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A CACCIA DI VIP: PUPO AD AREZZO (22/08/2014) … E NOI (PER PURO CASO) SULLE SUE TRACCE


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E’ opinione corrente che per “scovare” i Vip nelle loro “tane” estive ci si debba rassegnare all’idea di affrontare trasferte obbligate alla volta di lidi esotici al di fuori dai confini nazionali, visto che le mete da loro più “battute” sono attualmente Miami, Formentera, Malindi e l’”evergreen” Saint Tropez, mai passata di moda, ciò non toglie che qualcuno lo si possa “pizzicare” anche dalle nostre parti, magari puntando sul “Twiga” di Forte dei Marmi, il “Pineta” di Milano Marittima, Capalbio, Capri o la tradizionale Costa Smeralda. Eppure, senza avere un fiuto da segugi e senza “braccare” le prede accanitamente come paparazzi e giornalisti di cronache rosa “d’assalto”, affidandosi semplicemente alla mera “casualità”, i risultati possono premiare ugualmente e in maniera del tutto non preventivata.

Arezzo, venerdì 22 agosto 2014, ore 21.05, Piazza San Francesco, che prende il nome dall’omonima basilica che custodisce capolavori di Piero della Francesca e Spinello Aretino, è l’ora dello “struscio” nel centro storico, con un andirivieni continuo di turisti, stranieri e non che si aggiungono agli abitanti locali e dei dintorni, negli eleganti bar e caffè di Corso Italia, Piazza Grande e nella stessa Piazza San Francesco, è pressochè impossibile trovare un posto a sedere, per l’affollamento, si sa, la “Polifonica”, concorso corale internazionale, l’”Icastica”, “kermesse” dedicata all’arte contemporanea e naturalmente le attrattive artistiche, architettoniche e culturali cittadine “calamitano”; mentre cammino in mezzo a tutto questo “bailamme”, improvvisamente il mio sguardo si posa dapprima distrattamente, poi di colpo “sgranato”, su un gruppetto di persone sedute “en plein air” a un tavolo del rinomato ristorante “Le ch**vi d’oro”, uno dei più eleganti, dove nel menù ti propongono “salmone in crosta di riso venere”, “flan di parmigiano di montagna”, “parfait di fegato in crosta di frutta secca”, “bottoncini di orata” e ovviamente vini delle migliori “cuvées”, ebbene, fra quelle persone c’è il nostro uomo, affezionato “cliente” di molte nostre rubriche, il Vip, in abito scuro di buon taglio, il cantante/presentatore Pupo (Enzo Ghinazzi), dallo stupore allargo le braccia, lui mi vede (sono a nemmeno due metri di distanza), capisce e mi sorride divertito, lanciandomi il tacito messaggio “Sì, sono proprio io”, lo saluto e proseguo oltre. “C’est bizarre”, direbbero i Francesi, lo penso anch’io, è vero che Pupo è nativo di Ponticino, cioè, rispetto ad Arezzo, dietro l’angolo, ma mai e poi mai mi sarei aspettata di incontrarvelo in un periodo in cui i personaggi alla ribalta, come si diceva, sono concentrati nelle località più “modaiole”. Su un sito ufficiale (pubblico) del Comune di Arezzo, c’è qualche lamentela dei residenti perché, dicono, “non succede mai niente”, nel senso che la città, a parer loro, è troppo tranquilla, l’idea che lanciano è di renderla più movimentata con qualche concerto di musica leggera, come iniziativa potrebbe senz’altro essere vincente e allora perché non partire proprio da Pupo, che oltretutto è a portata di mano, affidandogliene la conduzione?

Nella mia personale classifica di “celebrities” che sono riuscita ad avvicinare, nel corso degli anni, si va da Rosanna Fratello, molto affabile, con cui ho chiacchierato nella pasticceria del marito, ad Arrigo Sacchi, con il quale e altri suoi amici ho trascorso una serata allo “Sport**g” di Milano Marittima, invitata dal proprietario del locale, all’incontro con Clarence Seedorf, a cena, come la mia combriccola, in un ristorante del lago di C*** e via dicendo, Pupo rientra sicuramente fra i più disponibili e, a prima vista, simpatici. Il più scorbutico e sostenuto? Pippo Franco, in una località sciistica si infastidì perché “ci prendemmo la libertà” di chiedergli un semplice autografo.

by Fede

 

“NAPOLI PRIMA E DOPO” N. 32 (26/07/2014): IL “PRIMA” C’E’ …. MA IL “DOPO”


Il “festival” della canzone classica napoletana conta ormai, con quella di sabato 26 luglio, 32 edizioni e comincia, a dire il vero, non solo da quest’anno, ad accusare segni di stanchezza, anzi, su di esso incomberebbe persino la minaccia di “estinzione”, come teme seriamente il suo “patron” Pino Moris, che lamenta l’indifferenza delle strutture pubbliche, che non danno una mano e il rischio di perdita di “un genere che va oltre il tempo, che va proposto e sostenuto come l’opera lirica”.

Sacrosante intenzioni, pienamente giustificate e condivisibili, la musica napoletana è patrimonio nazionale, storico, espressione di un modo di sentire e del carattere di un popolo – ha un pubblico persino fra gli Italiani all’estero che guardano “Napoli prima e dopo” – e come tale va difesa e salvaguardata, su questo si può concordare, lo si può di meno sulla formula, che di anno in anno non si schioda da schemi ripetitivi e sulla scelta del “cast” canoro, con la tendenza a riproporre gli stessi interpreti. Non c’è molto da dire, sulla manifestazione 2014, rispetto al passato, sicuramente movimentati gli “sketch” alla Sandra e Raimondo dei due conduttori, Gloriana e Pupo, con i loro battibecchi iniziati con lo “smarrimento di rotta” del presentatore in apertura di trasmissione, incorso assieme alla sua “partner”, su una specie di “bagnarola” a remi, nella (finta) disavventura di finire davanti al Castel dell’Ovo anziché al Maschio Angioino (“location” della trasmissione), con conseguenti rimbrotti di lei “Inverti la rotta, mozzo, anzi, ‘mezzo’ mozzo” e Pupo “Pensavo che il Castel dell’Ovo fosse un dolce con la crema pasticcera o la meringa”, dopodichè ha intonato con aria “sfottò” la tragicomica “E la barca tornò sola”, da seguire anche gli “sfiziosi aneddoti” raccontati dalla “regina della sceneggiata” su autori e grandi artisti della tradizione partenopea e curiosa la precisazione sul significato del numero 32 nella Smorfia, che corrisponde al capitone (ce lo giochiamo?), ossia all’anguilla, riuscito anche il duetto Pupo-Gloriana sulle note di “Come facette mammeta”, ulteriormente rivelatore del notevole affiatamento sulla scena dell’accoppiata. Ancora qualche bel momento regalato dal “Techetechetè” in bianco e nero che nostalgicamente vedeva scorrere gli “rvm” di due “monumenti” come Totò e Eduardo De Filippo a cui l’attore Gino Rivieccio ha reso un tributo in un breve passaggio di “Natale a casa Cupiello” e dalle fantasiose coreografie.

Per quanto riguarda il resto, si possono citare nuovamente Sandra e Raimondo, “Stasera niente di nuovo” (loro avevano previsto più di 30 anni fa il destino della tv), stessi ospiti dell’anno scorso, Peppino di Capri, Lina Sastri, Nino d’Angelo, Antonello Rondi e poi Emanuela Villa e Sal da Vinci, gli ultimi due della serie tenuti “in panchina” fino alla stagione estiva, più qualche altro ”veterano” di guerra, fra cui Tosca, Fausto Leali, Gianni Nazzaro e Antonella Ruggiero, con gigantesco “foulard” a tovaglia che la rimpicciolisce più che mai, fra i giovani solo la non universalmente conosciuta Serena Rossi e il “Duo Lirico” trionfatore di “Ti lascio una canzone” Federica Falzon e Vincenzo Carnì, premiati per meriti artistici i “belli” di molte “fiction” popolari, Serena Autieri, dotata di una voce impensabile, già sfoderata a “Tale e Quale show”, lasciando intravedere una possibile carriera parallela, Sergio Assisi e Bianca Guaccero, che consiglia ai ragazzi che vorrebbero inserirsi nello spettacolo di “Non rinunciare ai sogni”, ci mancava solo la tipica frase-ritornello da “arrivata” a completare il quadro.

La serata è stata vista da 3milioni di telespettatori, ma nel 2011 e 2012 la media era di 3milioni e 200mila, è possibile un rilancio?Forse si deve partire dal titolo, se è vero che c’è una Napoli musicale di “prima”, già sfruttata fino ad esaurimento, esiste anche un “dopo”, ci sono le nuove leve, così come cantanti da tempo “in carriera” ma di grande richiamo e attualità, che saprebbero rendere alla perfezione lo spirito della città e il repertorio a essa legato con “sound” più moderni e accattivanti o magari eseguendo qualche loro successo recente già considerato a tutti gli effetti un “classico”, come è avvenuto per “Caruso” di Dalla, che non risale certo a quando Berta filava, perché non interpellare Tullio De Piscopo, che è “giovane dentro” e ancora in grado di stupire, Edoardo Bennato, Pino Daniele, Teresa De Sio (dov’è finita?), non potrebbero rappresentare a meraviglia un’altra faccia della “napoletanità”?E penzatece, jamm’!

by Fede

PUPO, FERITO “NELL’ONORE”, LE SUONA (IN TRIBUNALE) A BARBARA D’URSO


Forse non è un caso che la stessa terra che ha dato i natali a quel Pietro l’Aretino (1492-1556), campione di licenziosità, che con i suoi “Sonetti lussuriosi” attentò spregiudicatamente alla morale dei suoi tempi, abbia partorito anche Pupo, al secolo Enzo Ghinazzi (da Ponticino, provincia di Arezzo), che ha applicato costumi “disinvolti” e sfrenatezze libertine al suo vivere quotidiano, collezionando, in anni e anni di servizio senza demerito, un “harem” di mogli, fidanzate, conviventi, assicurandosi, oltretutto, una solida discendenza, fra nascite legittime e non, sebbene lo si possa classificare, più propriamente, come un seduttore “tascabile”, tuttavia concentrato come un dado Liebig e comunque, nel suo piccolo, non si può dire non vada “a segno”.

Ed è anche uno che non perdona, proprio come gli “implacabili”. Barbara D’Urso, recentemente, ne ha sperimentato l’”ira funesta”, uscendone alquanto a mal partito, perdendo la causa per diffamazione da lei stessa intentata contro il popolare cantante, reo di aver rivelato, in un’intervista, che il brano, altamente autobiografico, “La storia di noi due” (del 1981) – utilizzato (nel 2010) come sottofondo per un irridente “spot” su Sky, dove i calciatori Antonio Cassano eMirko Vucinic dapprima apparivano “tonici”, poi “imbruttiti e appesantiti” (notizia su “Nuovo”) – era stato dedicato a “Una gran donna di Mediaset” con cui asseriva di aver avuto “un flirt”, poteva non andare oltre, invece aveva calcato un po’ la mano “Quando l’ho scritta, Barbara (D’Urso) era come Cassano vero, ora è Cassano finto”, riferendosi ai numerosi “restauri” dovuti alla chirurgia estetica a cui pare si sia sottoposta, battuta di dubbio gusto, bisogna riconoscere.

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La conduttrice di “Domenica Live” si è fortemente risentita di tali dichiarazioni, anche perché il testo della canzone è di per sé abbastanza eloquente “….Ricordare che sei stata mia” “La storia di noi due la sappiamo solo noi e io non voglio raccontarla mai a nessuno” “…. Di una notte che vorrei non fosse mai finita” e come se non bastasse, si accenna a un “lui”, ossia a un uomo con cui la protagonista del racconto in musica ha già un rapporto amoroso consolidato, di sconveniente, più che il banale, qualsiasi, da “storie di tutti i giorni”, incontro fugace con relativa “consumazione”, che di per sé non fa, ai nostri tempi, né fresco né caldo, c’è, semmai, il risvolto della cornificazione, assai meno romantico, emozionante e poco dignitoso per chi tradisce, “altarini” che sicuramente la D’Urso non avrebbe mai voluto fossero scoperti.  Come ha reagito?con una smentita energica e sarcastica “Sì, come no!e in quel periodo stavo anche con Bombolo e Alvaro Vitali”, non l’avesse mai fatto, assimilare l’interprete di “Gelato al cioccolato” (mica pizza e fichi!), con una signora reputazione da salvaguardare, a due attorucoli, anche loro, c’è da dire, bassini di statura, da “B-movie”, ossia filmetti pecorecci da caserma, infarciti di turpiloquio, gestacci e oscenità a gogò?Pupo, ferito nell’onore virile di “tombeur de femmes”, con tanto di “medagliere” da destare invidia e pure in quello di artista, ha sferrato un’offensiva frontale, rispondendo punto su punto a tutte le accuse mossegli e alla fine ha convinto pure il giudice (manco fosse fatto di proposito, femmina), in breve, non sussiste reato di nessun genere e la D’Urso dovrà corrispondere le spese processuali.

Difficile stabilire se i torti siano stati unilaterali o meno, nella vicenda, un motto sempre valido insegna che “Il gentiluomo gode e tace”, ma la “gentildonna” non dovrebbe fare altrettanto?

AUDITEL: L’ESULTANZA DI ANTONELLA CLERICI PASSA ATTRAVERSO UN “TWEET”


clerici de filippi

Certo è eccessivo dire che Antonella Clerici si sia conquistata il diritto di sfilare sul carro del vincitore come nella “Marcia trionfale” dell’ “Aida” (di Verdi), ma almeno la sua bella soddisfazione, nonché rivincita, alla fine se l’è tolta tutta, fedele al detto “chi la dura la vince” e stavolta è andata proprio così. Dopo che, da tempo, era sempre il suo storico “baby-talent”, “Ti lascio una canzone”, per non ben chiarite, dall’alto, ragioni di organizzazione del palinsesto, a scontrarsi regolarmente – e puntualmente a soccombere – con i programmi defilippiani, sabato 26 aprile, è accaduto l’imponderabile, tanto che i dati degli ascolti richiedevano un’ulteriore lettura di conferma, per evitare di prendere un granchio: “Ti lascio una canzone – I Campioni” 4milioni e 622mila telespettatori 20,07% di “share”, “Amici 13” 4milioni e 377mila per il 19,38%,quasi da rimanerci secchi. 

Antonella Clerici

In poche parole, una trasmissione senza troppi fronzoli, per famiglie, di ragazzini che spiegano l’ugola su brani arcinoti della tradizione italiana e non, seguendo il solito schema ripetitivo della sfida, contrapposta a uno “show” pretenzioso che mette in scena giovani ballerini già prenotati da impresari di “musical” e con prossimi “stage” di studio all’estero e cantanti in cui le “major” della discografia sono sul punto di affondare gli artigli, con prospettive di lucrosi ricavi, una lotta impari, Pupo mandato contro un “cast” “all-star” di premi Oscar hollywoodiani, monumenti “pop” internazionali e italici, siliconate “sex symbol”, comici da strisce quotidiane di 5 o 6 milioni di telespettatori (le hanno praticamente tentate tutte!), eppure, per come è andata, ci sentiamo di dire che, a questo punto, ce l’avrebbe fatta anche a battersi valorosamente a Santiago di Compostela, ultimo baluardo della cristianità in Spagna e –perché no?- persino come difensore del Santo Sepolcro.

E la gente comune, alla fine, ha premiato l’intrattenimento televisivo percepito come più semplice e genuino, l’Antonellina “della porta accanto”, la grande festa dei bambini, le canzoni “revival”, l’ospite dal volto di uno “di famiglia”, rispetto allo sfarzo, alla larghezza di mezzi, ai nomi altisonanti, al “nulla” camuffato da gran spettacolo.

Questo il testo del “tweet” di Antonella Clerici, apparso il 27/04/2014: “Grazie a tutti. Un congedo, un arrivederci straordinario. A tutti quelli che hanno creduto in TLUC”.

TI LASCIO UNA CANZONE” 2014: QUALCHE NOVITA’ E UNA STRIZZATINA D’OCCHIO A SANREMO.


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Al via (a partire dal 01/02/2014) la settima edizione del “baby talent”, al cui timone è come sempre Antonella Clerici, che per l’ennesima volta si scontrerà con la serata defilippiana di Canale5, nel segno del collaudato “C’è posta per te”, la conduttrice ci ha ironizzato sopra (su “Sì” n. 2 12/02/2014) “Ormai ci sono abituata. Stimo Maria…. L’importante è darle un po’ di filo da torcere” e ha introdotto subito la principale novità del programma “Non più una gara fra bambini ma nuovamente una grande festa tra canzoni … Quest’anno abbiamo deciso di sfidare i brani di ieri con quelli di oggi”. Sparito, di conseguenza, l’incubo del voto, reso palese, l’anno scorso, dai giudici, al termine di ogni esibizione dei mini-concorrenti, una dei quali, si ricorderà, rimasta mortificata per una valutazione troppo severa di Pupo, era scoppiata in lacrime, forse si è cercato, facendo gareggiare i pezzi musicali, di ovviare anche a “incidenti” di questo tipo.

Ma cosa si è visto esattamente sabato sera?Una Antonella Clerici elegantissima e un po’ “rientrata” nelle taglie sui fianchi, abito con uno stile “senza tempo”, da primadonna del “varietà”, lungo con profondo spacco, in “lamé” color rame e nella parte superiore del corpetto “chiffon”, scarpe con tacco vertiginoso e “plateau”, durante la passerella iniziale, come ha detto lei stessa, ha rischiato la “scivolata”, poi, molto “elettrica”, ha annunciato che saranno proposte le più belle canzoni di 60 anni di tv. La giuria, conformemente al celebre aforisma “squadra che vince non si cambia” si compone degli stessi esperti, così presentati dalla Clerici: Cecilia Gasdia, “regina del bel canto”, Massimiliano Pani “il principe azzurro”, “dalla Toscana con furore” Pupo/Enzo Ghinazzi e infine, la novità, il “fratellone”, Fabrizio Frizzi, che sembra essere avviato verso una nuova promettente carriera come imitatore, il quale si è detto molto soddisfatto di sedere in giuria (su “Telesette” n. 5 02-08/02/2014) “I ragazzini si preparano con grande serietà e sul palco ci mettono l’anima. Questo mi aiuterà a gestire un ruolo delicato come quello del giurato”.  Di seguito i motivi ascoltati, che si sono sfidati a coppie, su ognuno dei quali i giurati hanno qualche aneddoto o curiosità da raccontare: “Cuore” (vecchio successo di Rita Pavone) contro “Un amore così grande” (cavallo di battaglia del tenore Mario Del Monaco), “Piccolissima serenata” (di Teddy Reno) contro “Serenata rap” (di Jovanotti), “Nel sole” (di Al Bano) contro “E poi”, “hit” di Giorgia, ospite in studio, “Nostro concerto” (di Umberto Bindi) contro “Adagio” (versione di Lara Fabian) e infine “Amico è” (di Dario Baldan Bembo) contro “La regola dell’amico” (degli 883). Nella folla indistinta dei piccoli “talenti” è arduo memorizzare un nome, una fisionomia, una personalità emergente, le bambine sono tutte in abitino da “cresimande” smanicato, con gonnellina a ruota, di tinte tenui, ai piedi ballerine e cantano un po’ come la Cinquetti di “Non ho l’età”, i maschietti, molto timorosi, in pantalone, camicia e fiocchetto ispirati a un “look” primi anni ‘60, si rifanno a quell’epoca in tutto e per tutto, specialmente nell’atteggiamento, il modo di cantare e persino la tipologia fisica, naturalmente abituale trionfo di apparecchi per i denti per molti. Nettamente i migliori, il tenorino di 14 anni e la bambina di 11, maltese, dall’inatteso “vocione” di soprano drammatico che si sono accaparrati la vittoria di puntata con “Un amore così grande” e vince, nella nostra personale classifica, almeno per simpatia e originalità, l’adolescente “rapper” di colore Maurizio Lipoli, dall’irresistibile parlata romanesca “borgatara” degna di “Er Monnezza”.  Fra i momenti più piacevoli, l’intermezzo con Frizzi travestito da Volpe e Pupo da Gatto che hanno intonato l’omonimo brano di Edoardo Bennato, la piccola “birba” di “valletto” Valerio nei panni di Pinocchio e Antonellina in quelli di Fata dai Capelli Turchini, in una nuvola vaporosa di strati di “tulle” azzurro, con corsetto, come sempre, sul punto di “esplodere”. Ad alto tasso adrenalinico, l’esibizione del bel Michele Perniola, il “Michael Jackson di Palagiano”, vincitore uscente dell’anno scorso, tanto scatenato nel canto e ballo quanto imbarazzato fino ad arrossire quando la Clerici gli chiede delle “gallinelle” che gli ronzano attorno.

Dalla prossima settimana, a misurarsi a “Ti lascio una canzone”, saranno i brani contemporanei e non delle passate edizioni di Sanremo e credo che in questo caso potremmo anche vederne delle belle …“

[Articolo a cura di Fede]

PUPO MINACCIATO DI MORTE DA UNO “STALKER”


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Quello di Pupo non è un caso isolato: fin troppi personaggi “pubblici” hanno subito minacce molto pesanti da parte di sconosciuti, protetti dalla loro condizione di appartenenti a una dimensione di vita di apparente anonimato, “oscurità” e non-visibilità che è spesso, il terreno più adatto in cui si può annidare il “Mr. Hyde”, il deviante, lo psicopatico, in una parola, il “mostro”, il caso più sconcertante è quello di John Lennon, ucciso in piena New York  (ndr il 08/12/1980) da Mark Chapman, uno squilibrato che disse di essere stato, a vario titolo, “tradito” dal suo idolo.

L’episodio occorso al noto cantante-conduttore Enzo Ghinazzi (in arte Pupo) risale al 2010, quando, dopo il suo piazzamento sul podio di Sanremo (ndr con “Italia amore mio”, alle spalle del vincitore, Valerio Scanu) con il “trio” composto anche dal tenore Luca Canonici e dal principe Filiberto di Savoia, il suo “blog” aveva iniziato a essere tempestato da messaggi contenenti pesanti minacce di morte quali “Ripudia il Principe o avrai le ore contate” e molto altro. Pupo aveva testé allertato il nucleo speciale “frodi informatiche” della Finanza, che era riuscito a rintracciare il proprietario del computer da cui erano partite tali minacce.

L’epilogo è di pochi giorni fa (da Roma.Repubblica.it 18/01/2014): durante l’udienza in tribunale, il “persecutore” ha cercato di difendersi, sostenendo la sua estraneità ai fatti ascrittigli e dicendosi a sua volta vittima di un raggiro ad opera di ignoti “infiltratisi” nella sua rete informatica, avrebbe poi affermato, rivolto al cantante “A me la tua musica non piace, ma mia mamma è una tua fan e comunque non sono abituato a offendere nessuno, sono una persona perbene …” a quel punto, Pupo ha deciso di non infierire, ha ritirato la denuncia e l’ha abbracciato.

Purtroppo la popolarità ha i suoi “pro” e “contro”. Per un caso finito, come si suol dire, a “tarallucci e vino”, ve ne potrebbero essere altri dai risvolti ben più drammatici ed effettivamente, in giro per il Web, circola fin troppa violenza, sia che si tratti di avvertimenti a scopo intimidatorio o espressioni gravemente oltraggiose lasciati nei siti, sia sotto forma di immagini. Mai abbassare la guardia.

[Articolo a cura di Fede]

 

Al Bano a Mosca: tripudio del nazional-popolare e “disgelo” (chissà ….) con Romina (Rai1 15/01/2014)


albano e romina

“Sanremo” non abita più all’”Ariston”, ormai è stato trapiantato in terra di Russia, questa è stata l’impressione spontanea che molti avranno riportato assistendo alla messa in onda, in differita (il 15/01/2014), del concerto-evento dal titolo emblematico “Felicità”, svoltosi nell’ottobre 2013 al Crocus City Hall di Mosca, incredibilmente, stesso palcoscenico, stesso arredamento, stesse luci, stessa orchestra (possibile), stesse poltroncine di velluto; innamorati della cultura e dello stile di vita italiano, i russi ci stanno clonando anche il “festival”. L’occasione era gradita per festeggiare i 70 anni di Al Bano Carrisi, ma anche per una bella rimpatriata in un colpo solo, fra tutti i “reduci”, in netta prevalenza “over 60”, della canzone
“nazional-popolare” di casa nostra, a torto o ragione volutamente ignorati dalle liste dei partecipanti alla più importante “festa della musica” del Bel Paese dell’era Fazio.

La sintesi: sul fronte delle esibizioni delle nostre “vecchie glorie” si punta al riciclo (dove sono finiti i pezzi più recenti?): sale sul palco Pupo (anche in veste di presentatore) e cosa gli si può far cantare?”Su di noi” (1980), è naturale (perché, cosa credevate?) i “Ricchi e Poveri” ed è subito “Sarà perché ti amo” (1981), Umberto Tozzi “Gloria” (1979), Gianni Morandi “In ginocchio da te” (1964), i “Matia Bazar” “Vacanze romane” (1983), Riccardo Fogli (in scarpe da ginnastica rosse) “Malinconia” (1981), Toto Cutugno “L’Italiano” (1983).

Il “leone delle Puglie”, forse quello che regge meglio gli insulti del tempo -si parla di forma vocale, non altro- snocciola, uno per uno, davanti a un pubblico entusiasta e molto partecipe, tutti i suoi cavalli di battaglia “La mia vita”, “Mattino” di R.Leoncavallo, “Caruso” “in memoriam” dell’amico Lucio Dalla, “Il mio concerto per te” e il suggestivo “Va pensiero” (dal “Nabucco” di Verdi) assieme al coro dell’”Armata Rossa”; l’ugola sembra ancora allenata, sebbene certi “acuti pirotecnici”, proiettati ad altezze impensabili, provochino qualche sudore freddo nello spettatore (anche a casa), come dice Greggio “Ce la fa? Ce la fa? Ce la fa?”, ma certo che ce la fa, laddove non ci sono più l’agilità e lo smalto dei tempi che furono, sopperiscono la tecnica, lo studio, la disciplina, non c’è da aver paura, Al Bano è come un vecchio timoniere che, conoscendo a memoria tutte le rotte, sa governare con perizia la nave sfidando mille marosi .

Il momento, come si suol dire, “culminante”, lo si sapeva ampiamente, visto che lo spettacolo risale a tre mesi fa e nel frattempo rotocalchi rosa e salotti televisivi “gossippari” ci hanno sguazzato, costruendoci sopra film inesistenti, non poteva che essere la storica ricostituzione, almeno artistica, di quella che è stata la coppia-modello più amata della musica italiana: Al Bano e Romina Power, gli eterni fidanzatini di Peynet che dopo vent’anni di unione coniugale cantavano ancora tenendosi per mano e guardandosi teneramente negli occhi, ma questi erano altri tempi.

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Le circostanze della vita li hanno poi portati a imbracciare le armi l’uno contro l’altra, in un carosello di accuse reciproche senza esclusione di colpi, senza mai sottrarsi all’occhio indiscreto delle telecamere, si ricorderanno, come motivo del contendere, anche le scandalose richieste della signora, novella Ivana Trump, naturalmente fatte le debite proporzioni, all’ex-consorte (della serie: “…E io pago”) per il proprio mantenimento. Ruggini e attriti sembravano aver scavato un solco incolmabile tra i due, poi, improvvisamente, dopo ben diciannove anni, l’apparente “disgelo” all’ombra del Cremlino, i giornali parlano di rapporti non cordiali, ma “diplomatici”, dovuti essenzialmente alla mediazione e allo spirito affaristico di Andrej Agapov, il loro “promoter” in Russia, si sa, difficile rimanere indifferenti al tintinnio sonante del rublo … Cosa ci hanno riservato sul teleschermo?Niente di che, si è
vista una Romina piuttosto appesantita e rubiconda, aria furbetta, rilassata e capace di gestire le proprie emozioni, che ha cantato i vecchi successi come sempre e “ballicchiato”, lanciando ogni tanto un’occhiata di sottecchi ad Al Bano, se non altro per coinvolgerlo nel duo canoro, lui, a qualche metro di distanza, invece, sui carboni accesi e come “ingessato”. Gran finale con ripetute inquadrature sul marchio “Tenute Carrisi” e l’intero carrozzone di famiglia impegnato nell’interpretazione di “Felicità” con tanto di nonnina, ex-moglie, varie “nidiate” di figli e lui, il “patriarca”, Al Bano, ovviamente al centro. Ha chiuso “Nel blu dipinto di blu”, con il ritorno in scena di tutti i cantanti. Per la cronaca, l’intera operazione si è tradotta in 5.403.000 spettatori e uno share del 19,83%, scusate se è poco, alla faccia di chi si permette di usare ancora l’aggettivo “nazional-popolare” con valenza dispregiativa …

[Articolo a cura di Fede]

“CHE TEMPO CHE FA?” A SANREMO 2014: MALGIOGLIO INDIGNATO, I SUPEROSPITI, I “BIG” … IN AZERBAIGIAN … E GLI “EX TALENT”?”


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Il settimanale “Nuovo” (n. 52 02/01/2014), con una breve inchiesta, ha cercato di “tastare il polso” del gradimento e delle reazioni espressi a botta calda da pubblico e “addetti ai lavori” a proposito del prossimo festival della canzone italiana, il 64esimo per la precisione (18 – 22 febbraio 2014), a pochi giorni di distanza dalla lettura della lista dei partecipanti da parte del conduttore Fabio Fazio e l’autore dell’articolo, a dire il vero, non sembra abbandonarsi a entusiasmi spontanei o toni favorevolmente sorpresi. Ecco chi sono i “big-per-modo-di-dire” che “non convincono” pienamente: Francesco Sarcina, Frankie Hi-Nrg Mc, Giuliano Palma, Renzo Rubino, Riccardo Sinigallia, Raphael Gualazzi, Perturbazione, Cristiano De Andrè, Giusy Ferreri, Francesco Renga, Ron, Antonella Ruggiero, Arisa e Noemi.

Naturalmente, Fazio difende a spada sguainata le sue scelte, dicendo di aver voluto creare un “mix” di “classico e contemporaneità”, scommettendo su pezzi che possano interessare le radio e promettendo “superospiti” internazionali (uno fra tutti, Justin Bieber) e non, per accendere di mondanità le serate della Riviera dei Fiori. Nell’articolo si evidenzia che potrebbe rivelarsi un errore da scontare a caro prezzo l’aver volutamente trascurato l’ ”anima nazional-popolare della kermesse” e quelli che ne sono sempre stati gli interpreti “storici”, infatti proprio alcune “(ex)star di Sanremo” sono impegnate in questi giorni in una serie di esibizioni a Baku, in Azerbaigian, dove sono acclamatissime; qualche nome?Al Bano, Toto Cutugno, Ricchi e Poveri, Pupo, Tony Esposito, Fiordaliso, Ivana Spagna

Il più accanito detrattore del “cast” di cantanti di Sanremo 2014 è Cristiano Malgioglio -professa la sua stima solo per Francesco Renga e Giusy Ferreri-, che rifarebbe interamente alla sua maniera, ammettendo in gara “Rettore, Alice, Oxa, Mango”, più qualche appartenente a quello che definisce “Jurassic Park di successo”, come anche, udite, udite “Giovani artisti provenienti dai talent show (che?non aveva sempre sostenuto il contrario?… come rimangiarsi la parola impunemente)”, mentre su Antonella Ruggiero orfana dei “Matia Bazar” è impietosamente crudele “In versione solista è un’artista fuori mercato”; qualche altro parere: il giornalista Dario SalvatoriI big in gara hanno bisogno del rilancio … a me piacerebbe il contrario, ovvero che il festival potesse trovare forza e giovamento da determinati artisti …”, il paroliere Paolo Limiti “(ndr si riferisce all’edizione 2013) … Quei brani facevano letteralmente schifo. A febbraio 2014 accenderò la tv, ma se nei primi venti minuti ascolterò canzoni orrende, giuro che spegnerò tutto …”, Iva ZanicchiQuando ho letto la lista dei big, in relazione a qualcuno, la prima cosa che ho detto è stata –E chi è questo?- Non avrei escluso gli allievi dei talent, perché ormai –Amici-, -XFactor- e –The Voice- sono una realtà”, le fa eco un’altra cantante, Emanuela VillaI ragazzi dei talent portano un gran numero di telespettatori”, certo, come dimenticare la forza dirompente e liberatoria del televoto, in cui è specializzata soprattutto questa tipologia di pubblico, che sarà quindi privato della soddisfazione impagabile di potersi “sfogare” con la digitazione rabbiosa, nervosa e compulsiva, a mezzo apparecchi fissi e mobili, di numeri telefonici e codici in grado di far volare il più in alto possibile i propri beniamini?come dire “no televoto (a dire il vero ci sarà, ma si può, ragionevolmente, prevederne, quantitativamente, un crollo), no party”.

Tra gli esclusi di quest’anno, nella sezione ”Sanremo Giovani”, la “ex-amiciana” Claudia Casciaro che parla di “Pregiudizio verso chi viene dai talent … Tanti sono convinti che i ragazzi dei talent non siano credibili”, più accomodante il collega Luca Napolitano (ndr finalista ad “Amici8”), che dice di comprendere la volontà di Fazio di ritornare a un Sanremo “pre-talent” “E’solo la prima volta che vengono esclusi i partecipanti dei talent, in particolare di –Amici- (ndr vero è che Noemi e la Ferreri, presenti al festival, si sono fatte conoscere a –XFactor-, stessa categoria di provenienza –talent-, ma ormai ne sono considerate, a tutti gli effetti, affrancate, a differenza di altri), io dico di metterlo alla prova …” e continua “Non succede nulla se per un’edizione mancano –Amici-, -The Voice- e –XFactor-, in particolare i partecipanti degli ultimi anni” a chi avrà alluso il giovane cantautore napoletano? Il 2008, quando nella “scuola” della De Filippi vinse Marco Carta, poi rivelazione di Sanremo 2009 è troppo lontano? E il 2009 quando arrivò secondo Valerio Scanu, poi affermatosi, a sua volta, a Sanremo 2010? Il 2010, quando prevalse Emma Marrone, poi “laureata”, come i predecessori, a Sanremo, nel 2012? Marco Mengoni, primo a “XFactor” nel 2009 e a Sanremo 2013? Non è difficile capire, a questo punto, perché gli “ex-talent” siano avversati su così tanti fronti.

[Articolo a cura di Fede]

NAPOLI PRIMA E DOPO EDIZIONE N. 31 CON TANTO DI “CASTRONERIA” DA ANNALI DI PUPO


napoli prima e dopo

L’edizione n. 31 del festival della canzone classica napoletana quest’anno ha fatto le cose in grande, andando in onda (sabato 03/08/2013) direttamente dalla cornice suggestiva del Maschio Angioino, soddisfatto il direttore artistico, Pino Moris, ma con qualche apprensione sul perpetuarsi della manifestazione: “Purtroppo la canzone classica … qui a Napoli non ha futuro. Niente scuole, né musei … niente iniziative di promozione locale …Temo che quando smetterò di farmene carico io, su queste melodie calerà il silenzio.” La serata, nell’insieme, si è svolta nei binari del consueto e del “già ampiamente visto”, anzi, sentito, fra i partecipanti era possibile riconoscere più categorie:

–          Gli “Over”, la palma d’oro, in questo caso, spetta a Peppino di Capri, che canta “”I te vurria vasà”, poi una sua canzone inedita, con ausilio di megafono “A’ voglia e’ cantà” e la scontata “Nun è peccato” (l’alternativa poteva essere solo “Champagne”) e invece “è peccato” indossare su pantaloni e scarpe sportivi bianchi una giacca di raso verde prato, non migliore di quella da prestigiatore, damascata, con lustrini e quel che è peggio, viola (ma come?nel mondo dello spettacolo?i suoi colleghi si saranno coperti gli occhi come il conte Dracula davanti a una croce) con tanto di papillon, degna del miglior Silvan, sfoggiata dalla “star” locale, l’attempato tenore leggero Bruno Venturini, la cui voce, però, “tiene” in “Munastere e S.ta Chiara”, altrettanto dicasi per l’altro suo collega Antonello Rondi in “Tu ca nun chiagne”, Nino D’Angelo, seduto sulle scale che portano alla platea, canta un suo brano dedicato alla città, nessun commento possibile, Enzo Gragnaniello in “Passione” si addormenta sul microfono e infine Gigliola Cinquetti, voce ormai appannata (e purtroppo non solo quella) in “Napulè” sbaglia tutto, dall’accento alla resa dei sentimenti e significato del testo all’abito, rosso a manica lunga, con incrocio a scialle sul petto, molto anni ’40, ad imitazione di “Gilda” e anche la chioma di lunghi capelli disordinati, come all’epoca di “Zingara” non è più indicata, dovrebbe pensare più spesso che il “Non ho l’età” arriva per tutte. Per ultima, una delle ospiti d’onore, Silvana Pampanini, osannata diva anni ’50, scambia Pupo per la badante moldava, infatti anche per fare appena cinque gradini (tanti erano) si deve far sorreggere di peso da lui e più tardi dal premuroso Biagio Izzo, dispiace non scorgere più lo smalto di un tempo, ma perché ostinarsi a voler “apparire” quando una non regge più?”Over fino a un certo punto” Lina Sastri, una delle “grandi appassionate” del nostro teatro e cinema, canta un “Core ingrato” non fedele all’originale, che non è tutto sussurri, la preferiamo come attrice, lì è insuperabile.

–           “Quelli che non riescono a sfondare”: sono da accomunare, hanno voce, capacità interpretative, grinta, sono trasmessi in tv, ma il pubblico non si riesce ad affezionare a loro: Karima, un po’ in sovrappeso, in “Tu sì na cosa grande”, Alexia in “Tu vuò fa l’americano”, Sal da Vinci in “O’Sarracino” e Emanuela Villa in “Voce e notte”.

–          La “bravina”: Simona Molinari elegante e maliziosa con garbo nel vestire, canta con altrettanta grazia e “verve” la celeberrima “Maruzzella”, compatibile con il suo stile canoro.

–          Le “fuoriclasse”: applausi prolungati per il personalissimo “Resta cu’mme” di Anna Oxa, inimitabile “mattatrice” del palcoscenico sempre alla ricerca di nuove sfumature della voce. Strepitosa Amii Stewart, maestra di eleganza, in abito bianco con corpetto a “guepière”, intarsi di “voile” trasparente e strascico, regala agli spettatori un “Caruso” struggente, al punto da commuoversi lei stessa.

E’ proprio sulla prima uscita sul proscenio della Stewart, assieme a tutti gli altri artisti, che Pupo commette una “gaffe” epocale, di quelle che non si dimenticano, accennando all’affetto della cantante americana per Napoli dice, infatti “Come esiste il mal d’Africa esiste il -mal di Napoli-”, che cosa ha detto?il “Mal di Napoli”?ma censuratelo, santa pace, che non gli escano altri spropositi simili!I dominatori francesi chiamavano “mal de Naples” una grave malattia infettiva a trasmissione sessuale (sì, proprio quella, pensate al peggio), i cui primi casi si erano verificati in città dopo l’occupazione francese, invece i Napoletani lo chiamavano “mal francioso” (ndr la fonte è uno scritto di Girolamo Fracastoro del 1530).

Sarebbe interessante scoprire se Pupo si è attenuto a un copione o è andato “a braccio”, certo, la seconda ipotesi sarebbe decisamente meno grave, comunque  ….

 

[Articolo a cura di Fede]  

Davide Papasidero vince il festival di Castrocaro


Vince la 56esima edizione del Festival di Castrocaro: Davide Papasidero! 22enne romano, già visto a X Factor, “voce nuova” premiata dalla giuria formata da Iva Zanichi  (Presidente), Claudio Cecchetto, Isabelle Adriani, Alexia e Marco Masini.

Davide ha colpito la giuria nell’interpretazione di “Un’emozione da poco” di Anna Oxa (con la quale aveva superato Paola Bivona, eliminandola) e, poi, con il suo inedito “Non voltarti più“. Nella  sfida finale si è scontrato con Francesco Ciapica, battendolo definitivamente.

Davide coltiva anche due importanti passioni: quella per il teatro e quella per il doppiaggio. È proprio per queste ragioni che ha frequentato un corso di recitazione, presso l’Accademia di arti sceniche di Roma, e un corso di doppiaggio, con Claudio Sorrentino.