stupendo fino a qui

ALESSANDRA AMOROSO IN CIMA ALLE CLASSIFICHE, OLTRAGGIO A DAVID BOWIE E ALLA BUONA MUSICA


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Confesso che quando mi è stata commissionata una recensione sull’ultima “uscita” discografica di Alessandra Amoroso, ho accolto la proposta allargando le braccia per l’inevitabilità di dover ottemperare a quanto richiesto, ma sottolineo, alquanto controvoglia, avendo avuto più di un assaggio del “capolavoro” in radio.

Dunque, il singolo di lancio si intitola “Stupendo fino a qui” e il suo testo è proprio di quelli degni di rimanere non solo impressi nella memoria collettiva, ma di figurare fra i cento brani che saranno tramandati come pietre miliari della storia della canzone italiana di sempre, basta soffermarsi su qualche passaggio a caso “Probabilmente chiara come il sole la mia tendenza alla continuità”, abbiamo inteso che è un elogio della monogamia, ma saltiamo velocemente oltre “Tu vuoi una rosa che non abbia spine” immagine alla portata dell’estro inventivo persino del lattaio di fronte, si può tranquillamente risparmiare sul paroliere e ancora “Vivo ogni secondo come l’ultimo secondo” e che sarà mai, condannata a morte? L’ ‘Etranger’ di Camus, che pur aveva una sentenza di pena capitale sospesa sopra il cranio reagiva meglio … e proseguiamo “Rifarei tutto … i passi falsi e litigare” e il collegato “fare di una macchina la casa in cui abitare” d’accordo che c’è la crisi, c’è gente sul lastrico e i mutui a tasso variabile hanno persino causato a tanti la perdita del loro alloggio, il riferimento non solo viene da sé, ma te lo schiaffano autenticamente davanti, potevano, volendo, trovare tematiche migliori in alternativa, un po’ di buon gusto e più ancora di tatto e poi preparatevi al finale travolgente “Probabilmente non c’è più confine ogni bugia diventa realtà, un compleanno senza candeline … ma resto qua” con la rima addirittura da linguaggio infantile, che accoppia “confine” e “candeline” e quel “resto qua” ripetuto allo sfinimento, si è poi capito che la protagonista del brano non ci sta a schiodarsi da quella storia, pur nei disagi che comporta e allora che “ci resti” pure. Non c’è, in realtà, molto da dire, in aggiunta, la Amoroso ai “minimi storici” come qualità della voce e interpretativa e gli autori che hanno fatto il minimo sindacale, in tutti i sensi, della ricercatezza lessicale e dell’elaborazione musicale, comunque sempre di “minimo” si tratta, anzi di “minimalismo”. Avrei preferito raccontare delle concessioni al “gossip” della “ex-amiciana” che dei suoi progressi canori, ebbene per pura digressione dico che le più recenti “soffiate” (“Dipiù” n. 3 25/01/2016) la vogliono da qualche mese al fianco di Stefano Settepani (40 anni), una spiccata somiglianza con il comico Giobbe Covatta, però, non casualmente, produttore della trasmissione “Amici”, dove la ex-concorrente è solita fare regolari “puntate” come ospite o anche solo per far visita a Maria De Filippi.

Attualmente, l’album della Amoroso “Vivere a colori” svetta in testa alle classifiche di vendita qui da noi, avendo appena (più che inconcepibile, uno vero scandalo!) scalzato dal trono il “testamento artistico” dell’inimitabile e ineffabile “mito” britannico David Bowie, “Blackstar”, classificatosi primo nel Regno Unito e in altri 20 paesi del mondo e che rapisce fin dal primo istante di ascolto per la sapiente miscela di “jazz”, “soul”, musica elettronica, “trip hop”, “hard bop”, capace di ritmi sincopati a tinte “dark”, dove, a detta dell’autorevole settimanale “Panorama” (11/01/2016), il Duca Bianco si “reinventa come in ogni disco” e la sua unica regola è fare quello che gli piace.

E ora mi calo nuovamente nel mio “antro” e mi sparo a palla, al colmo delle beatitudini, i “Gods of Rock” più forsennati, questa sì che è vita, “stupendo ad oltranza” non ci si può accontentare del “fino a qui” …

by Fede