conferenza stampa

24/02/2017 -Michele Bravi esce il nuovo album, Anime di Carta: “Le canzoni di questo disco non sono 13 canzoni ma sono il racconto della mia vita degli ultimi tre anni”.


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Il diario degli errori è il brano che Michele Bravi ha presentato a #Sanremo2017 che si è piazzato quarto nella classifica del Festival e che occupa il sesto posto nella classifica Fimi/GFK. Il brano è contenuto nell’album “Anime di Carta” in uscita  oggi 24 febbraio che racconta gli ultimi tre anni della vita del cantante.

Michele dopo la partecipazione a Sanremo sembra risorgere dalle ceneri di un periodo buio post XFactor che ha richiesto riflessione, analisi e tempo come  racconta nelle dichiarazioni rilasciate  nel corso dell’incontro con la stampa

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 “Questo per me è un disco importante. Questo è stato un percorso intenso, diverso dal percorso standard post-talent. Ho preso scelte difficili ma Sanremo mi serviva per dimostrare quanto fossero state giuste le mie scelte sbagliate. Ho iniziato a scrivere le prime cose di questo disco tre anni fa e solo a dicembre sono riuscito a finire quelle canzoni iniziate tre anni fa”.
“E’ stato anche un percorso umano. Il lavoro e la vita personale si sono incontrate spesso. Ho iniziato a pensare a me stesso… ho perso una persona importante a cui tenevo e c’ho scritto un disco. E’ stata una seduta di psicanalisi con me stesso. Ho capito che siamo tutti Anime di Carta. La carta è quel materiale accessibile a tutti, un pezzo di carta ce l’hai sempre vicino, quindi non è un qualcosa di ricercato ma lì ci puoi scrivere la tua storia. Ci si può accartocciare, si può prendere fuoco, si può diventare un’origami bellissimo”.
“A vent’anni non posso parlare di queste cose? Il punto è proprio questo. La mia prima storia è stata a vent’anni ed è stata una storia perfetta. Non mi sono posto problemi perché ci sono andato a braccia aperte, come si va la prima volta. Dopo la prima scottatura, ci si rende maggiormente conto. Avevo trovato una persona che mi illuminava. E questo disco è quella luce. Sono contento di aver potuto dimostrare che quelle scelte sbagliate erano giuste e spero di poter continuare a scrivere questo diario degli errori. Sono arrivato ad una fase di serenità, anche se non sembra (si commuove, ndr)”.
 “Ho fatto delle enormi cavolate, sono stato uno stronzo e ho sbagliato. Dalle scelte sbagliate spero di imparare ancora. Prima ero più stabile ed energico. Ora sono più emotivo ma perché ho tolto ogni filtro. Queste di questo disco non sono 13 canzoni ma sono il racconto della mia vita degli ultimi tre anni”.
L’intervista a Vanity Fair (in cui fa coming out, ndr) è stata solo un’anticipazione di quello che si sentirà nel disco. Avevo bisogno di dire le cose come stavano, senza filtri. C’è anche un pezzo che parla di sesso orale con una ragazza. Avevo bisogno di togliermi quella sovrastruttura. Canto quello che vivo e vivo quello che canto. Spero anche che questo disco divida. Spero che ci siano tanti a cui questo disco faccia schifo perché questo significherà che sono riuscito a raggiungere le persone che mi interessavano”.
Il tour:A maggio sarò a Milano e Firenze con un’anteprima. Anche nel concetto dal vivo mi piacerebbe parlare di spettacolo. Ci sarà un filo conduttore. Mi sto dedicando a queste due date. Non ci sarà una normale band ma ci saranno musicisti specifici. E sul palco ci sarà una rivisitazione del concetto di carta. Ho il timbro interessante, questo disco mi ha permesso di vestirlo bene e coccolarlo”.
Non è un album di rivincita:  “Ho capito che non me ne frega un cavolo. Ho imparato a capire le regole del mercato discografico. Quando mi hanno stracciato il contratto, era giusto. Non ho ritenuto giusto l’atteggiamento di quella persona di merda che mi voleva far sentire morto. Non è una rivincita, questo è un inizio. Il primo disco era un debutto nella discografia e chiedevo ai grandi autori ‘cosa può diventare Michele?’. Il secondo disco era più mio. Ma questo è il mio primo vero disco perché sento di poter dire che queste canzoni posso cantarle solo io. Me lo sono sudato tanto”.
“Ho un rapporto particolare con gli autori, infatti mi odiano tutti. Ho chiamato personalmente degli autori e prime di iniziare a scrivere, ho iniziato a frequentare queste persone. Noi ci vedevamo, pomeriggi su pomeriggi, anche solo per parlare o perché c’era la voglia di prendere un caffè insieme, senza dover scrivere nulla per forza. Non riesco a sedermi al tavolino con una persona solo perché so che scrive delle hit. Non funziona così. Ci sono anche autori impensabili per il pop, da Contessa de I Cani in poi… ma umanamente ci siamo trovati bene”.
“Mi sono incontrato con questi autori. Faccio l’esempio di Federica Abbate. Ci sono incontrati a cena per la prima volta a marzo. Ci siamo messi a parlarci, poi abbiamo iniziato a condividere pezzi e consigli. Un giorno, dopo una chiacchierata sulla fine della mia storia, si è presentata a casa mia con Il Diario degli Errori. E’ nato su di me e mi aveva capito come un’amica vera. Quel pezzo era perfetto così, non ho cambiato una parola”.
Sanremo è andato bene (i voti delle giurie erano ottimi): “Non ho visto percentuali o cose. So solo che sono arrivato quarto perché ero davanti alla tv. Senza presunzione, sapevo di avere un pezzo importante e sapevo che quella canzone meritava una platea ampia. Se è piaciuta alle varie giurie sono contento, però riconosco il merito alla canzone perché quello è il Festival della canzone. Ha vinto il pezzo, non io. Lo metto nel mio diario delle vittorie… anche se partivo sotto zero”.

Perché anche le canzoni in inglese? “E’ una scelta lucida. Non voglio rinnegare il vecchio disco, però il fatto di aver cantato in inglese mi sono reso conto che mi faceva nascondere dietro qualcosa. Era una protezione o un filtro. Io penso in italiano, la mia lingua. Se ti devo dire ‘vaffanculo’, te lo dico in italiano perché in inglese non avrebbe la stessa forza”

Hai delle influenze particolari? “Ascolto di tutto. Ho approfondito tanto la musica elettronica. Da lì ad ispirarmi mi sembra di mancare loro di rispetto”.

Pausa sarà il nuovo singolo?Non ne ho idea. Mi tiro indietro sulle scelte discografiche”.

 Mi piacerebbe duettare con Chiara. Io e lei ci facciamo già delle cantate infinite”.

 
 Redazione
 
 
 

RENATO ZERO PRESENTA “ALT” A MILANO : “Ognuno di noi è Gesù” e può fare la rivoluzione


 

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Questa mattina, alle ore 12, presso l’Area Pergolesi di Milano, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo cd di Renato ZeroAlt”.

Anche il nostro Blog ha avuto modo di assistere al gran ritorno in scena del cantautore romano dopo 3 anni di fermo, assistendo all’evento. Un ritiro voluto, ha affermato Renato, perché l’importante non è correre, ma sapere sempre cosa dire, quando dirlo e in un periodo politicamente e socialmente difficile come questo era arrivato il momento di intervenire drasticamente. Una conferenza dalle sfumature sociali, che riprende le linee guida dell’album: la violenza, la politica, la povertà, il problema di internet che limita i giovani, la famiglia in tutte le sue forme. Una battaglia o forse proprio una “rivoluzione… fatta e rifatta! Vissuta di faccia e di cuore”, quella che spinge Renato che per la prima volta pensa più al presente che al futuro, in una metrica insolita, volendo vivere appieno tutto ciò che la vita gli regala, incapace di stare in panchina rassegnato al tempo.

Ci vuole il coraggio di tornare fra la gente” – afferma Renato – “vivere la vita perché se non si vive, non si scrive”. Dalla vita vera nascono le canzoni, un atto d’amore per coinvolgere gli altri, ma sempre nuove, mai omologate. La scrittura di un testo e la composizione di un arrangiamento devono andare di pari passo, senza mai dimenticarsi il lavoro dei musicisti.

Con la sua impronta ironica e autoironica critica la televisione, ormai tornata al bianco e nero, diventano la messa in scena e la nascita di alieni, che non appaiono nella loro reale condizione ma con la nuova qualifica di “tuttologi”. Ai giovani invita, invece,a fare pratica e tutto con passione, con il coraggio di uscire da Internet, “perché c’è talmente tanta solitudine che poi genera depravazione”.

Si scaglia senza mezze misure contro la pirateria informatica e contro chi ha messo online i brani di Alt prima dell’uscita del cd, chiedendo esplicitamente ai “sorcini” coinvolti di non andare più ai suoi concerti e non acquistare più i suoi cd, perché per un auto produttore come lui, un gesto del genere rappresenta una mancanza di rispetto verso l’artista e l’uomo che vive di arte.

L’amore che è sempre stato il filo rosso dei suoi cd per una volta viene lasciato in disparte ma non mancano momenti in cui, a cuore aperto, prepotentemente fa capolino. Amore in tutte le sue forme, perché la famiglia, qualunque essa sia, basta che sia solida e continuativa.

Nessuno può giudicare le famiglie” – continua Renato – “il problema è degli stronzi che non amano e sono soli anche se hanno figli”.

Alt si figura come una ricetta contro i mali dei nostri tempi, contro la falsità, la superficialità, l’abuso sulle donne e di potere, il plagio e la violenza, perché altro non vuole essere che un sollecitatore di chi ha la voce flebile per poter parlare, di chi non è raccomandato da nessuno, di chi si fa da solo contro un sistema in cui tutti ambiscono a ruoli di spicco, rovinando l’Italia e il suo popolo.

Per Roma ha sempre un pensiero d’affetto, la città in cui vive e non lascerebbe mai, ma che purtroppo percepisce cambiata, spogliata dalla sua circolazione reale, in una situazione di difficoltà nel degrado dell’amministrazione. “I romani sono in periferia, in centro rimangono i vescovi, i politici di Montecitorio, i fattorini”. Non cede invece alle domande mirate sulla politica, volendo essere neutrale, ma non nega la sua avversione verso i sindacati che minano il rapporto tra datore di lavoro e l’operaio. Si schiera totalmente contro i sindacalisti che poi vanno a finire a Montecitorio, ma ci tiene a sottolineare che non è contrario ai sindacati ma all’ostruzione.

Al limite tra il mistico e il pagano, ma sempre eclettico ed estroverso, un Renato dalle mille personalità, con una voce ben potente per denunciare ciò che non va in 14 tracce in cui non risparmia nessuno e invoca Gesù. “I mussulmani hanno estremizzato il concetto. Si sente molto l’assenza di Gesù, non parlo di Dio, ma Gesù è ognuno di noi”, perché ognuno di noi può fare la differenza. “Gesù, oggi niente miracoli? Mai più il coro degli Angeli? Ora odore di guerra. La terra in ginocchio sta.

E’ l’uomo che può cambiare l’Italia, che può fare la rivoluzione, che può scegliere le sorti del nostro Paese. E’ l’artista invece che può arrivare al popolo, spronarlo, incitarlo a fare la differenza, in una forma di rinascita. Renato porterà il suo Alt e il suo spirito rivoluzionario nella cornice dell’Arena di Verona, l’1 e il 2 giugno, dopo 18 anni di assenza . “ Sono felice di fare Verona perché mi deve tre malleoli. E’ la promozione più diretta e autentica. Sarà uno spettacolo unico”, per cui non resta a tutti i fan di accorrere numerosi, per non perdere un Renato più motivato e pronto di sempre.

per Redazione/G.E.

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