film

CS_”Zack, cane eroe” arriva in prima visione


L’orrore della guerra e il coraggio di un cucciolo

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Mercoledì 25 gennaio,  alla vigilia del Giornata  della Memoria, su Rai 1 alle 21.25 arriva in prima visione “Zack, cane eroe”.
Quando la specie umana dà il peggio di sé, la salvezza può arrivare da un fedele amico a quattro zampe. Siamo a Berlino, durante la Seconda guerra mondiale e al culmine della persecuzione razziale nazista. Le famiglie ebree vengono deportate verso i campi di sterminio e fra queste c’è anche quella del piccolo Joshua. Un ufficiale delle SS si prende il suo cane e lo addestra alla sorveglianza dei prigionieri. Ma un giorno, nel campo di concentramento, Zack riconosce Joshua e lo aiuterà nei suoi intenti di fuga.
La convivenza di due temi in contrasto come l’orrore dei campi di sterminio e l’amore per gli animali non è impresa facile da realizzare al cinema. Ci è riuscita Lynn Roth, sensibile regista non nuova a questi temi, con il suo “Zack, cane eroe”, tratto dal romanzo israeliano “The jewish dog” che ha ottenuto un enorme successo nel suo Paese. Il giovanissimo August Maturo è misurato e commovente nell’interpretare il ragazzino deportato e stempera, almeno in parte, il tono cupo e inevitabile nella rappresentazione di una tragedia come l’Olocausto.

“Zack, cane eroe” (Sheperd: The Story of a Jewish Dog, Usa, 2019). Regia di Lynn Roth, con Ayelet Zurer, August Maturo, Ken Duken, Levente Molnár.

CS_”Pattini d’argento”


In prima tv da un romanzo di Mary Mapes Dodge

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Una romantica e appassionante storia d’amore che sfida, oltre al ghiaccio, le barriere sociali: è il film russo “Pattini d’argento”, in onda martedì 3 gennaio alle 21.25 su Rai 1. San Pietroburgo, Natale del 1899. La città a causa del freddo inverno si è trasformata in un paesaggio da fiaba, l’acqua e i fiumi si sono congelati trasformandosi in strade di ghiaccio lungo le quali si può pattinare. Il giovane Matvej lavora come fattorino per una panetteria della città. Umile e onesto, la sua unica ricchezza sono un paio di pattini d’argento che ha ereditato dal padre. Quando viene ingiustamente licenziato, non gli resta che unirsi ad una banda di borseggiatori che compiono il loro furti pattinando. Una notte, per scommessa, Matvej entra nella proprietà di un importante ufficiale: lì vive Alisa, figlia del ministro, infelice per la rigidità delle regole imposte dal padre. Alisa sogna di diventare una scienziata e anche in questo contravviene ai desideri della sua famiglia. L’incontro con Matvej è destinato a cambiare il destino di entrambi. Il film è tratto da un romanzo molto popolare nell’Ottocento, della scrittrice Mary Mapes Dodge: l’ambientazione del libro era nei Paesi Bassi, ma è stata trasferita in Russia dai produttori di questa versione, che ne hanno fatto un vero e proprio kolossal d’oltrecortina. Oltre al libro della Dodge, il film è dichiaratamente ispirato anche a un capolavoro di Shakespeare “Romeo e Giulietta”. La regia è di Michael Lockshin e gli attori protagonisti sono Fedor Fedotov e Sonya Priss. 

CS_Su Canale 5 la seconda stagione di “Sissi”



Pop star e influencer del suo tempo, Sissi – la leggendaria sovrana dell’Impero Austro-Ungarico – è un’icona che – da Lady D e Charlène di Monaco, da Soraya a Sua Maestà Imperiale Masako, fino ad arrivare alla capricciosa Duchessa di Sussex – sembra avere fatto molti proseliti. 
Dal primo film muto del 1920 alla serie in onda in prima visione esclusiva e assoluta – con l’attesissima seconda stagione – in onda il 28, 29 dicembre e 4 gennaio su Canale 5, la vita di Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach presso la corte di Vienna continua a essere una grande fonte di ispirazione (nel solo 2022 sono usciti The Empress, su Netflix, e Corsage al cinema).

Il serial che ne racconta la storia – in chiave moderna, avvalendosi di grandi budget e girata on field tra Baviera e Baltico – è quella che vede protagonisti due giovani amanti, combattuti tra desideri personali e lotte di potere politico. Una rilettura pensata per una nuova generazione di spettatori, molto più vicina alla reale figura storica di Sissi, con scene ricche di passione e azione, tra location magnifiche, costumi e acconciature sontuosi e, al centro, l’amore matto e disperatissimo tra Sissi e Franz. 

La donna più bella d’Europa – cupa e irrequieta, vittima di nevrosi, ossessioni e pensieri depressivi, sfiorò l’anoressia senza mai riuscire ad accettarsi fino in fondo – combatte i crudeli dettami di corte e per i suoi ideali. L’Imperatrice Elisabetta sceglie l’amore e coltiva con energia le proprie passioni e inclinazioni, e vive con dolore le nefandezze cui è chiamata alla corte di Vienna. E Franz, a sua volta, dietro la facciata di rigoroso sovrano dell’Impero Austro-Ungarico cela un turbinio di emozioni e sentimenti.

L’attrice svizzero-americana Dominique Devenport e il tedesco Jannik Schümann si sono mostrati perfetti per interpretare la coppia reale asburgica. Sempre più di rilievo, inoltre, in questa stagione, la figura impersonata da Giovanni Funiati, quella del Conte Gyula Andrássy. Storicamente condannato a morte dal Kaiser Franz, poi salvato da Sissi, diventerà il Primo Ministro ungherese. 
Nato a Gottinga nel 1991, cresciuto tra Italia, Francia e Germania, Funiati si è formato all’Accademia Statale di Musica e Arte Drammatica di Stoccarda, poi si è dedicato al teatro, al cinema e alla TV (tra cui, Francesco, di Liliana Cavani e Il Paradiso delle Signore).


Nata Duchessa, in Baviera, Elisabetta è stata uccisa a Ginevra, il 10 settembre 1898, a 60 anni, dall’anarchico Luigi Lucheni. L’uomo, al commissario che lo interrogava, dichiarò di averlo fatto «perché sono anarchico. Perché sono povero. Perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi».


La voce italiana di Dominique Devenport – Giorgia Brunori – è tra le nominate al prestigioso premio Anello d’Oro 2022 per la categoria Televisione – Miglior Voce Femminile, dalla Giuria del Festival Internazionale del Doppiaggio Voci nell’Ombra. La serata d’onore del Festival, in cui sarà decretata la vincitrice è domenica 4 dicembre, dalle ore 18.00, al Palazzo Ducale di Genova, nella Sala del Maggior Consiglio.


Beta Film è il distributore mondiale di Sisi. La serie è prodotta da Story House Pictures e Satel Film. Co-produttori, Heinrich Ambrosch e Bettina Kuhn. Showrunner Andreas Gutzeit, con Robert Krause e Ela Hell. Sven Bohse è incaricato della regia. Consulenti storici, Thomas e Philipp Ilming. Hauke Bartel è il produttore esecutivo RTL, con Markus Böhlke e Sylke Poensgen. Sissi ha ricevuto il supporto dalla FFA German Federal Film Board e dalla FFF Bavarian Film and Television Fund.

CS_”Prossima fermata, Natale”


L’amore, un treno, e un viaggio nel tempo 

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Tra magia natalizia e viaggi nel tempo: è il film di Dustin Rikert, con Lindsy Fonseca, “Prossima fermata, Natale”, in onda martedì 27 dicembre alle 21.20 su Rai 2, in prima visione assoluta.
La vita e le scelte di Angie sono state sempre improntate alla crescita professionale e al successo nel lavoro. La donna è diventata un chirurgo importante a New York, sacrificando però il lato amoroso della sua esistenza: nel momento di tornare a casa per trascorrere le feste con la sua famiglia d’origine, Angie comincia a chiedersi come sarebbero andate le cose se avesse deciso di sposare il suo ex ragazzo, Tyler, che nel frattempo è diventato famoso. Ma siamo a Natale, e il treno per casa la trasporterà magicamente nel passato, un passato nel quale Angie ha la possibilità di cambiare tutta la sua vita e scoprire che cosa (e chi) sia veramente importante per lei.
Il bivio fra vita amorosa e vita professionale è un grande classico dei film natalizi, qui interpretato con garbo da un gruppo di attori affiatati e in un’ambientazione fantastica e avvolgente. E il tema del viaggio nel tempo sembra aver intrigato particolarmente l’ufficio casting di questo film, nel quale ai giovani e pur bravi protagonisti del film sono affiancati Lea Thompson e Christopher Lloyd, cioè i due attori che insieme a Michael J. Fox hanno interpretato il più grande classico cinematografico sui viaggi nel tempo, “Ritorno al futuro”. 

CS_”Incastrati”


Un omicidio, due amici capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato e tanti malintesi che li porteranno in situazioni surreali. Questo il mix di ingredienti, tra comicità e genere crime, della serie Netflix “INCASTRATI” che sarà in onda su Canale 5, per due prime serate, il 7 e 8 dicembre 2022.
Scritta, diretta e interpretata da Salvo Ficarra e Valentino Picone, che per la prima volta si cimentano con la serialità, “INCASTRATI” è prodotta da Attilio De Razza per Tramp Limited ed è interamente girata in Sicilia.
“INCASTRATI” è una serie comedy in 6 episodi, raccolti in due appuntamenti per la rete ammiraglia  di Mediaset che, attraverso il linguaggio e l’ironia tipici di Ficarra & Picone, racconta, in perfetto stile commedia degli equivoci, una vicenda criminosa. Al centro della storia due amici che rimangono coinvolti nelle vicende di un omicidio eccellente. Cercando di scappare dalla scena del crimine, i due si mettono sempre più nei guai in un crescendo di eventi che li porterà addirittura a dover fare i conti con la mafia. 
Nel cast, oltre a Salvo Ficarra (Salvo) e Valentino Picone (Valentino), Marianna di Martino (Agata Scalia), Anna Favella (Ester), Tony Sperandeo (Tonino Macaluso, detto “Cosa Inutile”), Maurizio Marchetti (Portiere Martorana), Mary Cipolla (Signora Antonietta), Domenico Centamore (Don Lorenzo, detto “Primo Sale”) e Sergio Friscia (Sergione). 

La serie vede tra gli scrittori anche Fabrizio Testini, Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli.  Tra i produttori Nicola Picone per Tramp Limited. 

CS_”Pelè”


Mercoledì 21 settembre, in prima serata su Canale 5, appuntamento con “Pelè”, film biografico del 2016 scritto e diretto dai fratelli Jeff e Michael Zimbalist, incentrato sulla vita dell’ex fuoriclasse brasiliano.

La storia del calciatore Edson Arantes do Nascimento, divenuto celebre in tutto il mondo come Pelé, dall’infanzia difficile nelle favelas di San Paolo fino alla vittoria ai mondiali del 1958.

LO SAPEVATE CHE:

Nell’adattamento italiano del film, si è deciso di far doppiare il cronista della finale del 1958 da un vero cronista sportivo (trattasi di Bruno Pizzul).

In un cameo del pubblico appare anche Luca Toni.

Seu Jorge, uno degli attori del film, nella vita è in realtà un cantante molto noto di bossanova.

Cast: Kevin de Paula, Leonardo Lima Carvalho e Seu Jorge.

redazione

CS_”Grease”


Martedì 9 agosto, in prima serata, Italia 1 ricorda l’attrice Olivia Newton-John, scomparsa ieri all’età di 73 anni, mandando in onda “Grease”, il musical cult che l’ha resa celebre insieme a John Travolta.

Nel corso delle vacanze estive, Danny ha conosciuto Sandy, una brava ragazza australiana con la quale ha vissuto una profonda storia d’amore. Al rientro a scuola Danny trova con grande sorpresa Sandy, che si è trasferita nella cittadina americana con la famiglia, ma il ragazzo, per far vedere ai suoi amici che è un duro non la calcola lasciando Sandy in lacrime.

LO SAPEVATE CHE:

Inizialmente la parte di John Travolta fu affidata ad Henry Winkler, Fonzie in Happy Days.

La sorella maggiore di John Travolta, Ellen Travolta, appare nel musical nella scena in cui le cameriere del Frozen Palace guardano in tv la diretta del ballo della scuola.

Con un budget di soli 6 milioni di dollari, il film arrivò a incassarne oltre 394 in tutto il mondo.

Cast: John Travolta, Olivia Newton-John, Stockard Channing, Jeff Conaway, Didi Conn

redazione

CS_PINK FLOYD  Il film ”The wall” di Alan Parker, la pellicola più iconica della storia del rock, compie 40 anni


Il 14 luglio del 1982, al Leicester Square Empire Theatre di Londra, veniva presentato il film ”Pink Floyd – The Wall” di Alan Parker, trasposizione cinematografica dell’omonimo concept album della band, datato 1979, che quest’anno compie quarant’anni. “A dire il vero, non avrei mai dovuto fare questo film”, aveva raccontato il regista nelle note stampa che accompagnarono l’uscita della pellicola. Anche se a distanza di anni ha ammesso di esserne “molto orgoglioso”: in un’intervista per Classic Rock, Parker ha aggiunto che “la realizzazione del film era stato un esercizio troppo miserabile per me per ottenere il piacere di guardare indietro”. Gli anni successivi hanno alleviato un po’ la sua sofferenza, ma non hanno mai tinteggiato di rosa i ricordi di quell’esperienza: “Quando vado ai festival cinematografici e mostrano i miei film, includono sempre ”The Wall” e la sala si riempie. Così mi sembra strano dire che ho odiato realizzarlo. Mi sono ammorbidito un po’ e dico che è stato un periodo tormentato, ma altamente creativo. Da non ripetere”, ha commentato Parker.

La causa principale dei suoi tormenti fu l’avere a che fare con due artisti riluttanti al compromesso. Roger Waters e il fumettista Gerald Scarfe avevano creato lo stravagante spettacolo teatrale dedicato all’album e avevano lavorato insieme alle idee per il film, prima che Parker fosse chiamato a dirigerlo. La collaborazione si rivelò altrettanto stressante per Waters, che nel DVD del documentario sul film del 1999, aveva sottolineato che “ci sono stati gravi scontri in termini di stili e filosofia”, e che lui, Scarfe e Parker erano tutti abituati a fare a modo loro e trovavano difficile scendere a compromessi. Una valutazione condivisa appieno da Parker: “Sì, penso che sia vero. Tre megalomani in una stanza; è incredibile che abbiamo ottenuto qualcosa”. In più, a suo parere “era persino impossibile salutare Waters, senza diventare polemico”. Tuttavia, per il regista, un autoproclamato fan dei Pink Floyd fin dai tempi di ”A Saucerful Of Secrets”, l’opportunità di lavorare con il gruppo, è stata interessante. Il regista inglese, già in auge a Hollywood, grazie ad un impressionante numero di film di successo, (tra cui ”Bugsy Malone”, ”Midnight Express” e ”Fame – Saranno famosi”), stava per iniziare le riprese di ”Shoot The Moon” a San Francisco, con Diane Keaton e Albert Finney, quando una conversazione casuale con il dirigente della EMI, Bob Mercer, lo portò a conoscere Waters. “Durante il nostro primo incontro fu subito ovvio che Roger non fosse la tipica rockstar sballata. Quando ci siamo seduti nella sua cucina per parlare della storia del pezzo, mi illustrò l’evoluzione del lavoro, con frammenti di nastri demo originali, che aveva realizzato da solo. Questi erano crudi e arrabbiati: l’urlo primordiale di Roger, che ancora oggi rimane al centro del brano”, ha dichiarato Parker.

In questa fase della sua vita, concentrato sul suo nuovo progetto, Parker non aveva alcuna intenzione di dirigere il film, anche se “Roger era molto persuasivo”. Quando gli fu chiesto, perché pensava che Waters volesse che lo facesse, Parker rispose con incertezza: “Nessuna idea. Forse gli è piaciuto ”Midnight Express”. Dave Gilmour una volta si riferì alla pellicola come al mio ”Dark Side Of The Moon”, e fu molto lusinghiero”. Mentre il regista era a San Francisco per le riprese del suo nuovo film, ricevette una chiamata da Waters che gli proponeva di produrre il film. “L’idea mi piaceva, perché mi permetteva di essere coinvolto in un progetto su cui nutrivo grandi speranze, senza dover sudare il sangue che si butta nella regia”, ha raccontato. Per avere un’idea del compito che l’aspettava, Parker partì per la Germania, con Michael Seresin (suo cameraman di lunga data); voleva vedere i Pink Floyd suonare ”The Wall” dal vivo. “Era impossibile non rimanere impressionati dall’immensità dell’esibizione”, ha ricordato il regista. “Il concerto fu probabilmente più grandioso e ambizioso di quanto in quel genere non fosse mai stato realizzato prima; uno spettacolo gigantesco, infuriato di Punch e Judy”.

Paragonandolo ad un colossale spettacolo di marionette (forse non proprio come Roger Waters vedeva la sua tormentata, alienante storia semi-autobiografica), Parker ne era rimasto chiaramente entusiasta. In particolare era stato colpito dall’inquietante animazione di Scarfe e dall’impatto che la memorabile sequenza che coinvolgeva i fiori copulanti aveva avuto sul pubblico. Parker ha riconosciuto che la potente combinazione della musica dal vivo, l’animazione proiettata sui grandi schermi del trittico e la costruzione del vasto muro che attraversava il palcoscenico “ha creato una sensazione teatrale che sarebbe stato difficile migliorare nei limiti di un normale schermo in una sala cinematografica”, colpito anche dal fatto che “tutto era dominato dal controllo quasi demoniaco di Roger sull’intero progetto. Nel backstage durante i concerti c’erano quattro roulotte in una piazza, una per ogni Floyd. Tre erano rivolte verso l’interno, verso un’area comune per chiacchierare e bere insieme; quella di Roger era rivolta verso l’esterno, con l’ingresso lontano da tutti gli altri”.

Concluse le riprese di ”Shoot The Moon”, Parker tornò a Londra e iniziò a lavorare con Waters e Scarfe allo sviluppo della sceneggiatura dell’autore. “Non era il caso che Rogers scrivesse la storia”, ha dichiarato Parker, “si trattava di approfondire la sua psiche per trovare verità personali; ero più interessato alla finzione cinematografica”. L’intenzione originale era stata quella di includere i filmati dei concerti di ”The Wall”, ma i tentativi di girare cinque live a Earl’s Court si erano rivelati tutti disastrosi. “Michael (Seresy) e Gerry (Scarfe) – ai quali era stata affidata la regia del film – non hanno fatto i registi o addirittura non si sono resi conto di cosa dovessero fare esattamente”, ha osservato Parker. “Per quanto mi riguarda, sono stato piuttosto inutile come regista impotente e ancor meno utile come produttore usurpatore e ho iniziato a fumare a catena per la prima volta nella mia vita”. Di conseguenza, Parker accettò di assumere il ruolo di regista e l’intero concetto della pellicola venne cambiato. L’idea di includere i filmati dei concerti fu abbandonata, così, senza l’apparizione degli altri tre membri dei Pink Floyd – David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason – si decise che Waters non dovesse più interpretare il personaggio centrale del film, Pink. Nonostante la sua natura ossessiva, curiosamente non fu difficile per Parker convincerlo a rinunciare al ruolo: “Era abbastanza freddo a riguardo. Non è stupido. Dopotutto non aveva alcuna aspirazione ad essere Laurence Olivier”. Parker era indifferente alla recitazione di Waters, il quale per lui era “più vicino ad Albert Speer che ad Albert Finney”.

Cominciò così la ricerca di un sostituto adatto per il ruolo di Pink; e, colpito dalla performance di Bob Geldof nel video di ”I Don’t Like Mondays” dei Boomtown Rats, il regista si avvicinò al cantante (che confessò di non essere un grande fan dei Pink Floyd), e lo invitò a fare un provino. Parker rimase impressionato dalla prova di recitazione. Si trattava quindi soltanto di ottenere l’approvazione di Waters. In più, temendo che Geldof non fosse in grado di cantare le canzoni, il regista avanzò l’ipotesi che avrebbe potuto semplicemente parlare con la voce di Waters. “Alan convinse Roger che Bob era l’uomo giusto per Pink e che avrebbe dovuto registrare nuovamente le canzoni”, aveva spiegato nel documentario il produttore del film, Alan Marshall. Le riprese iniziarono il 7 settembre 1981, con Parker che lottava per dare un senso alla storia che stava raccontando, scontrandosi al tempo stesso con il suo creatore; e terminarono, dopo 61 lunghe e faticose giornate, 977 scatti, 4.885 ciak e 350.000 metri di pellicola. In più c’erano più di 15 minuti di animazione di Scarfe, con oltre 10.000 disegni. Ci vollero otto mesi per completare il gigantesco lavoro di montaggio e riassumerlo in 99 minuti, prima che “Pink Floyd – The Wall” debuttasse fuori concorso al Festival di Cannes nel 1982. Due camion carichi del sistema di amplificazione per concerti del gruppo furono trasportati dall’Inghilterra per potenziare l’impianto audio del Palais.

Parker ricorda ancora la proiezione come “un’esperienza magnifica”. La combinazione fra il suono assordante e le potenti immagini del film ebbe un grosso impatto sul pubblico del Festival, tra cui alcune celebrità di spicco: “Stephen Spielberg si alzò alla fine e si inchinò educatamente verso di me”, ha raccontato Parker. “Poi si avvicinò al suo vicino, Terry Semel, il direttore dello studio della Warner Brothers, dicendo chiaramente: Che cazzo era quello?”. Una domanda che molti si sono posti nel corso degli anni. “È un miscuglio, un amalgama di idee folli di Roger Waters”, ha aggiunto Parker. “Penso che sia l’unica persona al mondo a sapere di cosa si tratti. Sono sicuro che la maggior parte di noi non lo sappia. Pensavamo tutti che fosse un mucchio di cose vecchie, in realtà. Penso che sia un film interessante, ma penso anche che fosse pretenzioso illudersi di sapere quello che stavamo facendo. Ma forse Roger l’ha fatto. Il resto di noi ha improvvisato tutto, mentre andavamo avanti”. Negli anni, è saltato fuori che anche l’uomo la cui idea originale era alla base di tutto, rimase incerto di fronte al risultato. “Sono confuso”, ha ammesso Waters nel documentario. E dal suo punto di vista il film è “profondamente difettoso, perché non si ride. Sono due ore piuttosto tristi”. Nonostante lo smarrimento e la sofferenza legati al film, Parker oggi ritiene che i suoi aspetti pionieristici abbiano resistito piuttosto bene: “Gli effetti speciali e le tecniche di animazione sarebbero probabilmente più sofisticati al giorno d’oggi, ma nel complesso ”Pink Floyd – The Wall” resiste ancora alla prova del tempo”, ha concluso. (Virgin Radio)

CS_”La scuola più bella del mondo”


Domenica 17 luglio, in prima serata su Retequattro, appuntamento con “La scuola più bella del mondo”, commedia diretta da Luca Miniero.

A causa di un errore, gli studenti di una scalcinata scuola di Acerra vengono mandati in un istituto toscano come ospiti, al posto di un gruppo di bambini africani. Segue una serie di incomprensioni e difficoltà che vengono lentamente appianate nel nome dell’amore.

LO SAPEVATE CHE:

De Sica sul set è ingrassato di ben 9 kg.

Gran parte delle riprese sono state effettuate a Montepulciano (nel film chiamato San Quirico d’Orcia), Bagno Vignoni, a Radicofani e a Pienza.

Luca Miniero ha affermato di aver voluto fortemente le musiche dei 99 Posse perchè il gruppo suonava alla sua Università.

Cast: Christian De Sica, Rocco Papaleo, Angela Finocchiaro e Miriam Leone

CS_ROOM


Domenica 3 luglio, in prima serata su Canale 5 arriva il film “Room” diretto dal regista irlandese Lenny Abrahamson con Brie LarsonMegan ParkWilliam H. MacyJacob Tremblay, Joan AllenSean Bridgers.

Joy, una giovane e affascinante ragazza, viene rapita da uno sconosciuto – un uomo che verrà poi chiamato Old Nick – che, dopo averla rinchiusa in una casa isolata, abusa più volte di lei, lasciandola nel corso di questi rapporti incinta. La storia inizia il giorno del quinto compleanno di Nick, il figlio di Joy, un bambino che non ha mai visto il mondo esterno, costretto a vivere in una fredda baracca insieme a sua madre. Per loro è severamente vietato uscire dalla stanza, la cui porta è chiusa con un codice di sicurezza. Ma Joy non vuole più vivere nella paura e vuole salvare la vita di suo figlio, così architetta un piano ingegnoso. 

LO SAPEVATE CHE…

La pellicola Room è ispirata alla storia vera raccontata nel romanzo di Emma Donoghue ‘Stanza, letto, armadio, specchio’: nella cittadina austriaca di Amsetten avviene un drammatico episodio di cronaca nera, fatto che verrà poi ricordato come il caso Fritzl.
Il film è stato candidato a quattro premi Oscar, tra cui miglior film, vincendone solo uno a favore della miglior attrice protagonista, ovvero Brie Larson.
Brie Larson ha vissuto un mese isolata in camera sua, senza telefono né internet. Lo scopo era sperimentare come si dovesse sentire il suo personaggio durante la prigionia.
Il piccolo attore Jacob Tremblay, che interpreta Jack nel film, in realtà aveva otto anni al tempo delle riprese.

Redazione