i gioielli che appartenevano a sua nonna e che erano stati impegnati durante un periodo di difficoltà economiche. “Sì, i gioielli di nonna Flavia. Li ho riscattati dal monte dei pegni”.

Redazione

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