docu-film

CS_Su Rai1 “Sogno Azzurro, la strada per Wembley” Un docu-film “dentro” la vittoria


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A pochissimi giorni dalla finale di Euro 2020 arriva il film inedito che racconta, attraverso immagini mai viste, come l’Italia è diventata Campione D’Europa: è “Sogno Azzurro, la strada per Wembley”, un progetto della Direzione Sviluppo Nuovi Formati, che andrà in onda giovedì 15 luglio alle 20.30 su Rai1. Un docu-film che ripercorre la cavalcata vittoriosa degli Azzurri di Mancini, dalla partita d’esordio fino alla finale contro l’Inghilterra. Una troupe ha vissuto per un mese insieme agli Azzurri, per portare gli spettatori dentro la vita dei calciatori e di tutti i componenti dello staff, tra allenamenti, partite, viaggi e festeggiamenti. Un’avventura raccontata attraverso le voci dei protagonisti, che hanno confidato alle telecamere sogni, gioie, dolori e speranze.
“Sogno Azzurro, la strada per Wembley – dice Pierluigi Colantoni, Direttore Sviluppo Nuovi Formati Rai – è il completamento di un progetto iniziato un anno fa insieme alla Figc, per raccontare l’avvicinamento della Nazionale agli Europei attraverso le 4 puntate di Sogno Azzurro, andate in onda nei giorni immediatamente precedenti all’Europeo, portando in una delle fasce orarie più importanti della prima rete generalista il nuovo linguaggio televisivo della docu-serie.” 

Redazione

“#AnneFrank. Vite parallele” in occasione della Giornata della Memoria


Su Rai1 a cura di Rai Documentari

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Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Bergen-Belsen? In onda su Rai1 sabato 23 gennaio alle 23.40 e presentato da Rai Documentari, il docu-film “#AnneFrank. Vite parallele” di Sabina Fedeli e Anna Migotto, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con RAI Cinema, con la collaborazione dell’Anne Frank Fonds di Basilea e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, accompagna gli spettatori nella storia di Anne che si intreccia con le vite di cinque sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei ora diventate madri e nonne.
A guidarci da una parte il premio Oscar Helen Mirren che abita la stanza di Anne Frank e legge per noi il suo diario, dall’altra Katerine, una ragazza e il suo cellulare, che percorre a ritroso le tappe di quella storia tremenda di morte, tappe europee della memoria, incontra le testimoni della Shoah e scrive anche lei un diario fatto di hashtag e sms. Diario di un viaggio che la porterà di luogo in luogo fino alla stanza di Anne.
I diari si intrecciano: alle emozioni di Katerine nel suo viaggio rispondono le riflessioni forti e inaspettate di Anne che vive quel mondo dal chiuso della sua stanza. Così la Storia arriva potente e attuale ai ragazzi di oggi, isolati nel lockdown. L’importanza della memoria e del giudizio insieme all’importanza di non perdere la speranza nel futuro.
È quella stanza il cuore della memoria. Per questo la Rai, con Rai Documentari, il Piccolo Teatro e 3D Produzioni, grazie alla collaborazione con l’Anne Frank Museum di Amsterdam, ha ricostruito nuovamente la stanza, usata come set per il documentario, in occasione della Giornata della Memoria. Luogo di esperienza per la società civile, che, come Helen Mirren, può raccogliersi e percepire le paure, le speranze e la voglia di vita che lo hanno animato. Un atto di resistenza culturale ma anche un modo per accendere una luce durante periodi bui e per richiamare l’attenzione sull’importanza del Teatro in Italia in questo momento di isolamento. “Questo documentario ci ha dato l’opportunità di far rivivere l’esperienza e le emozioni che questa stanza porta con sé anche alla società civile italiana, che ha risposto a gran voce. Tanti talenti del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo, dell’associazionismo, hanno aderito al nostro invito. Solo per citarne alcuni: Ferruccio De Bortoli, Carla Fracci, Beppe Sala, Emilio Isgrò, Massimo Recalcati, Linus, Gherardo Colombo, Don Gino Rigoldi, Antonio Albanese, Giuliano Pisapia, Gad Lerner, Monsignor Gianantonio Borgonovo” commenta Duilio Giammaria, direttore di Rai Documentari. 

Redazione

CS_Su Rai2 “Io tu noi, Lucio “racconta Battisti


Un docufilm con Sonia Bergamasco sul cantautore italiano, a 22 anni dalla scomparsa

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Un viaggio nella musica del grande Lucio Battisti.  A 22 anni dalla sua scomparsa, che ricorre il 9 settembre, Rai2 vuole rendergli omaggio mandando in onda, giovedì 10 settembre in prima serata alle 21.20, “Io tu noi, Lucio”,  un docufilm di Giorgio Verdelli.
A guidare gli spettatori nel percorso musicale del più innovativo tra i cantautori e musicisti italiani, attraverso un racconto fatto di voci e testimonianze inattese, sarà l’attrice Sonia Bergamasco.
“Io tu noi, Lucio” sarà un viaggio nell’universo di Lucio Battisti, dagli esordi come chitarrista nei dancing ai trionfi con Mogol, sino agli ultimi dischi con i testi della moglie, in arte Velezia, e del poeta Pasquale Panella. Musicisti, amici e collaboratori racconteranno l’artista inimitabile e l’uomo di rottura che ha abbattuto tutti gli schemi della musica italiana, rivelando tutti i segreti di una personalità complessa, che si celava dietro un’ apparente semplicità musicale, ma che nascondeva, invece,  un produttore meticoloso e che non lasciava nulla al caso. Nel docufilm, saranno Carlo Verdone, Paola Turci, Ron, Eugenio Finardi, Niccolò Fabi, Gianna Nannini, Riccardo Scamarcio, Vasco Rossi, Ermal Meta, Mogol, Geoff Westley, Edoardo Bennato, Mario Lavezzi, Mario Biondi, Renzo Arbore a raccontare suggestioni musicali e poetiche del grande cantautore. E ancora, Tony Cicco, Franco Mussida, Claudio Pascoli, Franco Daldello, Roby Matano, Pietruccio Montalbetti, Alberto Radius, Vince Tempera, Alberto Salerno, Ron, Mara Maionchi,  Claudio Bonivento, Le Vibrazioni, Colapesce, Antonio Di Martino. A fare da collante le straordinarie immagini d’archivio, legate alle sue canzoni, capolavori immortali entrati a pieno titolo anche nel linguaggio comune degli italiani: Ancora tu, Il tempo di morire, Un’avventura, Acqua azzurra, acqua chiara, Il mio canto libero, Emozioni, I giardini di marzo, Anna, La collina dei ciliegi, Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi, Sì, viaggiare, Con il nastro rosa, La canzone del sole, Non è Francesca, e tantissimi altri successi.

“Io tu noi, Lucio” con Sonia Bergamasco, è prodotto da Alessandro Lostia per Indigostories ed è scritto e diretto da Giorgio Verdelli.

Redazione

CS_#RAI1 05 DIC 2019, 21:25 “Storia di Nilde” La prima docu-fiction sulla vita di Nilde Iotti, giovedì 5 dicembre in prima serata


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A vent’anni dalla scomparsa di Nilde Iotti (4 dicembre 1999) e a quarant’anni dalla sua nomina a Presidente della Camera dei Deputati, va in onda giovedì 5 dicembre in prima serata su Rai1 la docu-fiction “Storia di Nilde”, prodotta da Gloria Giorgianni per Anele in collaborazione con Rai Fiction. Diretta da Emanuele Imbucci è interpretata da Anna Foglietta (Nilde Iotti), Francesco Colella (Palmiro Togliatti), Linda Caridi (Rosanna) e Vincenzo Amato (nel ruolo di Enrico Berlinguer).
Intrecciando ricostruzioni fiction, materiali di repertorio e testimonianze illustri, il racconto ripercorre la storia umana e politica di Nilde Iotti -una delle ventuno donne che parteciparono all’Assemblea Costituente nel 1946 e la prima ad essere eletta Presidente della Camera dei Deputati – per restituire alle nuove generazioni, attraverso un linguaggio inedito, emotivo e contemporaneo, non solo la sua figura politico-istituzionale ma anche il suo contributo di donna alle conquiste di civiltà del nostro Paese e al processo di emancipazione femminile.
Il racconto prende liberamente spunto da un fatto realmente accaduto: l’arrivo di una lettera inviata all’Avanguardia da una ragazza che lamentava le imposizioni da parte del suo fidanzato in merito alle proprie scelte di vita, alla quale Nilde Iotti aveva risposto personalmente sul giornale spronando la giovane a prendere in mano la propria vita con autonomia e libertà. Il rapporto di finzione tra Nilde Iotti e questa ragazza, Rosanna, è il filo conduttore della narrazione fiction, che segue la vita di Nilde Iotti fin dai suoi primi passi nella politica: dall’adesione alla Resistenza, alla partecipazione all’Assemblea Costituente fino all’inizio dell’attività parlamentare e all’avvio della sua relazione sentimentale con Palmiro Togliatti, Segretario del Partito Comunista Italiano, all’epoca sposato con Rita Montagnana. Una grande storia d’amore malvista dall’opinione pubblica e dallo stesso PCI, capace tuttavia di resistere alle sfide più grandi, come l’attentato subito da Togliatti nel 1948, mentre usciva da Montecitorio insieme alla stessa Nilde.
Ripercorrendo anche i momenti più intimi della vita della coppia – come l’inizio della convivenza e l’adozione della piccola Marisa Malagoli, sorella di un operaio morto durante una manifestazione del 1950 – la docu-fiction porta alla luce la Nilde Iotti pubblica e privata, la sua autorevolezza politica, il carisma, la forte capacità di dialogo e di inclusione politica, ma anche le scelte coraggiose e anticonvenzionali in un contesto politico e sociale non certo favorevole. Scelte che si fanno ancora più incisive dopo la morte di Togliatti nel 1964, periodo nel quale si collocano alcune delle battaglie più significative dell’azione politica di Nilde Iotti e le sue più importanti conquiste. Tra le altre, quella di convincere nel 1974 Enrico Berlinguer a schierare il Partito Comunista per il no al referendum abrogativo della Legge sul divorzio.
Tra le testimonianze illustri, che si intervallano alla narrazione fiction, il Presidente emerito della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, Marisa Malagoli Togliatti, il portavoce di Nilde Iotti Giorgio Frasca Polara, la sua biografa Luisa Lama, la Presidente della Fondazione Iotti Livia Turco, l’ex Presidente del Consiglio Giuliano Amato, l’ex direttore de l’Unità e parlamentare PCI Emanuele Macaluso, il direttore di Radio Radicale Alessio Falconio, i giornalisti Filippo Ceccarelli e Marcello Sorgi, lo storico Giuseppe Vacca, il regista e amico di famiglia Giorgio Ferrara.
Il racconto si chiude con il primo discorso di Nilde Iotti come Presidente della Camera dei Deputati, un’elezione entrata nella Storia, che ha sancito una tappa fondamentale nella trasformazione sociale del Paese per cui hanno lottato e lottano tante straordinarie donne italiane.

CS_#RAI3 24 OTT 2019, 23:20 Illuminate Torna la serie con il docu-film Oriana Fallaci


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Sabrina Impacciatore è la protagonista del primo docu-film di Illuminate 2, il secondo ciclo prodotto da Anele in collaborazione con Rai Cinema per restituire alle nuove generazioni la memoria e l’eredità di 4 donne italiane straordinarie
Dopo il successo della prima serie, il docu-film “Oriana Fallaci – Il lato nascosto della Luna” dà il via, giovedì 24 ottobre alle 23.20 su Rai3, a “Illuminate 2”, il secondo ciclo di 4 docu-film da 50’ prodotto da Anele in collaborazione con Rai Cinema che racconta le vite di 4 donne italiane straordinarie: la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci, la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti, la dirigente d’azienda Marisa Bellisario e la pluripremiata attrice Virna Lisi.

A guidare il racconto del primo docu-film, diretto da Marco Spagnoli, è l‘attrice Sabrina Impacciatore che, attraverso la raccolta di preziose testimonianze, si immerge in una ricerca attenta e sentita sulle tracce della personalità di Oriana Fallaci e degli eventi più significativi della sua carriera, descrivendo anche gli aspetti più umani e privati di una scrittrice che con il suo carattere forte e solitario ha vissuto con coraggio e determinazione.
Il viaggio di Sabrina Impacciatore si svolge all’interno dell’Agenzia Spaziale Italiana, una location che celebra la passione per lo spazio di Oriana con una mostra organizzata dal nipote Edoardo Perazzi e dedicata alla giornalista che negli anni ‘6o aveva raccontato in libri e reportage l’epopea della conquista della Luna. È proprio il satellite, epicentro fantastico dell’immaginario poetico, spirituale, scientifico e tecnologico, il cuore pulsante attorno al quale si sviluppa il racconto.
Nei diversi ambienti dell’Agenzia Spaziale, l’attrice incontra parenti, amici e colleghi che la aiutano a ricostruire il profilo più intimo e privato della giornalista. L’incipit del racconto è affidato proprio al nipote Edoardo Perazzi che, con l’ausilio di vecchie foto di una piccola Oriana, ripercorre la storia della famiglia e in particolare gli anni della Resistenza. In seguito, le parole dell’ingegnere Paolo Nespoli, convinto proprio da Oriana a realizzare il suo sogno di diventare astronauta, descrivono sensibilmente la capacità della scrittrice di raccontare il mondo con coraggio e dignità, oltre che la sua grande attrazione per la Luna.
Il viaggio prosegue con le testimonianze di colleghi che hanno affiancato Oriana nel suo lavoro di giornalista e inviata, come Giovanna Botteri, Pierluigi Battista, Ferruccio De Bortoli, Alessandro Cannavò e il fotografo Oliviero Toscani. Immagini di archivio in cui Oriana entra in scena si alternano ad inaspettati aneddoti raccontati da altre importanti personalità, come il Gen. Franco Angioni, comandante del contingente italiano in Libano tra il 1982 e il 1984, Mario Bertoletti, caposcalo Alitalia a Teheran tra il 1977 e il 1980, la biografa di Oriana Cristina De Stefano e la moglie dell’astronauta Charles “Pete” Conrad Nancy Conrad.
È grazie a questi preziosi contributi che Sabrina Impacciatore ricostruisce l’affascinante storia di una giornalista, inviata di guerra, reporter e femminista che ha segnato la storia del giornalismo italiano e mondiale.
“Illuminate” è una produzione Anele in collaborazione con Rai Cinema. Prodotto da Gloria Giorgianni.

Redazione

 

C.S._5APR_21:20 #RAI2 “L’Aquila, 03:32 – La generazione dimenticata” Un documentario con Lino Guanciale ripercorre quella terribile notte


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In occasione del decimo anniversario del terremoto de L’Aquila, in cui persero la vita 309 persone, il documentario “L’Aquila, 03:32 – La generazione dimenticata” con Lino Guanciale, prodotto da Stand By Me con Rai Cinema e in onda venerdì 5 aprile alle 21.20 su Rai2, ripercorre gli avvenimenti di quella terribile notte del 2009 focalizzando l’attenzione su sei edifici, sei simboli di quel dramma: gli appartamenti abitati dagli studenti.

Sono 55 gli studenti morti quella notte, ragazzi arrivati a L’Aquila da ogni parte per costruire il loro futuro, spento per sempre tra le macerie di una delle catastrofi italiane più grandi. Attraverso le testimonianze dei protagonisti, i ragazzi sopravvissuti, il documentario ricostruisce quanto avvenuto a L’Aquila a partire dalle 22:48 del 5 Aprile, ora della prima scossa, fino alle 21:30 del 7 Aprile, quando viene estratta viva l’ultima studentessa, soffermandosi in particolare sul momento cruciale della tragedia, le ore 03:32 del 6 aprile, quando la terra esplose: pochi drammatici secondi che spensero per sempre i sogni, le speranze, le vite di un’intera generazione.

Un terremoto che ha scosso gli animi di tutti, diventato metafora della condizione precaria e incerta di coloro che sono sopravvissuti alle macerie, che hanno dovuto fare i conti con un futuro ancora da costruire e con la perdita dei loro amici, 55 studenti la cui vita è stata distrutta nei luoghi che avrebbero dovuto proteggerli e farli crescere, una responsabilità che grava sulla generazione precedente che non ha tutelato i propri figli come avrebbe dovuto.

Un racconto intenso e toccante ripercorso con Lino Guanciale, nato ad Avezzano a pochi km dal capoluogo, che nell’aprile del 2009 aveva quasi trent’anni e tanti amici a L’Aquila. Camminando tra le strade della città, Lino Guanciale conduce gli spettatori nei luoghi simbolici della vicenda, incontrando e intervistando i sopravvissuti, ragazzi e ragazze che hanno vissuto il sisma sulla loro pelle dall’interno della loro camera; sono riusciti a scappare nella notte attraverso i corridoi sospesi nel vuoto o sono rimasti ore e ore sotto le macerie delle palazzine ormai tristemente note di via XX settembre 46, via Campo di Fossa 6/B, via Poggio di Santa Maria 8, via Don Luigi Sturzo 39, via Generale Rossi 22 e via D’Annunzio 24.

Storie come quella di Eleonora Calesini, allora da poco 20enne, che come suo fratello ha problemi di udito. Tra le macerie impara a distinguere le scosse e i movimenti della terra attraverso le vibrazioni e si mette a urlare con le ultime forze rimaste quando il Vigile del Fuoco Claudio Ippolito la sente. Oppure quella dei due amici allora 22enni Francesco Maria Guerrini di Giulianova e Simone Pancrazio di Roma; e ancora Valeria Esposito, arrivata a L’Aquila per inseguire il sogno di diventare ingegnere edile, sopravvissuta sotto le macerie per oltre 21 ore; Alessandro Antonini, il primo di tre fratelli ad arrivare a L’Aquila da Controguerra (TE) per frequentare l’università e l’unico a vivere in casa della zia, mentre le sue sorelle minori Giusy e Genny troveranno la morte nel crollo della palazzina di via Campo di Fossa 6/B; Roberta Valerio dottoranda in ingegneria originaria del Molise sopravvissuta grazie all’intuizione di andare a dormire in macchina con il fidanzato Carmine; Matteo Antonioli di Pescara, che invece quella sera va incontro a un destino atroce, decidendo di andare a dormire dalla sua fidanzata in via Generale Rossi: rimarrà sotto le macerie per oltre 16 ore.

A distanza di 10 anni c’è chi è diventato ingegnere meccanico, chi dipendente del Ministero per le Opere Pubbliche, chi videomaker, c’è chi ha costruito una famiglia e chi è riuscito a rimettersi in piedi: ognuno a proprio modo ha ottenuto una rivalsa personale nonostante la tragedia subita e le mancanze della generazione che li ha preceduti.

Il documentario raccoglie anche le testimonianze di chi non era a L’Aquila in quel momento: i familiari delle vittime, come il papà e il fratello di Alessio De Simone e la sorella di Davide Centofanti che abitavano entrambi alla Casa dello Studente di via XX settembre, la sorella di Michele Strazzella, il papà di Daniela Bortoletti e i familiari di Nicola Bianchi.

La terza voce è quella dei Vigili del Fuoco, terremotati e vittime alla stregua degli altri, che nelle ore successive al sisma hanno combattuto senza sosta per cercare di estrarre vive più persone possibile.

Dalla propria camera, gli studenti sopravvissuti racconteranno la storia di quella notte e di quel boato assordante che ha cambiato per sempre la vita di una comunità studentesca, di una città e di un’intera nazione.

L’Aquila, 03:32 – La generazione dimenticata” è un film documentario di Simona Ercolani e Felice Cappa, con Lino Guanciale, prodotto da Stand by Me con Rai Cinema, scritto da Andrea Felici con Lorenzo De Alexandris, Francesca Mattioli e Paolo di Paolo. Regia di Dario Acocella.

In onda venerdì 5 aprile alle 21.20 su Rai2.

I Maneskin:  si raccontano in docu-film “This Is Maneskin” al cinema il 24 ottobre| Il 26 di ottobre l’album di debutto “Il ballo della vita” 


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La band rivelazione della scorsa edizione di X Factor rende noto il titolo dell’album di debutto in uscita il 26 ottobre, ma già adesso è disponibile in pre-save su Spotify e pre-order su iTunes. Anticipato dai singoli “Morirò da re” e “Torna a casa“(subito arrivato al numero 1 su iTunes)  è composto da 12 tracce unite da un elemento comune: la figura di una donna, Marlena, personificazione della libertà e della creatività.

Scritto e prodotto dalla band, “Il ballo della vita” è un racconto autobiografico che riflette le quattro anime dei componenti, unendo le influenze musicali di ciascuno, pur rispettandone la varietà. I testi, sia in italiano che in inglese, sono il frutto delle diverse ispirazioni, musicali e non, che hanno accompagnato la vita artistica del gruppo in quest’ultimo ricchissimo anno.

Non solo il disco, ma mercoledì 24 ottobre, nei migliori cinema italiani verrà proiettato “This Is Maneskin“, il docu-film scritto dalla band. I Maneskin lo presenteranno con una performance live in apertura che sarà trasmessa in diretta in tutte le sale. Si tratta di un film a quattro voci e otto mani in cui i ragazzi, non ancora ventenni, si presentano, si rivelano, si mettono in scena per raccontare la propria personalità, tra esperienze, sogni, conflitti e la spasmodica voglia di esprimersi attraverso la musica per dimostrare chi sono.(F.te Tgcom24)

Redazione

10/06/2018:Su #Rete4 debutta “Madre Mia”, la docufiction-evento con Al Bano


L’artista di Cellino, tutte le generazioni dei Carrisi e tante special guest raccontano il rapporto tra il cantante e la mamma Donna Jolanda

Su Rete4 debutta  Madre mia , la docufiction-evento con Al Bano

Domenica 10 giugno – prima di due puntate, la successiva è prevista domenica 17 -, in prima serata, su Retequattro, va in onda “Madre mia”, la docufiction-evento in cui Al Bano ripercorre la propria vita e la carriera, partendo dal rapporto con la madre Jolanda Ottino. Il programma della rete diretta da Sebastiano Lombardi porta sotto la luce dei riflettori una donna, la cui vita sembra un romanzo, ma anche tutte le generazioni dei Carrisi: oltre ai due personaggi centrali, infatti, ci sono anche le testimonianze e i ricordi di Romina Power e dei figli del cantante Cristel, Romina Junior, Yari, fino ai più piccoli Yasmine e Albano Junior.

Al nutrito gruppo, inoltre, si aggiungono tante special guest: Lino Banfi, Mara Venier, Michele Placido, Orietta Berti, Toto Cutugno, Roby Facchinetti. Tutti amici di Al Bano e tutti testimoni di un rapporto unico e speciale: quello che lega il cantante a mamma Jolanda.

Novantacinque anni, Donna Jolanda è un personaggio incredibile: il figlio ne parla come dell'”origine del mio mondo” e della “donna più importante della mia vita”. Jolanda – donna, moglie, mamma, nonna e, da pochissimo, anche felicissima bisnonna – è infatti la colonna portante di un nucleo che incarna quello della classica famiglia italiana.

Il racconto prende il via negli anni della Seconda Guerra Mondiale: la quotidianità di Cellino San Marco e dei Carrisi si intreccia con quella dell’Italia tutta. Ad Albano, nome all’anagrafe, la vita di campagna nella provincia del Sud Italia sta stretta. Quel ragazzo, infatti, diventerà Al Bano, nome d’arte, e per realizzare il suo sogno non esita a lasciare nido e paesello per trasferirsi nella Milano degli Anni Cinquanta.

Per il figlio di Jolanda, il successo è internazionale: Al Bano è oggi un’icona della musica italiana nel mondo. Cinquantacinque anni di una folgorante carriera, che portano il cantante di Felicità sui palchi più importanti di Europa, Americhe, Russia e, prossimamente, anche della Cina.

Tutto questo, però, senza mai dimenticare le origini: la mamma, Cellino, la campagna, la terra, gli affetti più cari. “Madre Mia”, infatti, narra una storia che è quella di tutti: amore e sacrifici, speranze e dolori, difficoltà e gioie, di una vera – legatissima – famiglia italiana.

“Madre Mia” è un programma a cura di Emiliano Ereddia e Marzia Rurali, realizzato con la consulenza artistica dello stesso Al Bano e condotto dal giornalista Luigi Galluzzo. Alla regia, Andrea D’Asaro. Produzione esecutiva di Martina Vasile.

[fonte TgCom24]