Frate Alessandro

“UNA VOCE PER PADRE PIO”: MARCO CARTA, ELHAIDA, LE SOLITE “VECCHIE GLORIE” E … TANTO ALTRO ANCORA.


giletti

Ormai è consuetudine consolidata: con il termine dell’anno scolastico per la maggior parte degli studenti e l’arrivo delle vacanze, automaticamente si azzera, in concomitanza, un po’ ovunque, su tutte le reti o quasi, anche l’offerta di programmi televisivi. L’estate italiana si sostenta di repliche di “fiction”, vecchie pellicole all’ottantacinquesimo passaggio e un numero, di anno in anno in progressiva crescita, di trasmissioni musicali a sfondo solidaristico e benefico o, in alternativa, commemorativo-celebrativo. E’il caso di “Una voce per Padre Pio”, divenuto ormai un appuntamento, per così dire, pressoché “liturgico”, considerato il numero di edizioni che ha già al suo attivo; ieri sera, 28 giugno 2013, quindi, puntuale, come aveva già fatto l’anno scorso, ad attendere al varco il telespettatore c’era Massimo Giletti, aria finto-devota e persino compunta da “compagnuccio della parrocchietta”, è passato con sorprendente disinvoltura dall’intervista a esponenti del clero, miracolati, testimoni che hanno incrociato la “vita straordinaria” del santo, alla presentazione di “mostri sacri” del palcoscenico e del cinema come Giancarlo Giannini e Lina Sastri e di “vecchie glorie” della canzone nel pieno degli “anta”, capaci di materializzarsi ovunque, su qualsiasi canale e il cui mestiere è ormai quello di “ospiti fissi”, tra cui Toto Cutugno, che ha cantato una “ninna nanna” assieme a bambini e ragazzi italiani e africani, Patty Pravo e –poteva forse mancare?- Orietta Berti.

A rinverdire la categoria dei “frati canterini”, inaugurata in un lontano Sanremo da padre Cionfoli, era presente frate Alessandro, timidezza e sorriso disarmanti, che deve aver pensato bene di applicare alla lettera il famoso motto “Ora et labora”, certo, di un altro ordine religioso, ma comunque efficace per tutti, infatti il giovincello, senza per questo trascurare preghiera e vita contemplativa, ha saputo mettere a frutto il patrimonio che il Padre celeste gli ha donato, ossia una voce tenorile che non passa inosservata e che gli ha consentito di strappare nientemeno che alla Decca un contratto coi fiocchi e di vendere migliaia di copie di cd, “aiutati che il Ciel ti aiuta”, mettiamola così.

E si poteva forse non attingere al pingue vivaio degli “ex-talent”?sicuramente no, visto che, in caso di raccolta fondi a mezzo chiamata di numeri opportunamente predisposti, come per l’appunto ieri, chi è più allenato ed esperto dell’affezionato pubblico che segue questi ragazzi, dopo anni di pratica con il televoto, nell’utilizzo di telefonia fissa e mobile?Da poco incoronata vincitrice di “The Voice of Italy”, si è esibita a Pietralcina Elhaida Dani, riproponendo per l’ennesima volta il suo tristissimo ”Adagio” rifatto praticamente “tale e quale” come nel programma che l’ha rivelata, persino nell’espediente di interrompersi per una pausa prima del ritornello finale per abbandonarsi a una commozione ostentata in modo piuttosto teatrale, il pubblico però non ha compreso e ha applaudito credendo che il brano fosse terminato, lei, poi, sebbene un po’ incerta, ha ripreso a cantare lanciando il solito acuto “in altezza”, di seguito ha interpretato una canzonetta “leggera”, un motivetto da spiaggia “mare cuore amore” che ha rivelato tutti i suoi limiti alle prese con il repertorio moderno che non riesce a rendere con brio, si tratterà di vedere se risulterà redditizia come investimento commerciale per la casa discografica, una delle maggiori, che attualmente la gestisce.

Ha invece fatto sospirare fino a poco prima della chiusura della trasmissione le sue numerose “fans”, tutte provviste di palloncini gialli da sventolare, l’ex-amiciano Marco Carta, che si è mostrato agli spettatori, come sempre, semplice, educato e “pulito”, un ragazzo come tanti, senza grilli per la testa né eccentricità, che ieri ha dedicato un brano alla propria mamma, che, purtroppo, come si sa, non c’è più e ha colpito per il modo contenuto e discreto come l’ha fatto, del tutto bandite le “scene madri” e nessuna concessione all’affettazione di sofferenza e senso di perdita e privazione, anche l’appello alla gente a casa affinché desse un aiuto concreto e tangibile ai bambini africani è sembrato sentito “Fare del bene fa bene oltre a chi lo riceve anche a chi lo fa …”, finalmente parole autentiche, in una trasmissione alquanto prolissa che, indulgendo spesso e volentieri eccessivamente all’agiografia e alla retorica, ha rischiato di disperdere molte sue energie, distogliendole dagli obiettivi per cui è stata concepita e che si è prefissa.

[Articolo a cura di Fede]