ozzy osbourne

OZZY OSBOURNE  Ritrovato il disco d’oro di ”Blizzard Of Ozz” rubato anni fa: un fan l’aveva ricomprato per 10 centesimi…


Ozzy Osbourne announces expanded reissue celebrating 40 years of Blizzard  Of Ozz | Guitar.com | All Things Guitar

Una storia che ha dell’incredibile quella di Mark Sandwell, fan di Ozzy Osbourne, che ha ritrovato tra le cianfrusaglie di una bancarella dell’usato un disco d’oro rubato al cantante dei Black Sabbath anni fa.

Era il 2010 quando Mark Sandwell, accanito fan di musica metal, punk e hardcore, in pausa pranzo, ha scovato un tesoro tra le bancarelle dell’usato.

Mentre le sue mani scorrevano sui titoli si è imbattuto in un disco singolare: un disco d’oro di “Blizzard Of Ozz” di Ozzy Osbourne nella sua confezione originale a cui mancava il vetro frontale.

Per dieci centesimi Mark lo ha portato a casa, ignaro del tesoro perduto che aveva riportato alla luce tra le cianfrusaglie di una svendita.

Per dieci anni “Blizzard Of Ozz” ha vissuto in un sacchetto di plastica nella libreria di Mark finché, un giorno, non ha deciso di dargli una lucidata e postare la foto sul suo Instagram.

E qui la faccenda si fa interessante: “Dopo dieci minuti sono stato contattato da un mio amico che è promotore musicale a Manchester. Mi ha detto che quel disco era stato rubato, e che lui era amico della figlia dell’attuale manager di Ozzy Osbourne e che l’avrebbe contattata”.

Così Mark ha cancellato il suo post e ha aspettato di avere una risposta sul destino del cimelio. Tenerlo non sarebbe stato possibile, lo sapeva bene, ma mai si sarebbe aspettato una ricompensa come quella che ha ricevuto. “All’inizio di quest’anno il team di Ozzy Osbourne si è messo in contatto con me, lo rivolevano indietro in cambio di qualcosa di bello”.

Quello che è arrivato a Mark è stato un altro disco d’oro ufficiale di “Blizzard Of Ozz” con il suo nome inciso sopra. Inoltre ha ricevuto anche la copia con autografo di “Ordinary Man“, il suo album preferito in assoluto. (Spazio Rock)

MONSTERS OF ROCK: DISCESA ALL’INFERNO CON I “BLACK SABBATH”


Black-Sabbath-image-black-sabbath-36173844-460-276Quest’estate è considerata dagli esperti una delle più torride degli ultimi 30 anni, con temperature pressoché “infernali” e allora, visto che siamo in tema, cosa c’è di meglio che godersi una lettura incentrata su una delle “band” più “sulfuree” di tutti i tempi? Destinata a chi li conosce già e ai più giovani, che magari non hanno le idee chiare in merito.

Giganti dell’“heavy metal”, costituitisi nel lontano 1968 a Birmingham (G.B.), qualcuno li ritiene addirittura la più grande “band” di quel genere di sempre, forti dei loro ben 100 milioni di dischi venduti complessivamente in tutto il mondo, devono il loro nome a un regista italiano, Mario Bava, precursore di Dario Argento nelle pellicole “horror”, autore de “I tre volti della paura”, che nella versione inglese si intitolava “Black Sabbath” e per i componenti del gruppo dev’essere stato come per un “figlio d’ignoti” ritrovare di colpo i genitori, le origini e l’identità, sta di fatto che ritennero calzasse a pennello per rappresentarli. La loro originalità, rispetto al “rock” coevo, è nel “sound” nuovo, dai toni cupi, tenebrosi, massicci, dalle sonorità pesanti e oscure, con espliciti riferimenti, nei testi, al demonio e all’occulto, tanto da attirare su di sé aspre critiche, accuse di satanismo e la condanna dell’opinione pubblica, esercitando, invece, dall’altro lato, notevole fascino e “presa” sul pubblico giovanile. Innovazione rilevante, oltre all’immagine “black”, anche l’uso di chitarre “distorte”, accordate in “do diesis”, un tono e mezzo più basse di quelle tradizionali, alla ricerca di suoni gravi e anche in “re diesis” e della cosiddetta “triade del diavolo”, un intervallo musicale fortemente dissonante, conosciuto (e vietato) fin dal Medioevo poiché secondo la chiesa di secoli addietro capace addirittura di evocare il demonio. Il loro maggior successo commerciale rimane l’album “Paranoid” (1970), con 12 dischi di platino, che balzò al numero uno della classifica britannica, ben accolto anche “Sabbath bloody sabbath” (1973) dopodiché i componenti del gruppo attraverseranno, a vario titolo, un lungo periodo di crisi personale dovuto alla dipendenza dalle droghe e dall’alcool, culminato nel 1979 con l’abbandono della formazione da parte del “leader” carismatico, Ozzy Osbourne, intenzionato a intraprendere la carriera di solista, ci sarà, con lui, in seguito, una clamorosa “reunion” che sfocerà in una serie di esibizioni comuni nel 1999, mentre nel 2013 i “Black Sabbath”, tuttora vivi e vegeti musicalmente, sono usciti con l’album “Live Gathered in their Masses”.

Osbourne rimane il simbolo del quartetto ed è ricordato soprattutto per i suoi atteggiamenti trasgressivi, per i messaggi subliminali a carattere satanico di qualche brano, per gli eccessi, l’intervento di plastica facciale a cui si è sottoposto per cancellare i segni dell’invecchiamento (l’effetto è spaventevole!) e i vari soprannomi, tra cui “The Oz” e “The Prince of Darkness” (trad. “Il Principe delle Tenebre); molte sono le leggende metropolitane (roba da “Nuovi Mostri”!) che circolano sul suo conto, per esempio che nel 1982, nel Texas, abbia scambiato il muro di un monumento storico come “Fort Alamo” … per un “vespasiano”, abbia staccato di netto, nel bel mezzo di un concerto, la testa con un morso a un pipistrello lanciato da qualcuno sul palco e abbia preso a fucilate i suoi gatti, uccidendone gran parte, “It’s a joke!” (trad. “E’uno scherzo/barzelletta”) direbbero gli inglesi, già, ma … fino a che punto?

by Fede