CS_FRANCO BATTIATO R.I.P. maestro


Mistero su Franco Battiato: No alle speculazioni, Taormina lo abbraccia così

Tu nasci. Nei primi anni ’70, quando Lui c’era già, da un bel po’, ma non è che a 1-2 anni tu possa gongolare ascoltando ”Pollution” o ”Sulle corde di Aries”. Anche se – scoprirai – tua madre sta lavorando a Milano, e racconterà di un nasuto cantante siculo che, gentilmente, va al suo sportello postale per inviare delle musicassette.

Il colpo di fulmine arriva a fine anni ’70, quando tra una sigla di Goldrake e una di Heidi leggi di un tizio che canta “L’era del cinghiale bianco” e tu, che come tutti i bambini sogna di avere in casa un dinosauro, ti chiedi se ‘sto cinghiale bianco sia stato prima o dopo l’era dei Tirannosauri e dei Diplodochi. Poi lo vedi nel 1982, quando con un megafono dice che c’è un ponte da cui sventola bandiera bianca, e ti sembra tanto strano: le tue compagne di classe hanno i primi orgasmi per Miguel Bosè, i tuoi compagni sognano Sophie Marceau, e tu non capisci cosa sia quel “Sentimento nuevo” di cui Lui narra. Però capisci che qualcosa, in te, è cambiato.

Ne senti le interviste, dove non capisci se ci è o ci fa, ma soprattutto TI PIACE QUELLO CHE CANTA. Uno, due, tre album. Quattro, cinque, dieci. Niente: passano gli anni, a fatica ne riesumi i precedenti lavori (e recuperare “Fetus”, senza ristampe, è un po’ diverso rispetto alla globalità attuale), e continua a PIACERTI TUTTO. Ok, magari davanti ad alcuni affaticati egitti-prima-delle-sabbie rimani basito, ma va bene lo stesso. Poi decide di lasciare il pop e darsi all’opera. Anzi no, torna al pop, ma è tutta un’altra cosa, di livello superiore. Senti “E ti vengo a cercare” e ti sollevi da terra. Senti “L’ombra della luce” e decidi che quelle righe andranno sulla tua lapide, quando sarà. Senti “Caffè de la Paix”, che piace a pochi ma a te piace TANTISSIMO.

Trovi le ristampe degli anni ’70, e impazzisci. Passano gli anni ’90, quando arrivi anche a snobbare “La cura” perché quella è per tutti, ma vuoi mettere con “Da Oriente a Occidente”? Trovi anche i suoi primi lavori anni ’60, quando era roba estiva da Festivalbar, e ti piace pure quella. Arrivano gli anni 2000, 2010, e Lui c’è sempre. Non trovi una riga della sua opera che non ti aggradi, nulla. Anche se non sei un imbecille, e capisci che certi lavori più recenti, “Il vuoto” o simili, possono apparire ripetitivi. Ma è sempre LUI, e ti va bene lo stesso.

Poi scopri che sta male, e quando ascolti “Torneremo ancora” pensi che non sia niente di clamoroso, ma sai benissimo che sarà l’ultima volta che sentirai la sua voce in un inedito, e allora la vedi, la senti, in tutta altra maniera.

Poi scopri che non c’è più, ma vorresti urlare al mondo che è una fake news. Perché lui c’era, c’è stato e ci sarà sempre. E non perchè credeva nella reincarnazione (e chissà chi o cosa sarà il fortunato in cui Lui si reincarnerà), ma solo perché il suo transito terrestre è finito non è che tutto si spenga, anzi.

E tu ringrazi, perché potevi tu, o poteva Lui, nascere in un’altra epoca, e non vi sareste incontrati. Invece no.

Buon viaggio, Franco Battiato.

(Enrico Faggiano)

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