Bocelli

28/10/2018 – 20:35 #RAI1 “CHE TEMPO CHE FA” Andrea Bocelli ospite con il figlio Matteo da Fabio Fazio


Domenica 28 ottobre ospite di Che Tempo che Fa di Fabio Fazio in onda dalle 20.35 su Rai1, Andrea Bocelli accompagnato dal figlio Matteo Bocelli.

Il repertorio del grande artista, ha toccato il miliardo di streaming in tutto il mondo alla vigilia dell’uscita del nuovo album pop di inediti “Sì” dove duetta con star internazionali del calibro di Ed Sheeran, Dua Lipa, Aida Garifullina e Josh Groban, e per la prima volta insieme a suo figlio Matteo Bocelli su “Fall On Me”.

Che Tempo che Fa è realizzato da Rai1 in collaborazione con l’OFFicina e va in onda dagli studi del Centro di Produzione Rai di Milano con la regia di Cristian Biondani. Che Tempo che Fa è scritto da: Gianluca Brullo, Claudia Carusi, Fabio Fazio, Arnaldo Greco, Piero Guerrera, Veronica Oliva, con la consulenza di Francesco Piccolo e di Stefano Faure, Giacomo Freri e Giacomo Papi. La scenografia è di Marco Calzavara. Produttore esecutivo Rai Luisa Pistacchio, Produttore esecutivo L’OFFicina Max Giammarrusti.

Redazione

Il centenario dell’ Arena di Verona: Ritorno agli antichi splendori.


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Lunedì 10 giugno 2013 l’”Arena” di Verona, inizialmente accesa di innumerevoli luci, o, per meglio dire, quasi illuminata a giorno, stracolma di pubblico, sicuramente, come sempre, proveniente anche dall’estero, si è preparata a ospitare un evento attesissimo, l’inaugurazione della stagione operistica, oltre che di innegabile valenza celebrativa, avendo essa ricevuto la sua consacrazione a “tempio della musica” esattamente 100 anni fa, nel 1913 e da allora, oltre ad aver visto avvicendarsi e sfilare i più stimati nomi della lirica e della musica, un tempo prevalentemente classica, nazionali ed internazionali, è diventata, per così dire, uno dei “fiori all’occhiello” in grado di rappresentarci onorevolmente nel mondo. E in tale cornice magica e prestigiosa, ieri, si sono dati il cambio artisti di primissimo piano, dando vita ad esibizioni singole e corali di altissimo livello, fra cui l’aria toccante e nostalgica “E lucevan le stelle” dalla “Tosca” di Puccini e la potente “Vincerò” da “Turandot”, rese dal tenore Andrea Bocelli con voce limpida e dalle sfumature inalteratamente giovanili e il mirabile duetto, nella datata romanza “Non ti scordar di me”, che ha visto impegnati quel “monumento della scena” -meglio noto come uno dei “three tenors” (ndr Pavarotti-Domingo-Carreras) di fama interplanetaria che hanno dato dimostrazione della loro sorprendente vocalità, riuniti in trio, in molteplici occasioni- che è Placido Domingo, e il citato artista toscano, con cui hanno omaggiato l’indimenticabile amico comune scomparso Luciano Pavarotti, applauditi, fra il pubblico, dalla sua giovane vedova, Nicoletta Mantovani Pavarotti.

E ancora, sul palco sono apparsi un mobilissimo e vivacissimo (l’aggettivazione in “–issimo”, dopo aver ascoltato, nell’opera, tanti “Bravo bravissimo, presto prestissimo” ecc. è pressoché un riflesso condizionato) baritono che ha fatto rivivere un “Barbiere di Siviglia” divertente e dalla lingua sciolta proprio come lo si immagina e una “Madama Butterfly” interpretata da una cantante ispanica che nel ruolo dell’eroina pucciniana ha saputo essere intensamente emozionante nel tratteggiarne lo struggente amore illusorio e senza speranza, carico di vane aspettative, senza mai essere tentata da scivolamenti sul versante lacrimevole e lamentoso.

Rutilante e multicolore lo spettacolo collettivo, che ha impegnato, pare, ben duecento figuranti, della piazza, che, in “Carmen”, accoglie il “toreador” Escamillo e poi le coreografie imponenti per la marcia trionfale di “Aida” e le danze dei gaudenti che intonano, con il calice levato, il famosissimo “Libiamo” da “Traviata”. Ma la tradizione è stata anche sapientemente mescolata con l’innovazione, la modernità e l’aggancio a tragiche pagine di storia di un passato non remoto non completamente rimosse dalla memoria di molti, infatti non poteva non colpire la scenografia di “Nabucco”, dove l’immancabile “Va Pensiero” è stato sussurrato da un popolo ebraico in stato di schiavitù impossibilitato a oltrepassare lo sbarramento di “cavalli di Frisia” e reticolati di filo spinato che si riportavano a forme di detenzione in stato di prigionia ben più dure e senza scampo di quelle dell’Egitto antico.

La serata è stata presentata da Antonellina Clerici, con il busto strizzatissimo nel corpetto del suo abito lungo rosa da cui debordava, con tanto di “carne tremula” ai lati, i casi sono due, se vuole riuscire a “entrare” in questi abiti: o si iscrive alla svelta presso un centro “Figurella” o si fa scucire tutte le “pinces” dalla sarta e si allenta la “guepière”, altre soluzioni non ci sono.

In conclusione, l’inno di Mameli, intonato da Bocelli, con partecipazione del pubblico all’unisono. L’ “Arena”, finalmente, ieri sera, è stata restituita alla cultura, all’arte, all’universalità, dopo che in tempi recenti si era temuto potesse inesorabilmente declinare, vista la sempre più frequente concessione ad ospitare sullo stesso palcoscenico e nell’ambito delle stesse manifestazioni, personaggi di mediocre spessore artistico, per lo più di estrazione televisiva, accanto a “big” che invece ne hanno fatto la storia e hanno contribuito a darle lustro e fama generalizzati. Cinque milioni di telespettatori all’ascolto sono un risultato più che confortante, che sta ad indicare che la trasmissione non è stata seguita solo da un ristretto numero di melomani e appassionati e che l’opera, il “bel canto” e la musica in genere godono tuttora, fortunatamente, di un ottimo stato di salute.

[Articolo a cura di Fede]