Ultrasuoni

Dalla collaborazione tra Iravox e Viola Valentino nasce “Senza Limite” il brano pop-elettronico, in radio a partire da oggi.


Iravox feat. Viola Valentino

viola

“Senza Limite”

è il brano, in radio a partire da oggi,

nato dalla collaborazione tra la cantautrice Iravox e l’icona degli anni ’80.

Il  Videoclip disponibile su Youtube.

“Senza Limite” (distribuito da Universal Music Group e prodotto da UltraSuoni Studio di Danilo Bajocchi), è il quarto singolo di Iravox (estartto dal video-album che uscirà nel 2016), alias Lorena Asaro, un brano pop-elettronico con sfumature dance in radio a partire da oggi. A dare un contributo significativo al brano è il ritorno di Viola Valentino, icona anni ’80 che con Iravox esibisce raffinate qualità d’interprete.

Il nuovo brano di Iravox e Viola Valentino racconta dell’amore senza limiti e condizionamenti, dell’amore che non ha confini, né età, né sesso, “verso il quale lasciarsi trasportare senza esitazioni poiché esso è profondo come il mare e cristallino come l’acqua sorgiva”. Il videoclip di “Senza Limite”, in cui sono protagoniste Iravox e Viola Valentino, è stato presentato in anteprima su TgCom Mediaset, Rai2, al MEI di Faenza ed al Festival Estivo di Piombino. Adesso è disponibile su Youtube, ecco il link:

Nel brano alla voce calda e sensuale di Viola Valentino fa da contraltare la misurata irruenza di Iravox che è una delle autrici del brano, insieme al talentuoso compositore Alessandro De Simone e al geniale arrangiatore, musicista e produttore Danilo Bajocchi, che è anche il producer del remix di “Senza Limite”, destinato al mondo delle discoteche e alle radio dance-oriented.

Iravox e Viola Valentino, duo molto amalgamato e affiatato,  infatti sono amiche e complici nella vita come nell’arte, si esibiranno in tour, ecco le prossime date: 13 novembre al Circolo Arci Bellezza di Milano, il 20 novembre al Disco Strass di Drusso di Ranica (Bg) e il 28 novembre al Play Food di San Martino Siccomario (Pv).

Milano, 9 ottobre 2015

Redazione

I MODA’ per la prima volta al cinema: Oggi al via le prevendite per “MODÀ – COME IN UN FILM – Un sogno che diventerà realtà”


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I Modà per la prima volta al cinema!

OGGI AL VIA LE PREVENDITE NEI CINEMA PER

MODÀ – COME IN UN FILM

-UN SOGNO CHE DIVENTERÀ REALTÀ-

Il film concerto

moda

SOLO L’11 E IL 12 NOVEMBRE ALLE ORE 20 NELLE SALE ITALIANE

IN CONTEMPORANEA VIA SATELLITE

Da un’idea di Kekko Silvestre

Per raggiungere un sogno bisogna inseguirlo, bisogna proteggerlo,

bisogna avere la forza di perseverare e di combattere, bisogna avere fede e stima di se stessi… 

Ma per raggiungere un sogno spesso bisogna fidarsi di alcuni segnali, e a volte dare peso e senso ai sogni stessi

 

Da oggi, venerdì 24 ottobre, saranno disponibili in prevendita nei cinema i biglietti per “MODÀ – COME IN UN FILM – Un sogno che diventerà realtà”, il film concerto dei Modà che verrà proiettato nelle sale italiane solo martedì 11 e mercoledì 12 novembre, alle ore 20.00 in contemporanea via satellite. L’elenco delle sale è disponibile suwww.nexodigital.it.

MODÀ – COME IN UN FILM – Un sogno che diventerà realtà” – Il Trailer

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Il film concerto permetterà ai fan di ritrovare sul grande schermo alcune delle più belle performance della band allo Stadio San Siro di Milano dello scorso luglio. La musica si alternerà a scene e sequenze narrative, andando a comporre un racconto coraleche ha per protagonista la band italiana più popolare degli ultimi anni.

“MODÀ – COME IN UN FILM” è molto di più del reportage dei live dei Modà: è un film concerto che nasce dall’intuizione del leader della band, Kekko Silvestre. Un’intuizione che si è fatta rapidamente strada a luglio, nei giorni successivi al grande trionfo dei Modà negli stadi, e che oggi si trasforma in realtà grazie al grande schermo.

Soggetto e sceneggiatura di “MODÀ – COME IN UN FILM” sono opera dello stesso Kekko Silvestre insieme al suo partner collaudato, il regista Gaetano Morbioli.

MODÀ – COME IN UN FILM” permette di entrare ancora di più nell’universo dei Modà e nei segreti e nelle motivazioni che hanno guidato Kekko Silvestre dal buio di una sala prove ai mille riflettori accesi degli stadi.

Il film concerto è il racconto di una corsa verso il successo che non potrà che trovare complici e tifosi nei loro numerosissimi, appassionati fan.

“MODÀ – COME IN UN FILM”, prodotto da Ultrasuoni e F&P Group, è distribuito in contemporanea via satellite nelle sale italiane da Nexo Digital in collaborazione con RTL 102.5, RDS, Radio Italia e MYmovies.it.

Ultrasuoni di RtL, Radio Italia e RDS fa gridare allo scandalo …


 

tn_shure-BM05-WUltrasuoni è la casa discografica sorta nel luglio del 2010 dall’alleanza tra gli azionisti di tre grandi marchi radiofonici RTL, Radio Italia e RDS , l’etichetta corre a competere con le etichette già esistenti e consolidate, ma parte avvantaggiata perchè può contare sulla distribuzione delle radio. E’ nata  con lo scopo di valorizzare i giovani cantanti ovvero coloro che faticano a inserirsi nel mondo musicale reso selettivo dalle forti  ingerenze delle major, tuttavia alla luce dei fatti Ultrasuoni sembrerebbe rifarsi ad un modello radiofonico americano,  controllato da Clear Channel  i cui creatori non provenendo dal mondo musicale basano il loro approccio   esclusivamente sul “business”  e per quanto riguarda la scelta degli artisti sul criterio  di ” se funziona”, cioè, se aggancia gli ascoltatori alla stazione, mantenendo o aumentando il valore dello spazio pubblicitario. img_mcintosh_MR78_tuner_1972

L’impressione, è supportata dal fatto che Clear Channel semi-monopolista in USA, ha acquisito un ruolo analogo in Italia con l’acquisizione nel 2004 da parte della  Clear Channel Entertainment, che si occupa di spettacoli, delle due principali agenzie italiane che organizzano  eventi live: la Milano Concerti di Roberto De Luca e la Trident Agency di Maurizio Salvadori, assumendo  il controllo sostanziale di un mercato di importanza “centrale” per i musicisti e il mondo della musica in generale, dopo la crisi del mercato del disco, quello appunto degli eventi live.

Va da sè che l’iniziale posizione di forza delle case discografiche ad utilizzare le stazioni radio come veicolo per la promozione dei propri prodotti considerati più profittevoli, si è indebolita davanti allo strapotere “economico” del network radiofonico capace di condurre una continua selezione, attraverso una valutazione che coinvolge in parallelo le stazioni principali,  a determinare settimana per settimana la Top dei brani che funzionano di più e valutati su criteri discrezionali e di “profitto”,  che estendendosi anche alla musica dal vivo, ai concerti e quindi all’altra grande forma di diffusione e promozione, è in grado di condizionare pesantemente i gusti del pubblico, e soprattutto mettere veri e propri ostacoli e veti alla musica di  artisti italiani indipendenti  escludendo   stili che coprono importanti fasce di mercato o perchè a loro “sgraditi” o perchè considerati,  magari per via di un pregiudizio, “potenzialmente” poco interessanti per il pubblico e  gli inserzionisti.

Una politica di mercato discriminante, quindi,  che circoscrive ai cantanti di scuderia la disponibilità di spazi di visibilità e promozione nei grandi media tv e radio in funzione di un regime di monopolio che in dipendenza dell’esistenza di un evidente conflitto di interessi  fatica a passare sotto silenzio e  fa gridare allo scandalo…Uno su tutti la recente “connection” Ultrasuoni -Rtl-Fascino di Maria De Filippi per cui riteniamo inutile argomentare ma che potrebbe trovare  giusta risposta nei fischi ricevuti dall’artista  “prediletta” di Maria De Filippi, Alessandra Amoroso sul campo della partita Fiorentina Napoli, nella finale di Coppa Italia, durante la sua esecuzione dell’Inno di Mameli, a parer nostro fischi molto  significativi che di certo  invitano alla riflessione …

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Inchiesta Rockol sulle radio, come nascono le playlist e altro ancora…


Rockol.it  uno dei maggiori portali di musica della rete ha pubblicato questa interessante intervista-inchiesta sulle radio e i criteri di scelta dei brani radiofonici fatta al direttore artistico di Radio Italia Solo Musica  Italiana Antonio Vandoni

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Come nascono le playlist delle emittenti radiofoniche e cosa le determina? Il gusto personale dei direttori artistici, le richieste del pubblico, l’attenzione all’audience e agli investimenti pubblicitari, i rapporti di collaborazione con le case discografiche? Sarebbero possibili, in Italia, casi come quello avvenuto di recente in Inghilterra, dove l’emittente pubblica BBC si è permessa di escludere dalla programmazione alcuni degli artisti rock più popolari del momento? 

R: In Inghilterra i dirigenti di BBC Radio 1 decino di non passare i nuovi pezzi di Muse e di Geen Day perché non li considerano all’altezza o comunque adeguati alla loro linea editoriale. Potrebbe succedere, in Italia, con Ligabue o con Vasco Rossi? Ricordi episodi analoghi?

V:Potrebbe succedere, è già successo e succederà ancora perché, fortunatamente, ogni radio ha una sua linea editoriale. E ogni editore ha un suo gusto personale che, nel caso di Radio Italia, da 32 anni coincide con quello del pubblico che la ascolta. I singoli che arrivano in radio li ascoltiamo tutti con attenzione. Perché non è detto che la proposta, anche se arriva da un grande artista, sia all’altezza di quello che si aspettano i nostri ascoltatori. Può capitare, ed è capitato, che qualche brano non venga programmato. Anche se si tratta di nomi famosi: non abbiamo pregiudizi, come non ne abbiamo nei confronti dei giovani che non consideriamo mai alla stregua di artisti di serie b. Le valutazioni cambiano da singolo a singolo, da album ad album. Stiamo molto attenti alla canzone: al suo taglio, al “tiro”, al linguaggio. Non è il nome a fare la differenza, e non è la casa discografica. Non ascoltiamo un brano con un orecchio diverso solo perché ci arriva da una major. Tutti i giorni riceviamo dai dodici ai quindici singoli e non è pensabile programmarli tutti: dobbiamo fare una scelta e l’unico criterio su cui ci basiamo è la qualità. Cerchiamo sempre di pensare con la testa dei nostri ascoltatori, e abbiamo dei parametri di riferimento imposti dalla nostra linea editoriale: la melodia italiana, il linguaggio adeguato, i temi, le argomentazioni, il momento, il mercato. In considerazione di tutti questi fattori, la decisione della BBC non mi meraviglia affatto.

R:Le case discografiche e i promoter radiofonici, d’altro canto, accusano spesso le radio di essere troppo conformiste e conservatrici, poco propense a puntare sui nuovi talenti.

V: Sicuramente non è un nostro problema. Siamo forse l’unica emittente, nel panorama italiano, a trasmettere canzoni che in radio non si sentivano da tempo e che al pubblico fa piacere ascoltare, ma al tempo stesso non siamo affatto conservatori: da un’indagine che abbiamo commissionato nel 2012 risulta anzi che siamo l’emittente più attiva nello sviluppare canzoni e artisti nuovi, anche sconosciuti. Potremmo fare una radio di vecchi successi, ed è scientificamente provato che la hit radio fa più ascolti di una radio che promuove novità. Ma la missione che si è dato il nostro editore è di guardare anche al mercato, all’industria, e di cercare di sviluppare gli artisti. Non ci interessa programmare solo oldies, stiamo attenti a cosa succede nel panorama musicale e ascoltiamo con attenzione la concorrenza per distinguerci. Già la nostra scelta editoriale, orientata solo alla musica italiana, è molto precisa. Ma anche in quell’ambito circoscritto cerchiamo di non fare quello che fanno gli altri.

R: Dunque la qualità media delle proposte che arrivano dal mercato è buona?

V: Sì, molto più di quanto fosse anni fa. Oggi la tecnologia ti permette di fare un buon disco con pochi soldi e va da sé che l’offerta in radio si è decuplicata dal momento che arrivano tante buone produzioni da ascoltare. I nuovi artisti sono tantissimi, ed è normale che gli spazi disponibili per le nuove uscite si riducano. Può darsi che con il tempo i grandi vengano surclassati dai giovani. Si registra anche un ritorno delle etichette indipendenti, imprenditori che spendono di tasca propria e rischiano in prima persona per realizzare una produzione importante a fare un prodotto di qualità. Di sicuro, in tempi di crisi nessuno pubblica un prodotto soltanto per essere sul mercato…si naviga a vista, si lavora step by step concentrandosi sulla qualità. Certo non mettiamo in onda brani che non siano distribuiti a livello nazionale, o che non siano almeno in vendita su iTunes: vogliamo che gli ascoltatori che li apprezzano abbiano la possibilità di acquistarli e vogliamo contribuire a muovere il mercato. Ci sono moltissimi artisti che si fanno il disco in casa e lo spediscono alle radio pensando di poter essere trasmessi. Ma non funziona così, c’è un aspetto commerciale da tenere in considerazione. Tutti noi operatori siamo nella stessa barca e fa bene a tutti muoversi nella stessa direzione

R: Non è, allora, che la dittatura dell’audience e degli investimenti pubblicitari abbia ridotto il ruolo della discografia trasformandola da partner essenziale a semplice fornitore di “contenuti”?

V: Siamo e restiamo dei partner. Si è perso un po’ il ruolo promozionale puro che la radio aveva un tempo e oggi il sistema funziona come una catena: muoversi nella stessa direzione fa bene al mercato. Ma noi non vogliamo essere arbitri della situazione sotto il profilo artistico e produttivo. Riprendiamoci i vecchi ruoli e diamo a ognuno la piena responsabilità del proprio lavoro. Non ci assumiamo il compito di essere i direttori artistici di una casa discografica: ci fossero ancora, non saremmo qui per sostituirli.

R: Però intanto proprio Radio Italia, insieme a RTL e a RDS, si è creata un’etichetta discografica. Le case tradizionali non l’hanno presa bene: non sorge un conflitto di interessi?

V: Si potrebbe parlare di conflitto di interessi se la nostra fosse una produzione massiccia che assorbe tre quarti della programmazione della radio. Invece, in realtà, noi lavoriamo solo con i Modà anche se sono tantissimi gli artisti che si sono proposti a Ultrasuoni. Un solo prodotto sui trecento che promuoviamo in un anno è davvero poca cosa. Dove sta il problema? Il nostro lavoro è un altro, facciamo gli editori radiofonici.

R: Per anni si è parlato di scelte di programmazione influenzate da regalie, favori, punti di royalty, coedizioni. Tutto falso, tutto superato?

V: Ci sono casi e casi. Non entro nel merito di situazioni che configurerebbero un reato di corruzione, ma da noi certamente situazioni del genere non si sono mai verificate. Su Radio Italia e Radio Italia TV i passaggi non si pagano, neanche in forma indiretta. Ci riserviamo la libertà etica e intellettuale di fare le nostre scelte. Cosa facciano gli altri non lo so e non mi interessa, ma so che circolano molte favole in proposito, generate dalla frustrazione di chi non si vede passare i pezzi in radio e cerca una giustificazione. Non confondiamo le favole con la realtà.

R: La famosa “serrata” del 2010, conseguente alla lite sui diritti connessi, ha fatto scalpore. Vi ha in qualche modo dannegggiato, non trasmettere per un certo periodo i pezzi degli artisti italiani più popolari e richiesti dal pubblico?

V: No, tutt’altro: trasmettendo i vecchi brani in luogo dei nuovi abbiamo forse finito per fare più audience. E’ stato un danno molto più grave per le case discografiche. Non si comprende la ragion d’essere della radio se non le si riconosce il suo ruolo promozionale. Se la si vede come un nemico da combattere. Una guerra con la discografia è sempre stato l’ultimo dei nostri desideri.

R: Da emittente dedita esclusivamente alla musica italiana, che ne pensate della proposta, riemersa nei giorni scorsi di introdurre anche in Italia, come in Francia, “quote” nella programmazione radiofonica a tutela del repertorio di origine nazionale?

V: E’ anni che se ne parla. E avendo sposato da trentadue anni la linea editoriale che ci caratterizza, saremmo felicissimi che venissero adottati provvedimenti finalizzati al rispetto del patrimonio musicale nazionale.

R: Anche se in questo modo Radio Italia rischierebbe di perdere la sua specificità e che altri vengano a metterle i bastoni tra le ruote?

V: Indubbiamente aumenterebbe il numero di competitor. Non dimentichiamo però che in questi anni in tanti hanno provato ad imitare la nostra formula: col tempo siamo rimasti leader mentre altri hanno dovuto spostarsi su una programmazione ibrida trasmettendo anche musica straniera. Al di là del nostro portafoglio e dei nostri interessi, ripeto, vedremmo con favore l’introduzione di una legge che protegga la musica italiana in radio. Le nostre carte ci piace giocarcele sul campo.

[Fonte: Rockol.it]