Alessandro Errico

Intervista ad Alessandro Errico: E.. che il futuro la smetta di essere una minaccia e ritorni a essere una promessa.


Music Star’s Blog vi propone un’interessante intervista  ad Alessandro Errico pupillo di Maria De Filippi nel lontano 1996 e ospite fisso dell’allora talk show “Amici”, di cui recentemente abbiamo parlato (http://wp.me/p2K1pn-2vv)  leggetela attentamente…

Ciao Alessandro, hai fatto parte degli ospiti fissi del talk show Amici di Maria De Filippi agli esordi quando si parlava di problematiche legate all’universo giovanile, pensi che il tuo percorso sarebbe stato diverso se avessi avuto modo di partecipare al talent show così come inteso oggi dalla stessa De Filippi?

Inevitabilmente sì. Cambiando la forma si cambia il contenuto, senz’altro se avessi partecipato a un “Talent show” piuttosto che a un “Talk show” avrei avuto un percorso diverso. Sta di fatto che io sono figlio di una generazione che i Talent non li conosceva, che pensava che in televisione si dovesse essere “più veri del vero” e che la musica non fosse l’ancella dello spettacolo ma avesse una sua dignità, che fare musica insomma fosse un modo per dire delle cose e non per “esserci” a prescindere. Partecipare a un Talent in un certo senso implica donarsi totalmente a questo scopo e mettere tra parentesi quelle cose da dire (se uno le ha ovviamente) quindi sì… insomma… a me tutto questo non è successo e quando stava per succedere, ero già altrove.

Hai partecipato alla quarantaseiesima edizione del Festival di Sanremo con successo certificando oro il tuo disco “Il mondo dentro me”, cosa è capitato poi?

Nulla di che, ho fatto un altro Sanremo ma poco tempo dopo l’uscita del secondo disco (Esiste che) ho capito che per salvarmi l’anima dovevo fermarmi e respirare.

Conclusa la tua avventura con la Sugar di Caterina Caselli su cosa ti sei orientato? Hai inciso ancora?

Per parecchio tempo no. Avevo bisogno di fare tabula rasa perché mi sentivo come un foglio pieno di scarabocchi che dovevo riportare al suo grado zero, puro. Non una bella immagine, è vero, peraltro anche abbastanza fuori fuoco perché non è che uno si può cancellare come in quel film geniale e bellissimo, Eternal sunshine of a spotless mind. Però per un po’ ho messo la penna al chiodo, ho letto e studiato senza scrivere una parola “originale” fino a che non ho avuto la possibilità di rimettermi in gioco totalmente con un progetto sperimentale e avanguardista come i SoneTsenZ. Con loro in un certo senso ho ricominciato a scrivere più che altro per capire cosa ero diventato nel frattempo, quanto in là potessi spingermi con le parole e con la musica.

Come è cambiata la musica oggi? Quanto serve avere talento e quanto serve avere invece buone conoscenze?

Hemingway diceva che il genio è 1% inspiration (ispirazione, talento) e 99% perspiration (traspirazione, sudore, fatica). Sicuramente in questa formula manca il “fattore C” che conta sempre tanto, e forse anche quelle che chiami “buone conoscenze”. Però è chiaro che il talento è solo la scintilla che può accendere una fiammella o appiccare un incendio e questo dipende da cosa c’è dentro (o dietro) il talento.

Hai partecipato a diversi festival di Sanremo, nel 2014 hai presentato un brano che ha incuriosito, “Il mio paese mi fa mobbing”, una sorta di canzone denuncia a nostro parere che hai voluto “donare” al Presidente Napolitano, con una serenata sotto le finestre del Quirinale. Hai saputo per caso se il Presidente  ha gradito l’omaggio?

Ah sì… s’è anche affacciato alla finestra e come Giulietta ha detto “Ohimé!”

A quali artisti t’ispiri per la tua musica?

L’elenco sarebbe infinito e probabilmente non sarebbe di soli musicisti in senso tradizionale. Mi ha insegnato più cose ad esempio Sanguineti sulla musicalità delle parole che mille cantautori… o anche Carmelo Bene sulla capacità di modulare la voce che un milione di cantanti.  Poi è chiaro che vivendo in una perenne colonna sonora musicale sono influenzato da quello che sento ma non saprei dirti da cosa in particolare. Buckley padre e figlio, Beatles, De André, Radiohead, Steven Wilson… lasciamo stare che già ho i sensi di colpa per quelli che dimentico…

Come definiresti il successo?

60% sudore, 10% talento, 10% conoscenze, 10% culo… il restante 10% è un mistero come l’ingrediente segreto della Coca-Cola e ne sa qualcosa la Pepsi… senza quello il risultato fa’ sempre un po’ schifo (almeno per me).

Con Maria De Filippi hai ancora contatti?

Non la sento da un po’ perché? Vuoi il suo numero?

Oggi dai talent secondo te escono talenti o più che altro prodotti discografici “predefiniti”?

Entrambi. Talenti a cui vengono cuciti addosso prodotti discografici che spesso li ammazzano (artisticamente parlando). In fondo, se ci pensi, al “contenuto” di quei talenti si arriva sempre alla fine, prima in un Talent c’è lo spettacolo, il discorso intorno alla musica poi, solo se arrivi in fondo, canti una canzone scritta dallo stesso autore che scrive per altri mille.

Progetti imminenti?

L’11 luglio, il prossimo concerto in Liguria. Per me un concerto è una cosa totalizzante da cui come per un libro o un film devi uscire diverso da come sei entrato (e vale per chi mi ascolterà come per me). Se alla fine resti uguale si vede che non ne è valsa la pena, tanto valeva che te ne stavi a casa. Chi ci sarà, voglio che venga letteralmente travolto, che viva una cosa diversa, totalizzante appunto. Come per me dev’essere la musica.

Cosa ti aspetti dal futuro?

Che la smetta di essere una minaccia e ritorni a essere una promessa.

Grazie ad Alessandro e al suo Ufficio Stampa per la gentile disponibilità.

Alessandro Errico: Il mio paese mi fa mobbing – fleshmob davanti al Quirinale – una canzone in dono al Presidente Napolitano


Alessandro Errico, vi dice niente questo nome? ai giovanissimi forse no, ma Alessandro fu lanciato da Maria De Filippi nel lontano 1993 quando Amici era ai suoi esordi più un talk show che un talent show, dai contenuti che riguardavano problematiche legate all”universo giovanile. Alessandro Errico, era il pupillo di Maria De Filippi e dotato di una discreta voce,  diventò presto un beniamino delle teenager del periodo. Seguì poi la strada Sanremese e nel 1996 si presentò in gara fra le nuove proposte con “Il grido del silenzio” su etichetta Sugar di Caterina Caselli all’epoca amica di Maria De Filippi (l’album  “Il mondo dentro me” del 1996 vendette 100mila copie). Poi, ancora Sanremo con “E penserò al tuo viso” senza però passare il turno e poi l’oblio.  Lo  scorso novembre ritorna in “solitaria” con “Mai e poi mai” , ma si fa notare a Sanremo 20014 col brano di denuncia dal titolo “il mio paese mi fa mobbing”, un testo che riprende la crisi del momento che ben si adatta però  anche al mondo della musica, alle difficoltà di riemergere dopo un periodo di assenza. Ebbene il 2 giugno, Festa della Repubblica, Alessandro Errico ha cantato questa canzone sotto le finestre delPalazzo del  Quirinale dedicandola al Presidente Napolitano. Una vera serenata al Presidente Napolitano di cui però non è dato sapere se abbia apprezzato o meno.

A breve un’intervista con Alessandro Errico

Alessandro Errico Nuovo singolo in radio Il mio paese mi fa mobbing


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Molti si ricorderanno di lui ad Amici, quando a metà anni ’90 impazzava sulle copertine e campeggiava sui poster delle riviste teen. Oggi Alessandro Errico è un artista più consapevole che però, come molti, fatica a rientrare nel circuito mainstream. E allora sceglie l’ironia, invece della chiave polemica, per par parlare di se’.

Alessandro Errico si è definito ‘’il 15/mo big in gara a Sanremo, l’unico senza pass per il teatro Ariston’’.

Alessandro infatti è ritornato al Festival dopo le sue apparizioni del 1996/97 con il brano “Il mio paese mi fa mobbing”. Nonostante l’esclusione della sua canzone dal cast della kermesse sanremese del 2014 il cantautore romano, con l’ostinazione di chi vuole fortemente raggiungere un suo obiettivo, ha vissuto l’ultima edizione“ con un’operazione assolutamente ironica intitolata #Sanremoperforza al punto da ricevere il premio della critica direttamente dal fondatore del premio Giò Alajmo “vincendo” la 64° edizione del Festival.

Come è solito dire Alessandro, il tema della guerra è stato affrontato spesso dalla forma canzone (“Le déserteur” di Boris Vian, più conosciuta nella versione italiana tradotta da Giorgio Calabrese ed interpretata da Ornella Vanoni e Ivano Fossati, ne è un fulgido esempio). Nel testo di Vian, il tema è la guerra vera, quella a cui il personaggio della canzone non vuole partecipare e quindi diserta.

Nella canzone di Alessandro il contesto è invece cambiato. La guerra non è più sul campo di battaglia con fucili e carri armati, ma si combatte tutti i giorni e tutti i giorni si muore un po’. Si muore non per paura, ma si muore lentamente e quotidianamente per quella che in gergo medico è definita “sindrome di Burnout”, un vero e proprio cortocircuito psicofisico che crea danni devastanti: all’umore, alle relazioni familiari, amicali e sociali, alla capacità di affrontare le incombenze quotidiane. Fino ad intaccare la voglia di continuare a vivere. Il mobbing è una vera e propria “guerra non convenzionale”.

Il brano “Il mio paese mi fa mobbing” termina con la frase “io armi non ne ho”, ed è chiaramente una variante “attualizzata” e meno pacifista de “Il disertore” di Vian.

Qui il video del brano: