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#XFACTOR 2018: I MUSE SUPER OSPITI INTERNAZIONALI DELLA FINALE DEL 13 DICEMBRE in diretta su Sky dal Mediolanum Forum di Assago


I Muse super ospiti internazionali della finale di X Factor 2018

Muse saranno i super ospiti internazionali della finale di X Factor 2018, che sarà trasmessa in diretta su Sky  dal Mediolanum Forum di Assago  il prossimo 13 dicembre. Il famoso gruppo rock alternativo con all’attivo 20milioni di dischi venduti in tutto il mondo  e due Grammy Awards, presenterà uno dei brani tratti dal loro ottavo album in studio ‘Simulation Theory’, la cui pubblicazione è prevista il 9 novembre.

I Muse formati da Matt Bellamy, Dominic Howard e Chris Wolstenholme sono insieme dal 1994 e sono considerati una delle band migliori al mondo. Alla loro pluridecennale carriera è inoltre dedicata la puntata di “Uno in Musica” lo Speciale di Sky Uno in onda il prossimo 15 novembre alle 19.15.

Redazione

 

MUSE: Matt Bellamy fonda con Graham Coxon dei Blur una Beatles Tribute Band!


 bellamycoxon9-3-18Nei giorni scorsi si era sparsa la voce che Matt Bellamy dei Muse e Graham Coxon dei Blur avrebbero accompagnato Roger Daltrey degli Who in un concerto benefico per il Teenage Cancer Trust. L’evento si terrà alla Royal Albert Hall di Londra il prossimo 22 marzo e il prezzo dei biglietti, già disponibili all’acquisto, va dalle 38 sterline ad un massimo di 2774 sterline. Ma la vera notizia, in realtà, era un’altra: vale a dire che Bellamy e Coxen si esibiranno con la loro appena nata tribute band dei Beatles, la Dr. Pepper’s Jaded Hearts Club Band! “Sono molto felice di esibirmi con Matt Bellamy nella mia serata per il Teenage Cancer Trust alla Royal Albert Hall il prossimo 22 marzo“, ha dichiarato Daltrey, come riporta NME: “Matt porterà con sé la sua Dr. Pepper’s Jaded Hearts Club, che include Graham Coxon dei Blur, per suonare alcuni classici dei Beatles. È il loro primo concerto nel Regno Unito e sarà una cosa molto divertente!”.

 

Redazione

#MUSICA: #MUSE Ecco #DigDown, singolo che anticipa il loro nuovo album… O no?


musedigdownMatt Bellamy e soci hanno pubblicato il nuovo singolo “Dig Down“. Il brano (co-prodotto con Mike Elizondo e mixato da Spike Stent) ha come tema l’unità dei popoli e la sopravvivenza, e nel relativo video (uscito il 18/5 in contemporanea) c’è la partecipazione straordinaria di Lauren Wasser, la giovane modella che, due anni or sono, divenne drammaticamente celebre per aver perso una gamba a causa di un… assorbente interno. Bellamy ha spiegato così il nuovo brano: “Mentre scrivevo ‘Dig Down’ quello che volevo comunicare era un messaggio di positività, di contrastare la negatività corrente nel mondo e offrire ispirazione, ottimismo e speranza alla gente, per combattere per le cause in cui si crede. Perchè noi, come individui, possiamo scegliere di cambiare il mondo se lo vogliamo”. Ma, attenzione, il nuovo brano potrebbe non preludere ad un nuovo album: come spiegato dallo stesso leader della band, ”il mondo è un posto molto diverso, rispetto a un po’ di tempo fa, ed anche il modo di ascoltare musica è molto diverso da com’era un tempo. Siamo molto preoccupati di come la gente ascolta la musica, oggi, con questa selezione di tracce singole: io stesso non ascolto più i dischi dall’inizio alla fine, come facevo un tempo. Ecco perché stiamo discutendo se pubblicare piccoli gruppi di tracce raggruppate, o addirittura soli singoli”. Provocazione o realtà? Lo scopriremo presto…

Redazione

Guardate Il videoclip di “Dead inside” il nuovo singolo dei Muse tratto dall’album “Drones” in uscita il 9 giugno.


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Dopo Psyco ecco il videoclip del singolo estratto dal nuovo album dei Muse, “Drones” in uscita i 9 giugno, che la band ha condiviso sotto forma di lyric video. La regia è di Robert Hales , la coreografia di Tessandra Chavez, il singolo si intitola Dead Inside

Le parole di Matt Bellamy a proposito del brano:

“E’ da qui che parte il racconto dell’album. E’ qui che il protagonista diventa ‘dead inside’ e, quindi, vulnerabile ed attaccabile dalle forze oscure di cui parla il brano ‘Psycho’ e che dilagano anche in alcuni degli altri brani contenuti nel disco, prima di riuscire alla fine a debellarle, rivoltandosi e dominandole nel corso della storia”.

I Muse presenteranno dal vivo il loro nuovo album sul palco del Rock In Roma, all’Ippodromo delle Capannelle, il 18 luglio  2015.

Tracklist dell’album.

1. Dead Inside
2. Drill Sergeant
3. Psycho
4. Mercy
5. Reapers
6. The Handler
7. [JFK]
8. Defector
9. Revolt
10. Aftermath
11. The Globalist
12. Drones

Inchiesta Rockol sulle radio, come nascono le playlist e altro ancora…


Rockol.it  uno dei maggiori portali di musica della rete ha pubblicato questa interessante intervista-inchiesta sulle radio e i criteri di scelta dei brani radiofonici fatta al direttore artistico di Radio Italia Solo Musica  Italiana Antonio Vandoni

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Come nascono le playlist delle emittenti radiofoniche e cosa le determina? Il gusto personale dei direttori artistici, le richieste del pubblico, l’attenzione all’audience e agli investimenti pubblicitari, i rapporti di collaborazione con le case discografiche? Sarebbero possibili, in Italia, casi come quello avvenuto di recente in Inghilterra, dove l’emittente pubblica BBC si è permessa di escludere dalla programmazione alcuni degli artisti rock più popolari del momento? 

R: In Inghilterra i dirigenti di BBC Radio 1 decino di non passare i nuovi pezzi di Muse e di Geen Day perché non li considerano all’altezza o comunque adeguati alla loro linea editoriale. Potrebbe succedere, in Italia, con Ligabue o con Vasco Rossi? Ricordi episodi analoghi?

V:Potrebbe succedere, è già successo e succederà ancora perché, fortunatamente, ogni radio ha una sua linea editoriale. E ogni editore ha un suo gusto personale che, nel caso di Radio Italia, da 32 anni coincide con quello del pubblico che la ascolta. I singoli che arrivano in radio li ascoltiamo tutti con attenzione. Perché non è detto che la proposta, anche se arriva da un grande artista, sia all’altezza di quello che si aspettano i nostri ascoltatori. Può capitare, ed è capitato, che qualche brano non venga programmato. Anche se si tratta di nomi famosi: non abbiamo pregiudizi, come non ne abbiamo nei confronti dei giovani che non consideriamo mai alla stregua di artisti di serie b. Le valutazioni cambiano da singolo a singolo, da album ad album. Stiamo molto attenti alla canzone: al suo taglio, al “tiro”, al linguaggio. Non è il nome a fare la differenza, e non è la casa discografica. Non ascoltiamo un brano con un orecchio diverso solo perché ci arriva da una major. Tutti i giorni riceviamo dai dodici ai quindici singoli e non è pensabile programmarli tutti: dobbiamo fare una scelta e l’unico criterio su cui ci basiamo è la qualità. Cerchiamo sempre di pensare con la testa dei nostri ascoltatori, e abbiamo dei parametri di riferimento imposti dalla nostra linea editoriale: la melodia italiana, il linguaggio adeguato, i temi, le argomentazioni, il momento, il mercato. In considerazione di tutti questi fattori, la decisione della BBC non mi meraviglia affatto.

R:Le case discografiche e i promoter radiofonici, d’altro canto, accusano spesso le radio di essere troppo conformiste e conservatrici, poco propense a puntare sui nuovi talenti.

V: Sicuramente non è un nostro problema. Siamo forse l’unica emittente, nel panorama italiano, a trasmettere canzoni che in radio non si sentivano da tempo e che al pubblico fa piacere ascoltare, ma al tempo stesso non siamo affatto conservatori: da un’indagine che abbiamo commissionato nel 2012 risulta anzi che siamo l’emittente più attiva nello sviluppare canzoni e artisti nuovi, anche sconosciuti. Potremmo fare una radio di vecchi successi, ed è scientificamente provato che la hit radio fa più ascolti di una radio che promuove novità. Ma la missione che si è dato il nostro editore è di guardare anche al mercato, all’industria, e di cercare di sviluppare gli artisti. Non ci interessa programmare solo oldies, stiamo attenti a cosa succede nel panorama musicale e ascoltiamo con attenzione la concorrenza per distinguerci. Già la nostra scelta editoriale, orientata solo alla musica italiana, è molto precisa. Ma anche in quell’ambito circoscritto cerchiamo di non fare quello che fanno gli altri.

R: Dunque la qualità media delle proposte che arrivano dal mercato è buona?

V: Sì, molto più di quanto fosse anni fa. Oggi la tecnologia ti permette di fare un buon disco con pochi soldi e va da sé che l’offerta in radio si è decuplicata dal momento che arrivano tante buone produzioni da ascoltare. I nuovi artisti sono tantissimi, ed è normale che gli spazi disponibili per le nuove uscite si riducano. Può darsi che con il tempo i grandi vengano surclassati dai giovani. Si registra anche un ritorno delle etichette indipendenti, imprenditori che spendono di tasca propria e rischiano in prima persona per realizzare una produzione importante a fare un prodotto di qualità. Di sicuro, in tempi di crisi nessuno pubblica un prodotto soltanto per essere sul mercato…si naviga a vista, si lavora step by step concentrandosi sulla qualità. Certo non mettiamo in onda brani che non siano distribuiti a livello nazionale, o che non siano almeno in vendita su iTunes: vogliamo che gli ascoltatori che li apprezzano abbiano la possibilità di acquistarli e vogliamo contribuire a muovere il mercato. Ci sono moltissimi artisti che si fanno il disco in casa e lo spediscono alle radio pensando di poter essere trasmessi. Ma non funziona così, c’è un aspetto commerciale da tenere in considerazione. Tutti noi operatori siamo nella stessa barca e fa bene a tutti muoversi nella stessa direzione

R: Non è, allora, che la dittatura dell’audience e degli investimenti pubblicitari abbia ridotto il ruolo della discografia trasformandola da partner essenziale a semplice fornitore di “contenuti”?

V: Siamo e restiamo dei partner. Si è perso un po’ il ruolo promozionale puro che la radio aveva un tempo e oggi il sistema funziona come una catena: muoversi nella stessa direzione fa bene al mercato. Ma noi non vogliamo essere arbitri della situazione sotto il profilo artistico e produttivo. Riprendiamoci i vecchi ruoli e diamo a ognuno la piena responsabilità del proprio lavoro. Non ci assumiamo il compito di essere i direttori artistici di una casa discografica: ci fossero ancora, non saremmo qui per sostituirli.

R: Però intanto proprio Radio Italia, insieme a RTL e a RDS, si è creata un’etichetta discografica. Le case tradizionali non l’hanno presa bene: non sorge un conflitto di interessi?

V: Si potrebbe parlare di conflitto di interessi se la nostra fosse una produzione massiccia che assorbe tre quarti della programmazione della radio. Invece, in realtà, noi lavoriamo solo con i Modà anche se sono tantissimi gli artisti che si sono proposti a Ultrasuoni. Un solo prodotto sui trecento che promuoviamo in un anno è davvero poca cosa. Dove sta il problema? Il nostro lavoro è un altro, facciamo gli editori radiofonici.

R: Per anni si è parlato di scelte di programmazione influenzate da regalie, favori, punti di royalty, coedizioni. Tutto falso, tutto superato?

V: Ci sono casi e casi. Non entro nel merito di situazioni che configurerebbero un reato di corruzione, ma da noi certamente situazioni del genere non si sono mai verificate. Su Radio Italia e Radio Italia TV i passaggi non si pagano, neanche in forma indiretta. Ci riserviamo la libertà etica e intellettuale di fare le nostre scelte. Cosa facciano gli altri non lo so e non mi interessa, ma so che circolano molte favole in proposito, generate dalla frustrazione di chi non si vede passare i pezzi in radio e cerca una giustificazione. Non confondiamo le favole con la realtà.

R: La famosa “serrata” del 2010, conseguente alla lite sui diritti connessi, ha fatto scalpore. Vi ha in qualche modo dannegggiato, non trasmettere per un certo periodo i pezzi degli artisti italiani più popolari e richiesti dal pubblico?

V: No, tutt’altro: trasmettendo i vecchi brani in luogo dei nuovi abbiamo forse finito per fare più audience. E’ stato un danno molto più grave per le case discografiche. Non si comprende la ragion d’essere della radio se non le si riconosce il suo ruolo promozionale. Se la si vede come un nemico da combattere. Una guerra con la discografia è sempre stato l’ultimo dei nostri desideri.

R: Da emittente dedita esclusivamente alla musica italiana, che ne pensate della proposta, riemersa nei giorni scorsi di introdurre anche in Italia, come in Francia, “quote” nella programmazione radiofonica a tutela del repertorio di origine nazionale?

V: E’ anni che se ne parla. E avendo sposato da trentadue anni la linea editoriale che ci caratterizza, saremmo felicissimi che venissero adottati provvedimenti finalizzati al rispetto del patrimonio musicale nazionale.

R: Anche se in questo modo Radio Italia rischierebbe di perdere la sua specificità e che altri vengano a metterle i bastoni tra le ruote?

V: Indubbiamente aumenterebbe il numero di competitor. Non dimentichiamo però che in questi anni in tanti hanno provato ad imitare la nostra formula: col tempo siamo rimasti leader mentre altri hanno dovuto spostarsi su una programmazione ibrida trasmettendo anche musica straniera. Al di là del nostro portafoglio e dei nostri interessi, ripeto, vedremmo con favore l’introduzione di una legge che protegga la musica italiana in radio. Le nostre carte ci piace giocarcele sul campo.

[Fonte: Rockol.it]

I Muse raddoppiano a Torino


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I Muse la super band inglese nata nel 1997  a Teignmouth nel Devon, Inghilterra, composta da: Matthew Bellamy (voce e chitarra), Chris Wolstenhome (basso) e Dominic Howard (batteria), e messasi in luce  grazie ad un sound  in bilico fra rock, elettronica, musica classica e metal  duro. Impegnata in tour negli stadi olimpici in Italia, raddoppiano l’appuntamento di Torino con l’aggiunta di una data.

Saranno a Torino – Stadio Olimpico il 28 giugno  e  Sabato il 29 giugno 2013. Nuove disponibilità di biglietti  invece per il concerto in programma a Roma, Stadio Olimpico, il 6 luglio!