inchieste

CS_Torna con una nuova stagione “Fuori dal Coro”


Martedì 30 agosto, in prima serata su Retequattro, torna con una nuova stagione “Fuori dal coro”. Nel nuovo appuntamento, Mario Giordano intervisterà Giorgia Meloni e Carlo Cottarelli. 
Tanti i temi al centro della prima puntata, tra cui la controversa campagna elettorale in corso, mentre gli italiani continuano ad affrontare il carovita e l’emergenza sociale, derivata anche dal dilagare della violenza dai giovani con l’unico obiettivo di avere successo sui social.
Nel corso della serata, con un commento della Prof.ssa Maria Rita Gismondo, spazio a un approfondimento sulle ultime tappe nella lotta al Covid-19: dal modo di agire dello Stato di fronte al problema degli eventi avversi, con testimonianze di chi ha sviluppato malattie non ancora riconosciute come tali dal Servizio Sanitario Nazionale, al tema delle cure domiciliari. 
Focus, poi, sul cambiamento climatico per cercare di capire se è veramente tutta colpa dell’essere umano.
Infine, non mancherà il cavallo di battaglia della trasmissione, con nuovi casi di occupazioni abusive di case private. 

redazione

CS_A “Zona Bianca”: Giuseppe Brindisi intervista Silvio Berlusconi


Il Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi sarà ospite domani sera, giovedì 28 luglio, a “Zona Bianca”, il programma condotto da Giuseppe Brindisi, in prima serata su Retequattro.

Tanti i temi al centro della puntata: dalla crisi economica che colpisce sempre più famiglie e imprese, al decreto Aiuti bis a cui sta lavorando l’esecutivo fino alle possibili alleanze dei partiti in vista delle prossime elezioni.

Ampio spazio sarà poi dedicato a un’inchiesta esclusiva sui furbetti del reddito di cittadinanza, la misura bandiera del Movimento 5 Stelle che diversi partiti vorrebbero cancellare o profondamente riformare. E ancora, un approfondimento sul mondo no-vax, con alcuni esponenti che si dicono pronti a scendere in politica.

Infine, documenti inediti sul caso di Diana, la bambina di diciotto mesi lasciata morire di stenti dalla madre Alessia Pifferi a Milano.

CS_Nuovo appuntamento con “Quarto Grado”: i casi di Lily Resinovich e di Giuseppe Pedrazzini


Venerdì 3 giugno, alle ore 21.25, su Retequattro, nuovo appuntamento con “Quarto Grado”. In conduzione Gianluigi Nuzzi con Alessandra Viero.

Il programma a cura di Siria Magri apre la puntata con il caso di Giuseppe Pedrazzini, il 77enne trovato in un pozzo vicino a casa, a Toano (Reggio Emilia), la sera dell’11 maggio.
I tre familiari indagati per la sua morte sono stati scarcerati: si tratta del genero Riccardo Guida, della figlia Silvia Pedrazzini e della moglie Marta Ghilardini.
Intanto, gli inquirenti stanno investigando per capire come Pedrazzini sia finito nel pozzo: una morte accidentale oppure no?

Al centro della serata anche il mistero ancora irrisolto di Liliana Resinovich, la donna ritrovata senza vita in un bosco vicino casa, a Trieste, il 5 gennaio scorso.
Le indagini sulla sua scomparsa proseguono, anche se gli interrogativi restano gli stessi: omicidio o suicidio?
Gli elementi raccolti sino ad oggi non sono in grado di dirimere il giallo. Gli inquirenti continuano ad indagare per sequestro di persona a carico di ignoti, anche perché sia il marito Sebastiano Visintin, sia l’amico speciale Claudio Sterpin sembrano avere alibi di ferro.

Redazione

CS_Su Italia 1 lo speciale de Le Iene “Delitto di Garlasco: la verità di Alberto Stasi”


Alberto Stasi parla in esclusiva e per la prima volta, a distanza di sette anni dal suo arresto per omicidio, ai microfoni di una trasmissione televisiva, nello speciale de “Le Iene” dal titolo “Delitto di Garlasco: la verità di Alberto Stasi”. Una puntata interamente dedicata a uno dei casi di cronaca nera più discussi nel nostro Paese, in onda domani, in prima serata, su Italia 1.

Nell’agosto del 2007 una ragazza di 26 anni – Chiara Poggi – viene trovata morta nella villetta della sua famiglia in un piccolo e tranquillissimo paese in provincia di Pavia, Garlasco, dal fidanzato Alberto Stasi che viene da subito iscritto nel registro degli indagati. Nel 2015, a otto anni dal delitto e dopo essere stato riconosciuto innocente per due volte, al quinto grado di giudizio viene condannato a sedici anni di carcere per averla assassinata brutalmente.

“Perché ho deciso di parlare oggi? Per dare un senso a questa esperienza, perché certe cose non dovrebbero più accadere. Se una persona vive delle esperienze come quella che ho vissuto io questa deve essere resa pubblica, a disposizione di tutti, e visto che ho la possibilità di parlare lo faccio, così che le persone capiscano, possano riflettere e anche decidere, voglio dire, se il sistema che c’è va bene oppure se è opportuno cambiare qualche cosa.”. 

Dal carcere di Bollate dove sta scontando la sua pena Stasi rompe il silenzio con Alessandro De Giuseppe e Riccardo Festinese, per raccontare come, secondo lui, sarebbero andate le cose, in un documento unico e assolutamente inedito. Una lunga intervista in cui il trentottenne (ndr., ne aveva 24 anni all’epoca del delitto) si lascia andare parlando di Chiara, dei suoi genitori, dei magistrati, delle perizie, degli arresti che ha subito e dei processi, anche mediatici, che ci sono stati, approfondendo quelle che lui ritiene siano state storture, forzature ed errori che hanno portato alla sua condanna. Ancora oggi, infatti, e, come sempre, Alberto Stasi si dichiara innocente. 

Nello speciale ripercorre, fornendo dettagli, quella che sembra una vicenda tutt’altro che chiara e lineare, un processo senza un movente e senza una prova, basato unicamente sull’interpretazione di una serie di indizi che sarebbero parsi tanto contraddittori da portare, nel tempo, prima a due assoluzioni e poi a una condanna definitiva. “Sembrava di remare contro un fiume in piena andando controcorrente, fin dall’inizio: una volta lo scambio dei pedali, un’altra volta il test solo presuntivo, e l’alibi che mi viene cancellato, l’orario della morte che viene spostato. Non c’era desiderio di cercare la verità perché una volta può accadere, la seconda volta può passare, ma non possono esserci una terza, una quarta, una quinta, per sette anni. Che verità c’è in tutto questo?”. “Io sono stato assolto in primo grado, sono stato assolto in appello, sull’unica condanna il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione ha chiaramente detto «Non si può condannare Alberto Stasi», quindi, in Italia hanno un sistema che a oggi funziona così: la pubblica accusa dice «No, questa persona va assolta» ma, nonostante questo, la persona viene condannata.”
Tra le prime domande dell’inviato c’è quella del se sia stato lui a uccidere l’allora fidanzata. “Quando mi chiedono se ho ucciso io Chiara penso che non sanno di cosa stanno parlando”, risponde Stasi, poi il discorso assume toni differenti: “Nell’immaginario comune un innocente in carcere è un qualcuno che soffre all’ennesima potenza. Per me non lo è, semplicemente perché la mia coscienza è leggera. Alla sera quando mi corico io non ho nulla da rimproverarmi. Certo, ti senti privato di una parte di vita perché togliere la libertà a una persona innocente è violenza, però non hai nulla da rimproverarti, l’hai subita e basta, non è colpa tua.”

Il racconto torna al suo primo interrogatorio e al suo primo arresto: “Ero spaventato ma anche abbastanza sereno, quella tranquillità di chi ha la convinzione di potere chiarire le cose. In quella notte l’accertamento era preliminare, puoi anche aspettare quello definitivo, perché hai fretta di portare in carcere una persona sulla base di un risultato ancora parziale? Non c’era motivo ma il meccanismo si era messo in moto: era stato emesso un provvedimento, i carabinieri erano arrivati, i giornalisti erano già fuori dalla caserma, mandare tutti a casa, in qualche modo, credo dispiacesse, e quindi venni accompagnato in carcere.”. 

Della sua prima notte in carcere ricorda lo smarrimento ma anche la “premura”, per lui un po’ stonata, del direttore del carcere di Vigevano: “Quando fui scarcerato dopo quattro giorni, con un’ordinanza del giudice che smontava punto per punto quel provvedimento assurdo, il direttore (del carcere di Vigevano, ndr.) mi disse «Arrivederci fuori, spero che vada a dire in giro che l’abbiamo trattata bene». È come se in quel momento la cosa più importante fosse solo avere il proprio ruolo a posto, non il fatto che una persona di 24 anni veniva portata in carcere. Lui era, in qualche modo, custode della mia persona però l’interesse doveva essere forse tutt’altro, non questo.”. 
Stasi è convinto che quell’episodio abbia segnato in maniera irreversibile tutta la vicenda processuale successiva e che abbia gettato nell’immaginario collettivo e, secondo lui forse anche in parte della Magistratura, il seme della sua colpevolezza, individuando esclusivamente in lui la persona su cui concentrare tutte le indagini. Dice: “Credo che questo episodio abbia comunque segnato tutto il seguito della vicenda processuale perché devi immaginarti il terremoto: la Procura di Vigevano aveva portato in carcere davanti a tutta Italia un ragazzo di 24 anni e adesso doveva spiegare il perché aveva sbagliato, e con loro anche i RIS di Parma, i quali avevano indotto il Pubblico Ministero a portare in carcere una persona sulla base di una relazione che era sbagliata.”. 

Parla poi delle indagini: “Sono passati 15 anni ma in quegli anni i RIS di Parma era un po’ mitizzati. La sera la gente guardava la televisione e li vedeva risolvere i delitti più complicati nel tempo di un episodio. Scoprire che in realtà le persone venivano portate in carcere sulla base di test che non distinguevano il sangue da una barbabietola, illuminava una situazione che si pensava diversa. Ecco perché dico che quel momento fu come un punto di non ritorno: non si trattava più di svolgere un’indagine ma si trattava di salvare la propria carriera, la propria reputazione. Questo poi ha comportato tutta una serie di conseguenze di inezie, di incapacità di tornare indietro, non so se mi spiego. Per ammettere i propri sbagli bisogna avere coraggio, carattere. Il PM non è mai andato a dire «Questo provvedimento era prematuro», perché poi l’accertamento definitivo risultava, appunto, negativo.”.

Alessandro De Giuseppe gli chiede se ha già progetti per quando uscirà dal carcere: “Oggi ho 38 anni e ho in mente di mettere a frutto tutte le esperienze negative che ho vissuto, un bagaglio conoscitivo che non può essere acquisito diversamente. Certe cose non le puoi metabolizzare se non le vivi. Se hai la fortuna, o sfortuna, a seconda del punto di vista, di vivere certe esperienze, acquisisci degli strumenti che puoi mettere a disposizione e io voglio fare questo. È un impegno diverso rispetto a quello che potevo desiderare quando avevo 24 anni, in cui volevo fare carriera nell’azienda più grande d’Italia, tanto per fare un esempio.” 

Infine, “Cosa vorrei dire ai giudici che mi hanno condannato? Non saprei perché sono, in qualche modo, e in negativo, i protagonisti di questa vicenda. È difficile arrivare alla mente e al cuore di quelle persone. Il loro non è un mestiere banale, ha conseguenze sulla vita delle persone, come un medico in sala operatoria: ci sono lavori che non comportano queste responsabilità, altri invece sì. Se si decide di intraprendere un certo lavoro, una certa carriera, deve essere fatto in modo coscienzioso perché poi anche lì entrano dinamiche normali, di lavoro. La carriera, l’ambizione, il posto in un’altra sede, tutte cose che non dovrebbero avere nulla a che fare con la giustizia.”.

CS_A “Chi l’ha visto?” gli sviluppi sul caso di Andreea


Con Federica Sciarelli

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Andreea, la campionessa di tiro a segno scomparsa. “Chi l’ha visto?” mercoledì 4 maggio alle 21.20 su Rai 3, continuerà la sua inchiesta su questo caso sempre più misterioso per scoprire cosa è successo alla ragazza dai capelli turchesi. E poi la scomparsa di una donna che lavora con il suo compagno chef in un ristorante: lui si era già rivolto alla trasmissione per ritrovare i genitori naturali e oggi cerca la compagna. Inoltre, la storia di Renato, gli hanno sfondato la porta di casa, l’hanno portato via e ora non si trova più ma “Chi l’ha visto?” è in grado di mostrarvi il suo testamento: a chi ha lasciato tutti i suoi averi? Come sempre gli appelli, le richieste di aiuto e le segnalazioni di persone in difficoltà.

Redazione

CS_A “Chi l’ha visto?” parla l’ex fidanzato di Andreea


Il caso della ragazza scomparsa da Ancona

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“Non so cosa le sia successo e ho paura di saperlo”, dice a “Chi l’ha visto?” l’ex fidanzato di Andrea, la giovane campionessa di tiro a segno scomparsa dalla provincia di Ancona. Le donne ritrovate nel Po e nel fiume Tiepido, invece, non hanno ancora un nome, ma la trasmissione condotta da Federica Sciarelli, in onda mercoledì 13 aprile alle 21.20 su Rai 3, proverà a risalire alla loro identità con l’aiuto dei telespettatori. E, poi, nuovi documenti sul caso di Carlo La Duca, del cui omicidio sono accusati la moglie Luana e il suo migliore amico Piero. Come sempre gli appelli, le richieste di aiuto e le segnalazioni di persone in difficoltà.

redazione

CS_Nuovo appuntamento con “Fuori dal Coro”


Martedì 12 aprile, in prima serata su Retequattro, a “Fuori dal coro”, Mario Giordano si occuperà del conflitto tra Russia e Ucraina, con un’analisi dei contraccolpi subiti dall’economia italiana, in uno scenario in cui le difficoltà per famiglie e imprese sembrano aumentare di giorno in giorno. Ci si soffermerà sul tema del gas nel Mar Adriatico che l’Italia non può estrarre a causa del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee del 2022, ma che è invece utilizzato dal Paese a noi dirimpettaio, la Croazia.
Nel corso della serata, con un approfondimento sull’obbligo vaccinale per gli insegnanti, verranno raccontate le storie di alcuni docenti non immunizzati obbligati a rientrare a scuola, ma impossibilitati ad avere contatti con gli studenti e a insegnare. 
Spazio, inoltre, a un’inchiesta sulla cura al plasma iperimmune e sugli effetti nel trattamento dei malati di Covid-19. Infine, si tornerà a parlare delle occupazioni abusive di case. 

redazione

CS_Le inchieste di “Report” 


Sigfrido Ranucci tra gas amore e guerra

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Nuovo appuntamento con le grandi inchieste di Report, in onda lunedì 11 aprile alle 21.20 su Rai 3  e su Raiplay (www.raiplay.it/dirette/rai3). Si parte con “Gas, una storia d’amore e di guerra” di Giorgio Mottola e la collaborazione di Norma Ferrara. La storia d’amore dell’Italia e dell’Europa con il gas inizia molti anni fa, quando c’era ancora l’Unione Sovietica e vennero costruiti i primi gasdotti. È una storia d’amore che si è rinfocolata una decina di anni fa nel momento in cui, dovendo ridurre drasticamente le emissioni di CO2, le lobby del petrolio hanno iniziato a fare pressione sulla Commissione Europea per trasformare l’Europa nel continente del gas. E così la relazione è diventata così stretta e soffocante che nonostante l’esplosione della guerra in Ucraina, le forniture di gas russo all’Europa non si sono mai interrotte, ma risultano persino aumentate. È la conseguenza di un’interdipendenza difficile da risolvere nel breve e nel medio termine: l’Europa dipende dal gas russo, ma anche Putin ha bisogno delle entrate garantite dal Vecchio Continente per finanziare il conflitto. «In queste settimane i russi non hanno mai smesso di pagarci le royalties per il passaggio del metano», rivela in un’intervista esclusiva a Report Yuriy Vitrenko, capo di Naftogaz, la società di stato ucraina che gestisce la rete dei gasdotti sul territorio del Paese. L’Italia e gli altri Paesi europei stanno provando a rimpiazzare la Russia con altri fornitori, tuttavia le alternative sono altrettanto rischiose da un punto di vista geopolitico e soprattutto si profilano molto più costose. Report racconterà chi ci ha davvero guadagnato con l’ascesa vertiginosa dei prezzi del gas e il ruolo avuto dalle grandi multinazionali delle commodities e dai fondi d’investimento americani. A seguire l’approfondimento “La memoria storica di Report: La via del gas” di Giorgio Fornoni. “Gas. Un mercato impossibile da spiegare, e un affare sotterraneo, dove la parola trasparenza non ha senso. E quindi faremo quel che si può”. Una storia sulla quale gli inviati di Report avevano provato a vederci chiaro, andando fino in Siberia già nel 2007. Tuttavia, erano emerse delle grandi anomalie. Si continua con “Corrispondenze dall’Ucraina” di Luca Bertazzoni, Carlos Dias e la collaborazione di Giulia Sabella. Gli inviati di Report in Ucraina sono arrivati a Kharkiv, la seconda città del paese. Ad appena 40 km dal confine, le bombe dei russi non hanno risparmiato niente e nessuno. Il mercato più grande della città è stato distrutto, così come molti altri obiettivi civili. Le telecamere di Report sono entrate nell’ospedale dove vengono curati i feriti di questa guerra. I nostri inviati hanno poi raggiunto la prima linea di combattimento, raccogliendo un video esclusivo che documenta lo scambio di artiglieria tra i militari ucraini e le batterie russe. Infine “La casa di carta?” di Lucina Paternesi Meloni. Sono più di 24 milioni gli italiani che si collegano a internet e utilizzano applicazioni on demand, quasi il 50% in più rispetto a un anno fa. Maratone televisive, film, serie tv da divorare tutte d’un fiato: l’obiettivo è non spegnere mai la televisione. L’algoritmo conosce i nostri gusti e sa sempre cosa proporci, è questo il segreto di Netflix. Oggi la piattaforma californiana sforna un successo dietro l’altro: prima di diventare il leader della resistenza contro i carri armati russi, il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj era stato consacrato proprio da una serie trasmessa da Netflix, interpretando un insegnante che si ritrova inaspettatamente a guidare la nazione. Crescono gli utenti e aumentano gli incassi, ma dove vanno a finire i soldi degli abbonati italiani? 

redazione

CS_”Anni 20 Notte”  per la Giornata contro la violenza sulle donne


L’approfondimento di Rai2 con  Francesca Parisella , Alessandro Giuli e le inchieste firmate di Daniele Piervincenzi

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Sarà una puntata speciale quella di “Anni 20 Notte”, in onda giovedì  25 novembre in seconda serata su Rai2, con uno spazio tutto dedicato alla Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Tanti  gli ospiti, i servizi e le testimonianze per affermare con forza, il sostegno totale a questa iniziativa. In studio tra gli altri, anche la conduttrice di Rai2, Paola Perego. A seguire tutti gli aggiornamenti sul covid: il punto su le nuove misure della  campagna vaccinale e la situazione pandemica nazionale ed europea. Che tipo di Natale dobbiamo aspettarci? Quale saranno le prossime mosse del Governo? Infine, il contrappunto dedicato al misterioso accordo ribattezzato dalla stampa “Trattato del Quirinale”. Ne discuteranno gli ospiti,  tra cui: Guido Crosetto, Stefano Fassina, Alessia Rotta ed il virologo Professor Fabrizio Pregliasco.

redazione

CS_Nuovo appuntamento con “Fuori dal Coro”


Domani, ‪martedì 2 novembre, in prima serata su Retequattro, al centro del nuovo appuntamento con “Fuori dal coro”Mario Giordano si collegherà in diretta con Stefano Puzzer che darà gli ultimi aggiornamenti sulle proteste no green pass di Trieste, al centro del dibattito politico e non solo nelle ultime settimane. Con gli ospiti in studio, si affronterà poi il tema relativo al caos sulla terza dose di vaccino in Italia, con tutti gli errori commessi a livello di comunicazione. Un reportage esclusivo direttamente da Londra sul no al certificato verde e a seguire l’inchiesta di “Fuori dal Coro” sulle dosi monoclonali, in scadenza, che l’Italia non usa e che preferisce regalare all’estero, nella fattispecie in Romania.

Si parlerà anche del tema delle pensioni con alcuni “privilegiati”, ovvero i politici, che andranno in pensione con Quota 70-73. Spazio inoltre alle inchieste di Roma e Cremona sui festini a base di sesso e droga, con insospettabili nel mondo delle celebrità, uomini di Chiesa e politici.
Come di consueto, continua l’impegno di “Fuori dal Coro” a sostegno dei proprietari che si ritrovano le proprie case occupate con la nuova storia di un anziano di Roma che si era recato all’ospedale per una visita e che si è poi ritrovato l’abitazione (di proprietà) occupata da una famiglia di Rom.
Infine, ci si occuperà dei malati di selfie, con tutti i danni che ne conseguono: scatti spudorati, tra feticismo e affari.

Redazione