Furore

“FURORE (Il vento della speranza)”: NUOVI “CUCCIOLI DI GARKO” ALLA CONQUISTA DELLA TV


 

L’ennesima “fiction” di Canale5, “Furore”, sembra essere nata sotto buoni auspici, ben 4milioni e 704mila telespettatori, bisognerà poi vedere la “tenuta” di questa media per le rimanenti cinque puntate, non poche, il pubblico, si sa, sul lungo termine, tende a “stancarsi”. Il genere televisivo propone il solito impasto, un “mix” di drammone popolare anni ’50 alla “Catene” o “I figli di nessuno”, di situazioni da fotoromanzo Lancio, una trama sempliciotta, con inverosimiglianze facilmente riscontrabili e per completare l’opera, il condimento di un po’ di “Beautiful all’italiana”, ossia personaggi interpretati da attori che spiccano per “segni particolari: bellissimi” e fondamentalmente questo dovrebbe essere il “magnete” in grado di tenere ipnotizzate davanti al video gran numero di persone (parliamo, per lo più, al femminile). Superando il discorso generico comune, “Furore” punta, rispetto ad altri prodotti similari, almeno nelle intenzioni, senz’altro più in alto, a leggere le interviste rilasciate da chi ci ha lavorato, ci sarebbe, accanto al racconto immaginario delle vicissitudini personali di due fratelli siciliani approdati in cerca di fortuna in un paese del Nord Italia negli anni ‘50, un preciso discorso a sfondo sociale valido per l’epoca ricreata, ma non esente da riferimenti e voluti agganci alla nostra storia nazionale attuale (l’immigrazione, la problematica convivenza fra etnie di varie provenienze, le agitazioni sindacali, la corruzione della casta imprenditoriale e politica, il lavoro nero …), che sicuramente avrebbe potuto fungere a meraviglia da ossatura e supporto alla cosiddetta “fiction”, ossia gli eventi e l’intreccio dei protagonisti, invece, di pura invenzione, ma non è certo quello che si vede in tv, dove si presenta un’Italietta “di maniera” con il solito ammassamento di corpi di povera gente che viaggia venti ore di seguito in terza classe sballottata su treni che sono vecchie caffettiere a rischio di deragliamento, con le immancabili valigie legate con lo spago e gli scatoloni di conserve e provviste alimentari, i quartieri abitati dai nuovi “ospiti”, con i classici panni stesi ad asciugare da una finestra all’altra, le bancarelle di frutta e di pesce “open air” e gli alloggi “sottotetto” dove sono costrette a vivere più famiglie e poi, naturalmente, c’è da fare i conti con l’intolleranza e qui, forse, si è “passato il segno”. L’annosa (e disdicevole, oltre che inutile) polemica Nord-Sud, fortunatamente, si è estinta qualche decennio fa e di colpo “Furore” va a riaprire, rivangare e alimentare vecchie animosità ormai sopite?nei dialoghi, volti ad evidenziare un ottuso e spietato “razzismo” della popolazione locale ligure, si calca la mano esageratemente, addirittura coretti e cantilene in rima in una classe elementare in rivolta contro la nuova scolara giunta dal palermitano e il gruppo di signore-bene del circolo più esclusivo del luogo che si rifiuta persino di andare alla “toilette” se ci va la moglie napoletana di un ricco palazzinaro, non è un po’ troppo?si prevedono reazioni estremizzate dalle parti di Pontida e dintorni, per quanto ci riguarda, meglio riderci sopra.

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E infine, i “belli; a quanto pare è in atto la ricerca dei successori di Gabriel Garko, forse troppo “visto” e prossimo ai suoi “primi quarant’anni”, certo, le nuove leve incalzano e i “casting” procedono a ritmo serrato, ma si cerca ad ampio raggio, anche in trasmissioni e manifestazioni che generalmente “macinano” concorrenti dall’avvenenza spettacolare, come il “Grande Fratello”, già trampolino di lancio di Francesco Testi, veronese, caratteristiche nordiche, tratti raffinati, che in “Furore” è Vito, siciliano “doc” e “Il più bello d’Italia”, concorso omologo, al maschile, di “Miss Italia”, da cui è uscito Massimiliano Morra, napoletano, che interpreta Saruzzo, fratello del precedente, occhi di un azzurro trasparente, una specie di Alain Delon da giovane, con sfumature, incarnato e colori più accentuatamente mediterranei; sia inteso, nessuno dei due “Adoni” in questione, lo si percepisce, dev’essere mai passato dalle parti dell’ “Actor’s Studio”, ma dal punto di vista dell’espressività c’è chi ha fatto peggio di loro e poi, diciamolo, è un dettaglio che passa decisamente in secondo piano rispetto “al resto” e ce n’è di che rifarsi gli occhi, altrochè se ce n’è.

E’ freschissima la notizia che Francesco Testi e Massimiliano Morra sarebbero quasi venuti alle mani con … “furore”, prontamente separati, in un locale notturno, pare a causa di una ragazza, espediente da “Dolce vita” uso-paparazzi per mantenere vivo l’interesse attorno alla “fiction” o rivalità amorosa senza simulazioni?se si  tratta del secondo caso, almeno, servirebbe a dimostrare che per i comportamenti umani non c’è latitudine che tenga e come si dice spesso, “tutto il mondo è paese”…

Fede