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AFTERHOURS: MANUEL AGNELLI, STORICO “LEADER” DEL GRUPPO, SU “ROLLING STONE”, DISINTEGRA IL “FIGH*TTUME MUSICALE” DEGLI ULTIMI ANNI


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Per chi fosse digiuno o quasi di musica “alternativa” di più di vent’anni fa, vale la pena ripercorrere almeno le tappe principali della carriera del noto gruppo “indie rock” degli Afterhours, costituitosi a Milano nella seconda metà degli anni ’80. Dapprima interpreti di brani in inglese, come “All the good children go to Hell”, in cui sono fin troppo percepibili gli influssi dei Velvet Underground, mentre si succedono esibizioni in contesti internazionali, come al “New Music Seminar” di New York e a Berlino, con l’album “Germi” (1993) si lasciano tentare da un cambio di rotta, optando per l’italiano, il suono comincia ad avere aperture melodiche, anche se ancora molto “punk”, con ispirazioni “noise”, psichedeliche e post-grunge, nei testi, elementi lirici, anarchici, sarcastici, beffardi e sensuali. Il capolavoro è del 1997 “Hai paura del buio?” una furia “hard rock” che non disdegna “pop” melodico e “space rock”, nel 1999, con “Non è per sempre”, si apriranno a sonorità meno ruvide e aggressive, con tanto di violini e violoncelli, “Quello che non c’è”, del 2002, segna il grande successo di pubblico, con scenari più intimisti dominati da senso di vuoto, rassegnazione e cupezza, dovuti alla perdita di valori e punti di riferimento, del 2014, invece è l’edizione speciale di “Hai paura del buio?”, che si avvale della collaborazione di artisti di spicco italiani e stranieri, oltre a proporre il complesso in una formazione arricchita di nuovi componenti a seguito di abbandoni di musicisti di lunga data.

Intervistato dalla rivista “Rolling Stone”, Manuel Agnelli (13/03/1966), “leader” del gruppo, demolisce in blocco la musica attuale, senza fare nessuna eccezione, anzi, probabilmente, l’espressione più indicata per questa operazione spregiatrice ce la suggerisce proprio il titolo di un suo provocatorio singolo del 1998 “Sui giovani d’oggi ci scatarro”, in altri termini ora, nel citato articolo, afferma “La nuova generazione di cantautori e musicisti è figlia di un’estetica che li ha condizionati troppo: sono carini, simpatici e pettinati meglio di noi, ma il messaggio che lanciano non ha la forza di quello della generazione degli anni ‘90 …. noi parlavamo con la pancia, con una sincerità non mediata” e sembra deluso dalla stessa Milano, sua città natale, determinante per la sua formazione artistica, un tempo, ritiene, ricca di stimoli, dotata di una marcia in più, oltre che all’avanguardia in molti campi, quasi una Woodstock italiana e ora alla mercé di quello che definisce “il figh*ttume” che l’ha spogliata di questo suo ruolo “Milano prima era una bomba rivoluzionaria, non solo nell’arte e poi è diventata sempre più attenta solo alla grafica, all’immagine e alla moda”, una visione senza spiragli, se corrispondesse pienamente al vero, ma non risente un po’ troppo dell’irriducibile antagonismo rivoluzionario di cui si è sempre ammantato il soggetto da cui proviene? Che i cantanti d’oggi non siano “brutti, sporchi e cattivi” e, ci piace aggiungere, in prevalenza non inclini al turpiloquio, non significa che non possano lanciare, anche attraverso brani apparentemente a tematica sentimentale (ma non sono gli unici), messaggi impegnati tutt’altro che insignificanti e anche il capoluogo meneghino, suvvia, non ha subito chissà che processo involutivo dal punto di vista della circolazione di idee anticonvenzionali e del radicarsi di tendenze progressiste, ma Agnelli perché si possa parlare di “impegno”, preferirebbe, forse, un ritorno agli anni della contestazione, del terrorismo politico, del “piombo”, o dell’esasperazione ideologica al servizio di fazioni in guerra fra loro?

Certo, l’articolo dissipa ogni dubbio sull’atteggiamento supponente del “frontman”, da cui si deduce che gli unici artisti “alternativi” e sperimentatori degni di questo titolo dell’ultimo ventennio sarebbero gli “Afterhours” anche se, bontà loro, seppure senza volerlo, il “Si stava meglio quando c’eravamo noi” suona comicamente e curiosamente come una vaga eco del sentitissimo “Quando c’era lui, caro lei” di Giorgio Bracardi negli irresistibili panni del federale Romolo Catenacci (ndr nella trasmissione “Alto Gradimento”)

Redazione: by Fede

Fiocco rosa per Ilary Blasi e Francesco Totti


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Alle 19,15 di oggi è nata la terzogenita di Ilary Blasi e Francesco Totti. La showgirl,  a dicembre scorso aveva lasciato la conduzione de Le Iene per affrontare in tranquillità l’ultimo periodo di gravidanza e prepararsi al parto. Il parto è avvenuto presso la clinica Mater Dei dove  questa mattina Ilary è arrivata intorno alle 9 accompagnata dal marito. A dare notizia del lieto evento la pagina social ufficiale di Ilary Blasi, e poi la struttura sanitaria in cui è avvenuto il parto che ne ha dato cconferma. La coppia ha altri due figli:  Chanel, 8 anni, e Cristian, 10.

Redazione 

Notre Dame de Paris compie 18 anni e torna in tour con il cast storico


notre.jpgDalla prima del 1998 al Palais des Congrès di Parigi sono passati diciotto anni e nel frattempo Notre Dame de Paris è diventato maggiorenne e ha acquistato fama mondiale. È il musical dei record, quello che nella storia ha avuto più successo: lo testimoniano le migliaia di repliche e i milioni di spettatori che lo hanno ascoltato in sette lingue diverse in decine di paesi. Lo scorso 3 marzo è tornato in Italia con un tour che è partito dal Teatro Linear Ciak di Milano e si concluderà a novembre al Pala Calafiore di Reggio Calabria.

Capolavoro di Riccardo Cocciante, autore delle musiche e Luc Plamondon, autore dei testi, Notre Dame de Paris è stato tradotto in italiano da Pasquale Panella e ha debuttato al Gran Teatro di Roma nel 2002 sotto la guida del produttore David Zard. Nel tour di quest’anno sarà interpretato dal cast storico, composto da Lola Ponce (Esmeralda), Giò Di Tonno (Quasimodo), Matteo Setti (Gringoire), Vittorio Matteucci (Frollo), Graziano Galatone (Febo), Leonardo Di Minno (Clopin), Tania Tuccinardi (Fiordaliso) oltre a trenta tra ballerini, breakers e acrobati. La regia è di Gilles Maheu, le coreografie di Martino Müller, i costumi di Fred Sathal e le scene di Christian Rätz.

Il tema dell’opera, tratto dal romanzo di Victor Hugo, è di estrema attualità; le musiche, tra piani, forti e variazioni raccontano con empatia la storia di Quasimodo; la vocalità degli attori, ineccepibile, definisce i personaggi che interpretano, ne connota i ruoli e gli stati d’animo; i costumi e le coreografie colorano e arricchiscono le scene. L’insieme di questi ingredienti rende Notre Dame de Paris un vero capolavoro.

Queste le tappe ufficiali del tour 2016:

 Milano dal 3 marzo

 Trieste dal 6 a 10 aprile

 Bari dal 13 al 18 aprile

 Napoli dal 20 al 25 aprile

 Eboli 30 aprile e 1 maggio

 Conegliano dal 6 al 8 maggio

 Firenze dal 11 al 15 maggio

 Torino dal 19 al 22 maggio

 Pesaro dal 26 al 29 maggio

 Perugia dal 3 al 5 giugno

 Roma dal 9 giugno

 Parma dal 3 luglio

 Palermo dal 16 al 24 luglio

 Agrigento dal 28 al 30 luglio

 Torre del Lago dal 15 al 19 agosto

 Chieti dal 24 al 27 agosto

 Verona dal 1 settembre

 Reggio Calabria 25 e 26 novembre

by Gianluca Basciu

22/01/2016 – 21:20 – RAI1: COSI’ LONTANI COSI’ VICINI Al Bano e Romina di nuovo eccezionalmente insieme


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“Così Lontani Così Vicini” torna da venerdì 22 gennaio per 6 puntate in prima serata su Rai1. Alla guida della terza edizione ritroviamo una coppia speciale, Al Bano Carrisi e Romina Power. Le 6 nuove puntate andranno in onda il 22 e 29 gennaio, il 5, il 19, il 26 febbraio e il 4 marzo 2016.
Al Bano Carrisi e Romina Power, di nuovo insieme eccezionalmente per questo programma, racconteranno al pubblico le storie di persone che gli eventi della vita hanno separato e a cui “Così Lontani Così Vicini” offrirà la possibilità di rivedersi. Il programma, che non si svolgerà all’interno di un semplice studio televisivo ma totalmente “on the road”; i protagonisti della puntata potranno conoscere per la prima volta o incontrare dopo tanti anni di lontananza i propri cari e raccontare le ragioni che li hanno spinti a non smettere di cercare una parte importante della propria vita.
“Così Lontani così Vicini” ha inizio con la presentazione del protagonista che fornirà una serie di informazioni attraverso le quali i conduttori inizieranno la ricerca della persona “lontana”, scovando notizie utili nella sua città, tra i vicini, i colleghi, i vecchi compagni di scuola. Il momento più emozionante di ognuna delle quattro storie raccontate nel corso di ogni puntata è rappresentato dall’incontro finale dove i due protagonisti saranno accompagnati dai conduttori fino a qualche secondo prima del loro ricongiungimento.
Nella prima puntata di “Così Lontani Così Vicini”, Al Bano e Romina seguiranno le storie di:
  • Ercole: è ancora un ragazzino quando gli viene confermata l’esistenza di sua sorella Edmonda. Sarà poi una suora a rivelargli che Edmonda si è trasferita negli Stati Uniti con la famiglia adottiva. Nonostante la distanza Ercole continua a cercarla senza rinunciare al suo desiderio di poterla riabbracciare.
  • Manuela : all’età di 12 anni la madre le confessa un segreto che le cambierà la vita, un segreto di nome Domenico. Il suo più grande desiderio ora è quello di poterlo conoscere.
  • Giovanni Battista: non sa nulla delle sue origini, divenuto adulto il destino gli svela l’esistenza di una sorella che nel corso degli anni ha sempre percepito di avere.
  • Stella: ha vissuto con due meravigliosi genitori adottivi e dopo la morte della madre inizia la ricerca sul suo passato per colmare un vuoto che ancora oggi continua a sentire dentro di sé.
Il momento più emozionante di ognuna delle quattro storie raccontate nel corso di ogni puntata è rappresentato dall’incontro finale dove i due protagonisti saranno accompagnati dai conduttori fino a qualche secondo prima del loro ricongiungimento.
“Così Lontani così Vicini”  è realizzato in collaborazione con Magnolia ed è un programma di Cristiano Rinaldi, Federico Albanese, Davide Corallo, Alessia Eleuteri, Giuseppe Ghinami, Alessandra Guerra, Federico Modugno, Luca Parenti, Stefania Scarampi, Fabrizio Silvestri e con la collaborazione di Francesca Loquenzi e Marco Mori; la regia è di Franco Bianca e di Giuseppe Ghinami.Gli spettatori potranno seguire e commentare le storie dei protagonisti di Così lontani così vicini sul sito web e sulla pagina facebook ufficiale.
Per contattare la redazione di “Così Lontani Così Vicini” si può chiamare allo 02.36564957 o scrivere una mail a cosilontanicosivicini@rai.it

Redazione

FLORALEDA SACCHI: Domenica 24 gennaio al Mamu di Milano


FLORALEDA SACCHI

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DOMENICA 24 GENNAIO AL MAMU DI MILANO

ripercorre le principali tappe del suo percorso artistico

con un’intervista-concerto

Domenica 24 gennaio l’arpista FLORALEDA SACCHI sarà protagonista di un’intervista-concerto al MaMu-Magazzino Musica di Milano (cortile interno di via Soave 3 – ore 19.00 – ingresso libero) in cui ripercorrerà le principali tappe del suo percorso musicale. La conversazione con il giornalista Gian Mario Benzing si concentrerà, in particolare, sugli album originali incisi dall’artista e pubblicati da Universal, Decca e Deutsche Grammophon.

Spaziando tra la musica contemporanea e quella tradizionale, durante la serata Floraleda Sacchi eseguirà brani estratti dall’album “Minimal Harp“, disco che ha creato un genere per arpa e l’ha portata a collaborare con Philip Glass e Michael Nyman, e dal recente “Intimamente Tango”, passando per i celebri brani barocchi di “Harp Favorites” e le sonorità spagnole di “Harp Dances”.

«Sono onorata di poter presentare in una serata alcuni dei miei progetti musicali che sono stati pubblicati da Universal – racconta Floraleda Sacchi – Grazie al loro supporto ho avuto la possibilità di farmi conoscere dal grande pubblico e di comparire accanto a mostri sacri della musica classica e pop. Ripercorrere questa avventura sarà sicuramente emozionante».

Dopo il concerto a Milano, l’arpista porterà la sua musica in giro per l’Europa. Queste le prime date del tour ad oggi confermate:  sabato 30 gennaio al Theatre National di Nizza; il 7 febbraio al City Museum Hall di Perast; il 23 febbraio all’Hotel de Galiffet di Parigi; il 28 febbraio al Teatro Sociale di Bellinzona.

Floraleda Sacchi, nata a Como, è stata ispirata dai dischi di Annie Challan a suonare l’arpa ed è riconosciuta come una delle più interessanti arpiste sulla scena internazionale. Ha inciso per le principali major discografiche e ha suonato nelle più importanti sale dei teatri di tutto il mondo. È stata protagonista di diverse collaborazioni teatrali e ha ottenuto il premio Harpa Award per il suo libro su Elias Parish Alvars. Tra il 1997 e il 2003 ha vinto 16 premi in competizioni musicali. Suona un’arpa Erard datata 1816 e due moderne arpe “Style 30” della liuteria Lyon & Healy

Redazione

GIOVANNI ALLEVI:  ‘FARE IL PIANISTA E’ STATA UNA DURA BATTAGLIA; NON DISPREZZO I TALENT, MA LAVORATE SULL’ORIGINALITA’


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Giovanni Allevi, il celebre pianista e compositore marchigiano (n. 09/04/1969), fresco di pubblicazione dell’autobiografia “Vi porterò con me”, già presentata all’Ara Pacis di Roma, sul settimanale “Nuovo” (n. 3 21/01/2016), fa un bilancio della sua vita e carriera, sicuramente prodighe di soddisfazioni, dando rilievo a quelli che ne sono stati i momenti più meritevoli di essere rievocati. Non tutti sanno che suo padre è a sua volta musicista e sua madre una ex-cantante lirica e che entrambi, quand’era bambino e già manifestava uno spiccato interesse per il pianoforte del suo salotto, inizialmente gliene avevano persino nascosto le chiavi, ponendo il veto al suo studio dello strumento, allo scopo di evitare che rimanesse deluso dall’ambiente artistico e in considerazione del cammino accidentato da percorrere, reso ancora più “ad ostacoli” dal carattere schivo e timido del ragazzo, che, come racconta lui stesso, lo ha portato a subire episodi di bullismo da parte di qualche coetaneo “le ferite di quell’età sono i nemici che non possiamo più combattere. Ai ragazzi dobbiamo insegnare a non tenersi tutto dentro, come invece ho fatto io” e dice che, con il suo libro, vuole, nei suoi lettori “risvegliare il sognatore che si nasconde in ciascuno”, non manca di sottolineare, inoltre, l’incidenza della fede nella sua vita e nell’arte, tanto che uno dei suoi ricordi indelebili resterà per sempre l’incontro, ancora adolescente, con Papa Giovanni Paolo II.

Il successo, tuttavia, non arriva gratuitamente e i sacrifici ne sono una componente inscindibile “lo studio accademico della musica mi ha impegnato per venti anni con la difficoltà di andare a vivere in una grande città ( Milano, dove si è diplomato in composizione al Conservatorio “G. Verdi” ndr) senza avere un soldo in tasca … ma quei sacrifici non sono stati vani”.

Non ci si aspetterebbe di certo che uno come lui, di casa al Senato della Repubblica, dove si è già esibito, come all’Istituto di Cultura Italiana di New York, sia anche preparato sui “talent” e soprattutto, visto che ben poco spartiscono con la musica impegnata che è abituato a suonare, non si arrocchi nella classica posizione “snobistica” di chi ha accesso privilegiato alla dimora delle Muse, questo il suo pensiero: “a questi show riconosco il merito di dare un’opportunità a tanti giovani artisti. Consiglio ai ragazzi di lavorare sull’originalità: in un mondo in cui tutti puntano sulla stessa cosa, chi va controcorrente fa la differenza …” Ha detto poco! Anche se qualche giovane “ex-talent” ha comunque cercato di crearsi uno stile proprio o di proporre un genere innovativo, fra tutti, per esempio, ci hanno provato i “The Kolors”, spesso, in radio, approdano delle lagne omologate, inascoltabili e dai testi desolatamente elementari, che, curiosamente, hanno un posto riservato anche in superclassifica, francamente non ci si capacita di come possano incontrare il gusto di (pare, ma è tutto da verificare) moltitudini di gente, certo, per migliorare lo “status quo”, il cammino da percorrere è lungo, perché per ora, basandosi su quello che viene propinato, non si può che dire “originalità, questa sconosciuta!”

17 gennaio 2016

by Fede

CINEMA, LINO BANFI A RUOTA LIBERA SU RADIO2: ZALONE? E’ UN VENDICATORE, VENDICA QUELLI CHE COME ME NON PIACCIONO AI BENPENSANTI


un giorno da pecoraIl grande attore ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora racconta il suo rapporto con Checco Zalone e scherza: magari quando faccio 80 anni mi fanno senatore a vita!

Lino Banfi a ruota libera su Radio2. Ospite di Un Giorno da Pecora, il programma condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari, l’attore ha parlato della sua partecipazione a ‘Quo Vado?’, del suo rapporto con Checco Zalone e si è lasciato andare ad un’ammissione amara, che lo ha sempre fatto soffrire: la poca considerazione artistica da parte dei ‘benpensanti’. Partiamo – hanno chiesto Lauro e la Cucciari -, dal film del momento, ‘Quo Vado?’, in cui lei interpreta il ruolo del senatore Binetto, ‘maestro’ nell’arte del posto fisso. “Io sono una piccola ciliegina sulla torta nel film, ma l’ho fatto volentieri, perchè Checco e Nunziante me l’hanno chiesto in un modo così carino e garbato che non gli potevo dire di no. Loro sono in simbiosi, sia per la cultura che per la ‘pugliesità’”. Zalone, poi, è un suo grande fan. “Lui si è sempre dichiarato un mio allievo. Quando fece l’altro film, che andò bene, io ancora non lo conoscevo. Me lo passarono per telefono e lui mi disse: ‘Maestro!‘. Venni poi a sapere che mentre parlava con me si era inginocchiato”. La cosa le ha fatto molto piacere. “Si, anche perché mi avevano chiesto di fare questo cameo perché volevano farmi un tributo, perché secondo loro io ho aperto la strada della pugliesità nel cinema, perché in Puglia non avevamo una drammaturgia. Checco mi disse che ero l’unico a poter fare questo personaggio nel film”. Come mai hanno scelto per il suo ruolo questo cognome, Binetto? “Forse perché in una scena io avrei dovuto dire una cosa tipo ‘sono Binetto e non mi dimetto’”, ha spiegato a Radio2 Banfi. Lei è una icona del cinema ormai. “Ho fatto più di cento film da protagonista, ma per i benpensanti tutte le cose che ho fatto fino ad oggi sono delle stronzate paurose”. Si è ispirato a qualche senatore o politico in particolare per questo ruolo? “No, ma può darsi che questo dia lo spunto a Mattarella per dire: Banfi quest’anno fa ottant’anni, facciamolo senatore a vita”. Le piacerebbe? “Andrei lì a farli sorridere un po’”. A quale grande comico somiglia Checco Zalone?Io lo chiamo il ‘pescatore’”. Per quale motivo? “Perché lui ha pescato da vari mostri del cinema, da Moretti a Benigni, da ciascuno pesca qualcosa. Poi li mette insieme e fa la ‘zalonità’. E poi lui è un vendicatore”, ha affermato a Un Giorno da Pecora l’attore. Un vendicatore? “Si, lui sta vendicando tutti quelli come me e come altri. E’ una vita che faccio film che incassano, trasmissioni e fiction, ma è una vita che soffro a casa come uno stronzo, ed ecco perché mangio molto, quando mi dicono: mi vergogno a dirlo ma Banfi mi fa pisciare addosso. Così dicono i benpensanti”. Chi glielo ha mai detto? “Un giornalista, Valerio Caprara del Mattino, che è un mio grande amico, una volta mi ha detto: andavo a vedere i tuoi film di nascosto, perché non potevo scrivere che mi piacevi, questi volevano che scrivessi di Fellini, di questo tipo di regista, e non di Banfi”, ha spiegato Banfi a Radio2.

“TALENT”: “THE UNFAITHFUL” – I “TEMPORARY FANS” E QUELLI IN “MULTIPROPRIETA’” … MA NON FANNO PER VALERIO SCANU


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Essere “fan” costa fatica, è un impegno che richiede dedizione, costanza, fedeltà (perché no?), una buona dose di applicazione e in testa a tutto ci deve essere la profonda convinzione della validità delle proprie scelte, da difendere e salvaguardare nel tempo, accada quel che accada.

Sì, perché, in questo campo, le infatuazioni e “accensioni” momentanee non sono l’eccezione, ma addirittura la regola. Se ci si riferisce, nella fattispecie, ai “talent show”, il fenomeno non solo non accenna a diminuire, ma riceve, si può dire, continue conferme, di edizione in edizione, su qualsivoglia rete che proponga questo “format”, pur con tutte le possibili varianti che ne differenzino le versioni.

Il meccanismo ormai l’abbiamo incamerato, la solita “finalissima” fa il pieno di ascolti e incorona il nuovo “divo” di turno, che, forte di questa visibilità, quando, finalmente, dopo mesi estenuanti di confronti diretti con altri concorrenti in lizza, abbandona gli studi televisivi, trova ad attenderlo ovunque battaglioni di gente sovreccitata che urla fino all’afonia il suo nome, probabilmente facendogli assaporare la stessa sensazione di trionfo di Ispanico (ndr protagonista del film “Il Gladiatore”) dopo essere uscito invitto da un’intera stagione di cruenti “giochi circensi” al Colosseo e sono mesi di permanenza in una dimensione irreale, popolata di case discografiche, serate, superclassifiche, radio, tv,  giornalisti, richieste che fioccano da ogni dove, fino al brusco “risveglio”, coincidente con la comparsa all’orizzonte di qualche pagliaccio di uguale provenienza “talent”, per il quale le folle e il Web impazziranno all’istante e, al cui apparire, in video o sul palco, le ragazzine avranno simultaneamente un’ov*lazione supplementare.

Purtroppo, i “fans” legati a questo genere di trasmissioni sono masse “mobili” e fluttuanti, preda di mode passeggere, facili alla “diserzione” e al disconoscimento dei loro “idoli”, per correre subito a ricompattarsi in altri “eserciti” e sotto altre bandiere, c’è poi il caso dei sostenitori abituali di altri cantanti, che solo per un breve periodo si concedono una “distrazione” per la novità che va per la maggiore, questa “multiappartenenza” è dimostrata dai “nickname” adottati, che esibiscono sigle e riferimenti riconducibili a più personaggi, mai fare troppo affidamento anche su questo particolare gruppo, perché il voltafaccia è assicurato. C’è che il cammino degli “ex talent” (ma anche quello di artisti di fama) difficilmente è piano, lineare e inarrestabile, tutt’altro, spesso, dopo aver fatto “il botto”, può esserci un’apparente stasi che potrebbe anche rivelarsi di breve durata, ma i “temporary fans” non perdonano a chi hanno eletto come simbolo vincente di non andare sempre “a mille”, di qui il loro subitaneo raffreddamento.

Fra tutti, si conta però anche chi risente marginalmente di queste improvvise “disaffezioni” con proporzioni da esodo, ad esempio Valerio Scanu, che, come dice lui stesso, può contare su uno “zoccolo duro” di “followers” che lo accompagnano, nel bene e nel male, da quasi 8 anni, non pochi, davvero, con immutato affetto e che continuano a credere in lui, nonostante la violenta propaganda demolitrice che gli è stata scatenata contro dai “media”, più che altro in passato, in più occasioni e l’implacabile ferocia degli “haters” e “trolls” su Internet, che non gli hanno mai risparmiato insinuazioni al limite del Codice Penale volte a colpire la sua sfera privata, affettiva e sessuale e la sua integrità morale di persona, tuttavia ne è uscito sempre indenne, anzi, ha rafforzato persino il suo “fanbase”, che non ha mai visto vacillare le proprie certezze e si è sempre battuto strenuamente per lui sui “social” e in ogni luogo, anche nei momenti più bui, d’altra parte solo “uniti” si vince.

E ora c’è Sanremo, ormai alle porte, a mettere alla prova i suoi “fans”, ma è del tutto lecito supporre che anche in questa occorrenza non mancheranno certo di fargli sentire il loro calore, sostegno e consistenza numerica, come, d’altra parte, hanno sempre fatto, fra un mese ne riparleremo.

by Fede

 

6 gennaio – La leggenda della Befana


Avvenne nella notte tra il 5 e il 6 gennaio che i Re Magi  RE-MAGI-7-300x198fecero visita a Gesù per offrirgli oro, incenso e mirra e dai doni dei Re Magi a Gesù (l’oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re;l’ incenso, come testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché Gesù è Dio; la mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo e come uomo è mortale, preannuncio della sua passione), proviene la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bambini: questa tradizione si incrocia con la leggenda della Befana. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

La Befana  viene rappresentata è una vecchia brutta e gobba, con il naso adunco e il mento aguzzo, vestita di stracci e coperta di fuliggine, perchè entra nelle case attraverso la cappa del camino. Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania” che significa “apparizione, manifestazione”.

 

09/12/2015 – 21:05 -RAI3: CHI L’HA VISTO? Si torna sul caso delle due donne morte a Castel Volturno 09/12/2015 – 21:05


chi l'ha
Sono ancora all’Istituto di Medicina Legale i corpi di Elisabetta Grande e Maria Belmonte, madre e figlia del dottor Domenico Belmonte, scomparse nel 2004. I due corpi vennero ritrovati otto anni dopo, nell’intercapedine sotto la stanza da letto della loro villetta di Castel Volturno.
Ora, dopo tre anni dal loro ritrovamento Lorenzo Grande, zio e fratello delle due donne, ha chiesto il nulla osta per poter provvedere ad una sepoltura, ma il dottor Belmonte si è opposto alla restituzione dei resti per i funerali. Ne parla Federica Sciarelli nella puntata di “Chi l’ha visto?”, in onda su Rai3 mercoledì 9 dicembre alle 21.05.
Per assistere al programma in diretta dallo studio bisogna prenotarsi attraverso il numero  06.8262 o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica 8262@rai.it.
Redazione