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CS_”Pandemic”, con Rai Documentari viaggio nel Covid, un anno dopo


Una coproduzione internazionale con MBC, la tv pubblica sudcoreana

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L’11 marzo 2020 l’OMS ha dichiarato ufficialmente la pandemia di Coronavirus. A un anno di distanza, Rai Documentari presenta “Pandemic – il mondo al tempo del Covid” e “Gli invisibili della pandemia”, un racconto in due parti su come questo evento epocale abbia segnato in modo indelebile la vita di tutta la popolazione mondiale, impotente di fronte ad un nemico invisibile che non si riesce ancora a sconfiggere.
Una coproduzione internazionale Rai Documentari con MBC, la televisione pubblica sudcoreana, con la regia italiana di Luca Rosini, “Pandemic – il mondo al tempo del Covid”, in onda giovedì 18 marzo alle 23.10 su Rai3,  raccoglie le storie e i video messaggi di persone che in tutto il mondo hanno, a vario titolo, attraversato l’esperienza del Covid 19. Un omaggio all’umanità, una riflessione sullo stato attuale della pandemia a livello globale e un messaggio di solidarietà che viaggia oltre le frontiere. L’Italia è stato il primo paese occidentale ad essere colpito. Il dolore vissuto a Cremona e Bergamo si intreccia nel documentario con quello delle persone nel mondo, accomunate dallo stesso copione: la perdita di una persona cara, che si è spenta in solitudine, i familiari che non possono piangerla. Metropoli deserte, abbracci negati, interi settori economici in crisi. Dal Brasile alla Svezia, passando per l’Inghilterra e l’Indonesia, il documentario racconta la vita quotidiana durante il lockdown, il dolore e la solitudine ma anche le piccole e grandi risorse che hanno mantenuto in vita ognuno di noi, storie di disperazione, di resistenza, di vita vissuta e resilienza in un anno impossibile da dimenticare. Le telecamere di Rai Documentari sono tornate a Vo’ Euganeo, in provincia di Padova, dove si è registrata la prima vittima europea di Covid-19 e dove è stato imposto il primo lockdown, raccogliendo preziose testimonianze. Tra queste, il virologo Andrea Crisanti, tra i primi a dare l’allarme, il musicista Federico Paciotti, che ha perso la madre a causa del virus e lo scrittore Paolo Giordano, con la sua riflessione sul dolore provocato nell’umanità dall’impossibilità di seppellire i propri morti. 
“Gli invisibili della pandemia”, con la regia di Catia Barone, in onda giovedì 25 marzo alle 23.10 su Rai2, affronta invece l’eredità del Covid-19, un capitolo incerto e in buona parte sconosciuto anche al mondo medico-scientifico, raccontando in presa diretta le vite dei “long-covid”, i reduci del Coronavirus, che continuano a soffrire nonostante siano guariti dal virus. La stessa OMS ha annoverato tra le priorità la comprensione della gestione clinica dei pazienti post covid e del mistero dei postumi duraturi dell’infezione da coronavirus: sintomi inaspettati, complicazioni, disturbi neurologici, fino al blocco degli arti e a gravi disfunzioni renali. Raccontati nelle storie di Antonio Mastrogiacomo, 36 anni, mai ricoverato e negativizzato a dicembre, che a distanza di mesi non riesce a stare in piedi, vittima di una perenne stanchezza invalidante; di Morena Colombi, che dopo aver contratto una forma lieve di Covid ha continuato ad avere sintomi e dolori e ha fondato un gruppo Facebook per confrontarsi con altri guariti con effetti collaterali duraturi, che oggi conta migliaia di iscritti. E ancora Gianfranco Lamberti, medico fisiatra ricoverato per 4 mesi, che ha rischiato di rimanere tetraplegico e si è ripreso solo dopo una lunga riabilitazione; Rita Avanzini, 72 anni, ammalatasi ai reni dopo un periodo in terapia intensiva e una lunga degenza in ospedale dovuti al Covid, oggi costretta a dipendere dalla dialisi. Ritorna anche Franco Pugliese, già protagonista di “Senza respiro”, il primo medico vaccinato a Piacenza che coordina le squadre dei “vaccinatori”. Con la speranza di tornare alla normalità, anche se la cronaca di oggi lascia l’amaro in bocca. Sono solo alcune delle tante storie di chi è guarito dal virus ma si trova ad affrontare una nuova difficile sfida. Come testimoniano i medici del Columbus Covid Hospital del Policlinico Gemelli di Roma, il primo in Italia ad aver attivato il monitoraggio dei pazienti dimessi e ancora sofferenti. Tra loro, gli psichiatri stanno riscontrando anche disturbi da stress post-traumatico, come i reduci di guerra o le vittime di un attacco terroristico.
“Pandemic è un grande affresco su una delle più grandi tragedie sanitarie della nostra epoca e sul suo impatto sulla società, la vita e la quotidianità di ciascuno di noi” ha dichiarato Duilio Giammaria, Direttore di Rai Documentari.  “Con questa co-produzione internazionale, Rai Documentari affronta un tema di grande attualità, in linea con la sua missione di servizio pubblico volta a divulgare contenuti di qualità, di attualità, in grado di stimolare la riflessione del grande pubblico”.

“#AnneFrank. Vite parallele” in occasione della Giornata della Memoria


Su Rai1 a cura di Rai Documentari

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Come sarebbe stata la vita di Anne Frank se avesse potuto vivere dopo Bergen-Belsen? In onda su Rai1 sabato 23 gennaio alle 23.40 e presentato da Rai Documentari, il docu-film “#AnneFrank. Vite parallele” di Sabina Fedeli e Anna Migotto, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partecipazione con RAI Cinema, con la collaborazione dell’Anne Frank Fonds di Basilea e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa, accompagna gli spettatori nella storia di Anne che si intreccia con le vite di cinque sopravvissute all’Olocausto, bambine e adolescenti come lei ora diventate madri e nonne.
A guidarci da una parte il premio Oscar Helen Mirren che abita la stanza di Anne Frank e legge per noi il suo diario, dall’altra Katerine, una ragazza e il suo cellulare, che percorre a ritroso le tappe di quella storia tremenda di morte, tappe europee della memoria, incontra le testimoni della Shoah e scrive anche lei un diario fatto di hashtag e sms. Diario di un viaggio che la porterà di luogo in luogo fino alla stanza di Anne.
I diari si intrecciano: alle emozioni di Katerine nel suo viaggio rispondono le riflessioni forti e inaspettate di Anne che vive quel mondo dal chiuso della sua stanza. Così la Storia arriva potente e attuale ai ragazzi di oggi, isolati nel lockdown. L’importanza della memoria e del giudizio insieme all’importanza di non perdere la speranza nel futuro.
È quella stanza il cuore della memoria. Per questo la Rai, con Rai Documentari, il Piccolo Teatro e 3D Produzioni, grazie alla collaborazione con l’Anne Frank Museum di Amsterdam, ha ricostruito nuovamente la stanza, usata come set per il documentario, in occasione della Giornata della Memoria. Luogo di esperienza per la società civile, che, come Helen Mirren, può raccogliersi e percepire le paure, le speranze e la voglia di vita che lo hanno animato. Un atto di resistenza culturale ma anche un modo per accendere una luce durante periodi bui e per richiamare l’attenzione sull’importanza del Teatro in Italia in questo momento di isolamento. “Questo documentario ci ha dato l’opportunità di far rivivere l’esperienza e le emozioni che questa stanza porta con sé anche alla società civile italiana, che ha risposto a gran voce. Tanti talenti del mondo dello spettacolo, della cultura, del giornalismo, dell’associazionismo, hanno aderito al nostro invito. Solo per citarne alcuni: Ferruccio De Bortoli, Carla Fracci, Beppe Sala, Emilio Isgrò, Massimo Recalcati, Linus, Gherardo Colombo, Don Gino Rigoldi, Antonio Albanese, Giuliano Pisapia, Gad Lerner, Monsignor Gianantonio Borgonovo” commenta Duilio Giammaria, direttore di Rai Documentari. 

Redazione