Gigliola Cinquetti

Gigliola Cinquetti: i talent show sono già un po’ invecchiati, nel senso che la formula che propongono è già un po’ logora.


gigliola cinquetti

Protagonista di primissimo piano della storia della canzone italiana, nella quale ha lasciato un segno nel 1964, quando appena diciottenne, vinse il Festival di Sanremo   con una canzone che ha fatto  epoca: “Non ho l’età”, Gigliola Cinquetti è conosciuta ed apprezzata anche in veste di giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice. Si intitola “20.12” il suo nuovo album anticipato dal singolo “Lacrima in un oceano” (uscito il 4 dicembre ndr). Un disco in cui l’artista veronese si propone in una inedita versione “pop” come spiega la stessa cantautrice: “20.12 è la data di uscita di questo album, è una data importante per me…e cioè la data del mio compleanno. Un regalo per me che spero e vivo come un regalo per il mio pubblico. E’ un ritorno alle canzoni canzoni, è stata la cosa che ha fatto scattare la molla del progetto: facciamo un disco pop”.

Nel corso di una recente intervista comparsa su Rockol.it la cantante si è espressa sulla scena musicale contemporanea e sul cambiamento della discografia nel corso degli anni sostenendo: “Negli anni ’60 l’industria discografica veniva contestata perché le case discografiche venivano accusate di costruire i divi a tavolino; oggi, però, rimpiangiamo i grandi discografici: oggi, i miti si decostruiscono, si consumano in un attimo. E’ un meccanismo di ‘usa e getta’. Molti talenti, invece, andrebbero protetti: per costruire il divismo occorre un po’ di mistero, una vera star dovrebbe produrre fascino ed emozioni nel pubblico. Oggi si è capovolto tutto: il ‘backstage’ si è mangiato lo ‘stage’ e ci ritroviamo con cantanti che si mettono a piangere sul palco“.

E ammette di non apprezzare particolarmente i talent show : “… perché i talent, non aiutano. E secondo me i talent show sono già un po’ invecchiati, nel senso che la formula che propongono è già un po’ logora. Si ripete sempre lo stesso schema e i ragazzi che tentano di fare carriera, e che per questo devono per forza passare per i talent perché sono le uniche vetrine rimaste, guardando il talent da casa si conformano allo schema, lo assorbono ancor prima di entrare nel programma. Il vincitore che si mette a piangere dopo la proclamazione, ad esempio, è una cosa troppo prevedibile. Il bello della diretta, invece, è essere sé stessi”.

Mentre della scena pop italiana contemporanea pensa che: Molti degli artisti più in voga tendono alla petulanza. Oggi si canta meglio tecnicamente, rispetto al passato: i cantanti di oggi sono dei virtuosi, hanno delle voci un po’ finte, ma capacità tecniche che erano impensabili e anche indesiderabili negli anni ’60. Secondo me, però, per creare una magia bisogna avere qualcosa da dire: è così che anche la voce più sfiatata e afona, prendete come esempio quella di Gino Paoli, diventa seducente. Gli artisti di oggi ignorano tutto ciò, sono più bravi ma più freddi rispetto al passato”.

Ritornando al progetto discografico “20.12” è prodotto esecutivamente da Michele Muscimarro e da Loris Ceroni (produttore italiano molto apprezzato in America Latina, tanto da guadagnarsi anche nomination ai Grammy Awards) per “LELA” srl e contiene un totale di dieci canzoni “pop” in aggiunta ad una rivisitazione di “Lady Jane” dei Rolling Stones. Ha coordinato tutto il progetto Luciano Teodori, marito della Cinquetti.

Redazione

Aleandro Baldi scrive a Pupo….sono stufo di combattere contro chi dice che “in televisione Aleandro Baldi mette tristezza al pubblico”.


aleandro-baldi

Ricordate Aleandro Baldi? ha vinto due volte il Festival di Sanremo e negli anni novanta spopolava col suo “Non amarmi”  uno dei pezzi più amati e famosi della musica pop, tradotto in tutte le lingue che ha venduto milioni di dischi nel mondo. ? Ebbene recentemente in occasione del Festival di Castrocaro la cui finale è stata trasmessa sabato 30 agosto è stato vittima del pregiudizio e della discriminazione e sapete perche?  Pupo,il  conduttore del Festival, quest’anno l’avrebbe voluto come giurato  ma alla sua proposta si è sentito contrapporre un secco no dai responsabili del programma. Queste le parole di Pupo deluso dal diniego: “Lasciatemi passare la battuta: il punto di vista di una persona con il suo problema, di uno che non vede, è davvero sempre illuminante e molto diverso. Ma ancora oggi l’Italia è piena di questi pregiudizi, che secondo me sono il nostro limite”.

L’episodio ha ovviamente scatenato lo sdegno dell’Unione Ciechi e  Ipovedenti che nella persona del loro presidente Mario Barbuto, ora chiede la testa dei  “potenti” responsabili e non solo, chiede anche la solidarietà di coloro che  hanno finito per accettare passivamente un atto discriminatorio e odioso così grave, limitandosi solo a riferirne ai mezzi di informazione in modo vago e allusivo, senza denunciare apertamente  dichiarando nomi e cognomi  dei responsabili della decisione.

Intanto Aleandro Baldi ha scritto una lettera, tramite Affaritaliani, al suo amico “Enzo” (Ghinazzi) “Pupo” in cui specifica anche i motivi dei suoi ostacoli…questo il testo:

Ciao Enzo (Pupo),
intanto ti ringrazio di aver pensato a me per questo importante ruolo a Castrocaro. Lavorare con te è sempre stato molto piacevole e interessante e in pochi conoscono la tua sensibilità e il coraggio di voler combattere battaglie difficili a volte impossibili che anche in questa occasione dimostri. Per l’ennesima volta mi sento dire che la mia figura non è gradita in televisione: dire che ci ho fatto il callo è sbagliato, ma credimi, dopo tanti anni di tentativi, all’ennesimo rifiuto per la partecipazione ad una manifestazione televisiva mi sono messo l’anima in pace. Non ho più voglia di combattere con la mediocrità di autori televisivi che sono solamente galoppini di alti funzionari, persone che non escono mai allo scoperto perché non avrebbero mai il coraggio di ammettere in pubblico quello che dicono in privata sede (Giancarlo Bigazzi li chiamava Farisei). Le persone con cui ho collaborato nel tempo mi hanno riportato le opinioni segrete di questi signori, del tipo che “in televisione Aleandro Baldi mette tristezza al pubblico”.Non lo so, non capisco, a me la tristezza la mette l’imbecillità, ma ognuno è libero di pensarla come vuole.

Grazie Enzo, alla prossima cena piena di barzellette.

e … questa la risposta di Pupo che non si è fatta attendere:
E’ una lettera commovente. Se lui si è stancato di combattere, io no!”.  “Continuerò a coinvolgere Aleandro in tutti i miei programmi dove il suo contributo potrebbe essere utile. Non solo perché è un amico, ma anche perché lui è migliore di molti altri che stanno sempre in tv”.

Anche questa volta … ogni considerazione appare superflua….

 

NAPOLI PRIMA E DOPO EDIZIONE N. 31 CON TANTO DI “CASTRONERIA” DA ANNALI DI PUPO


napoli prima e dopo

L’edizione n. 31 del festival della canzone classica napoletana quest’anno ha fatto le cose in grande, andando in onda (sabato 03/08/2013) direttamente dalla cornice suggestiva del Maschio Angioino, soddisfatto il direttore artistico, Pino Moris, ma con qualche apprensione sul perpetuarsi della manifestazione: “Purtroppo la canzone classica … qui a Napoli non ha futuro. Niente scuole, né musei … niente iniziative di promozione locale …Temo che quando smetterò di farmene carico io, su queste melodie calerà il silenzio.” La serata, nell’insieme, si è svolta nei binari del consueto e del “già ampiamente visto”, anzi, sentito, fra i partecipanti era possibile riconoscere più categorie:

–          Gli “Over”, la palma d’oro, in questo caso, spetta a Peppino di Capri, che canta “”I te vurria vasà”, poi una sua canzone inedita, con ausilio di megafono “A’ voglia e’ cantà” e la scontata “Nun è peccato” (l’alternativa poteva essere solo “Champagne”) e invece “è peccato” indossare su pantaloni e scarpe sportivi bianchi una giacca di raso verde prato, non migliore di quella da prestigiatore, damascata, con lustrini e quel che è peggio, viola (ma come?nel mondo dello spettacolo?i suoi colleghi si saranno coperti gli occhi come il conte Dracula davanti a una croce) con tanto di papillon, degna del miglior Silvan, sfoggiata dalla “star” locale, l’attempato tenore leggero Bruno Venturini, la cui voce, però, “tiene” in “Munastere e S.ta Chiara”, altrettanto dicasi per l’altro suo collega Antonello Rondi in “Tu ca nun chiagne”, Nino D’Angelo, seduto sulle scale che portano alla platea, canta un suo brano dedicato alla città, nessun commento possibile, Enzo Gragnaniello in “Passione” si addormenta sul microfono e infine Gigliola Cinquetti, voce ormai appannata (e purtroppo non solo quella) in “Napulè” sbaglia tutto, dall’accento alla resa dei sentimenti e significato del testo all’abito, rosso a manica lunga, con incrocio a scialle sul petto, molto anni ’40, ad imitazione di “Gilda” e anche la chioma di lunghi capelli disordinati, come all’epoca di “Zingara” non è più indicata, dovrebbe pensare più spesso che il “Non ho l’età” arriva per tutte. Per ultima, una delle ospiti d’onore, Silvana Pampanini, osannata diva anni ’50, scambia Pupo per la badante moldava, infatti anche per fare appena cinque gradini (tanti erano) si deve far sorreggere di peso da lui e più tardi dal premuroso Biagio Izzo, dispiace non scorgere più lo smalto di un tempo, ma perché ostinarsi a voler “apparire” quando una non regge più?”Over fino a un certo punto” Lina Sastri, una delle “grandi appassionate” del nostro teatro e cinema, canta un “Core ingrato” non fedele all’originale, che non è tutto sussurri, la preferiamo come attrice, lì è insuperabile.

–           “Quelli che non riescono a sfondare”: sono da accomunare, hanno voce, capacità interpretative, grinta, sono trasmessi in tv, ma il pubblico non si riesce ad affezionare a loro: Karima, un po’ in sovrappeso, in “Tu sì na cosa grande”, Alexia in “Tu vuò fa l’americano”, Sal da Vinci in “O’Sarracino” e Emanuela Villa in “Voce e notte”.

–          La “bravina”: Simona Molinari elegante e maliziosa con garbo nel vestire, canta con altrettanta grazia e “verve” la celeberrima “Maruzzella”, compatibile con il suo stile canoro.

–          Le “fuoriclasse”: applausi prolungati per il personalissimo “Resta cu’mme” di Anna Oxa, inimitabile “mattatrice” del palcoscenico sempre alla ricerca di nuove sfumature della voce. Strepitosa Amii Stewart, maestra di eleganza, in abito bianco con corpetto a “guepière”, intarsi di “voile” trasparente e strascico, regala agli spettatori un “Caruso” struggente, al punto da commuoversi lei stessa.

E’ proprio sulla prima uscita sul proscenio della Stewart, assieme a tutti gli altri artisti, che Pupo commette una “gaffe” epocale, di quelle che non si dimenticano, accennando all’affetto della cantante americana per Napoli dice, infatti “Come esiste il mal d’Africa esiste il -mal di Napoli-”, che cosa ha detto?il “Mal di Napoli”?ma censuratelo, santa pace, che non gli escano altri spropositi simili!I dominatori francesi chiamavano “mal de Naples” una grave malattia infettiva a trasmissione sessuale (sì, proprio quella, pensate al peggio), i cui primi casi si erano verificati in città dopo l’occupazione francese, invece i Napoletani lo chiamavano “mal francioso” (ndr la fonte è uno scritto di Girolamo Fracastoro del 1530).

Sarebbe interessante scoprire se Pupo si è attenuto a un copione o è andato “a braccio”, certo, la seconda ipotesi sarebbe decisamente meno grave, comunque  ….

 

[Articolo a cura di Fede]